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Insegnamento del Reverendo Genshu Imamura Sokan a Shin-nyo-ji

Firenze 21/04/2005 (vedi Incontri - album fotografico)

Durante lo Zazen Shin-nyo san ha fatto un discorso importante e serio sul concetto del rigore nella nostra Pratica quotidiana.
Questo mi ha riportato alla mente le parole di un Antico Patriarca cinese:

'Gentile verso gli altri, come il vento primaverile, severo verso se stesso, come il freddo invernale'.


Il rigore interiore emerge alla superficie, ma non è qualcosa che nasce fuori da noi.
All'inizio il rigore ci proviene dall'esterno: è un'autodisciplina che ci diamo nella Pratica, che ci aiuta nel nostro cammino spirituale.
Con il passare del tempo, continuando a praticare Zazen, si trova una Via corretta e così il rigore esce naturalmente da dentro di noi.
Più si prosegue nella Via meno il rigore proviene dall'esterno.
Questo vale per tutte le religioni. In questi giorni abbiamo sentito il racconto della vita di Giovanni Paolo II: una persona di grande dirittura e rigore interiore che ha sempre dimostrato sentimenti di grazia sollecita verso l'esterno. Ecco una persona che ha cercato di esprimere la Via fino all'ultimo.
Nel continuare la Pratica vi esorto a levigare grazia, simpatia e gentilezza verso gli altri. Il rigore spirituale dentro voi stessi deve esprimersi in un atteggiamento amorevole verso gli altri.
Ci sono tanti altri insegnamenti difficili ma lo Zazen supera ogni logica, lo Zazen è una Pratica con cui si ricerca l'Umanità.

Genshu Imamura Roshi

Lettera di Shin-nyo al Sangha dopo la visita del Reverendo Genshu Imamura Sokan

All'indomani della visita a Shin-nyo-ji del Reverendo Imamura Roshi, Direttore Generale dell'Ufficio Buddhismo Soto Europeo, desidero ricordare con voi la pienezza dell'incontro vissuto insieme in Zazen ieri sera.

Al Tempio si respirava armonia e unione. Il Sangha compatto, attento, partecipe, affiatato, ma non intimo, esprimeva la sua realtà di Famiglia Spirituale che si è consolidata e sviluppata in anni di Pratica insieme.

Con grande rispetto mi inchino al vostro impegno di praticanti laici che con serietà e determinazione, attraverso e oltre il turbinio delle proprie esistenze, mantengono ferma la loro dedizione al cammino di ricerca che hanno intrapreso.

L'esperienza dell'incontro con Imamura Roshi è stato per noi un banco di prova che ha collaudato la nostra realtà di Pratica, il nostro comune intendimento, il nostro Retto sforzo nel realizzare la Via di un Sangha vivace e creativo, capace di affrontare confronti e esami di qualsiasi entità, proprio perché consapevole della propria forza derivante da un continuo, lento, armonico camminare insieme con amore, compassione e umiltà, senza giudizi e senza competizione.

Un lento progredire insieme, passo dopo passo, come in kin-hin, che da una parte ci fa incontrare, ci mette davanti ai nostri limiti, alle nostre illusioni, ai nostri attaccamenti, e dall'altra ci dona il conforto di essere Uno con gli altri praticanti seduti accanto a noi, Uno con l'intero Universo.

Un sentimento di solidarietà nel riconoscerci sulla medesima Via del Buddha, che fa scattare in noi la molla del "servizio" al di là delle nostre difficoltà caratteriali. Un sentimento di espansione che ci unisce nella nostra individuale unicità.

E ieri sera veramente ho sentito forte questo nostro essere Sangha, ciascuno seduto sul proprio zafu e sulla propria vita e al tempo stesso ciascuno testimone corale della Pratica comune che portiamo avanti al Centro Zen Firenze Shin-nyo-ji.

Vi confesso che questo "spirito di corpo" che aleggiava nel Tempio si è espanso nel mio cuore regalandomi la percezione tangibile del lavoro svolto onestamente in questi lunghi anni insieme con stima e rispetto reciproco, uniti in un amorevole rapporto di fiducia gli uni verso gli altri, sulla Via del Buddha.

Iten Shin-nyo

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