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Partecipazione del Tempio Shin-nyo-ji a Terrafutura 2006 a Firenze

Fortezza Da Basso - 31 Marzo 1-2 Aprile 2006 (vedi Incontri - album fotografico)

Insieme per la Pace

Spazio di spiritualità, meditazione e preghiera interreligiosa

La Via della Pace è l'unica possibile per intravedere un futuro animato di speranza, E' un cammino che ciascun individuo interessato al progredire dell'umanità intraprende a livello personale.

Solo se la Pace metterà radice nel profondo del cuore potrà essere irraggiata.

Aprirsi alla speranza, riacquistare fiducia e diventare testimoni della Pace significa in primo luogo condividere un movimento che riconosce dignità e giustizia per ogni essere vivente.

L'appello "Insieme per la Pace" è un invito a coinvolgere individui e istituzioni per diffondere capillarmente una rinascita collettiva.

Negli anni la città di Firenze ha espresso una lunga tradizione di Pace, attraverso uomini e donne che si sono impegnati e che hanno fatto germogliare attività ed aperture per fare nascere un futuro migliore.

In questo territorio, così fertile, tra le varie iniziative, da alcuni anni si sono svolti incontri periodici tra diverse culture e tradizioni spirituali organizzati da rappresentanti di varie associazioni.

Questo silenzioso incontro tra mondi lontani è stato guida nel 2005 ai tre giorni di spiritualità organizzati alla rassegna "Terra Futura" dall'Associazione Un Tempio per la Pace.

L'Associazione, che si impegna da anni per creare eventi di dialogo sul cammino della Pace, ha raccolto e si è unita all'esperienza di altre associazioni per ripresentarsi anche quest'anno alla rassegna "Terra Futura" per dare un senso di continuità e di forte impegno per essere testimoni di Pace nella nostra città di Firenze.

Intervento del monaco Shin-nyo a Terra Futura

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti in questo spazio di Meditazione Interreligiosa.
Siamo riconoscenti a Marco Romoli del Tempio per la Pace per aver permesso anche quest'anno la realizzazione di questo luogo riservato all'Incontro tra le varie Tradizioni e Credo religiosi. Marco ha chiesto ai relatori laddove possibile di sviluppare un argomento sulla Pace, ciascuno dal proprio punto di vista.
Sono Anna Maria Shin-nyo monaco Zen nella Tradizione Soto giapponese e per quanto riguarda la nostra area di buddhismo Zen cercherò di soddisfare alla richiesta di Marco parlando con voi del concetto dell'Universalità della vita e delle implicazioni naturalmente ad esso connesse, come veicolo di un cammino di Pace.
La Scuola Soto Zen è stata fondata in Giappone da Eihei Dogen Zenji al ritorno dal suo viaggio in Cina, avvenuto nel 1227, dove si era recato per cercare la risposta alla sua grande domanda: "Se la natura di Buddha è presente ovunque e in ciascuno di noi, perché è necessario condurre il cammino della Via?".

Leggo adesso il capitolo 18 del testo di Dogen Zenji dal titolo "La cucina scuola della Via" (Tenzo Kyokun).

" (.) Il cuore gioioso è quello capace di rallegrarsi di quello che c'è. C'è chi pensa che l'unica cosa di cui rallegrarsi sia nascere in paradiso. Ma il paradiso, inteso come luogo di ininterrotto piacere, allontana dalla realtà: diventa condizione desiderabile in rapporto ad altre indesiderabili. Diventa attaccamento alla propria condizione felice, che presuppone indifferenza per la condizione infelice altrui, altrimenti non saremmo più felici. In quelle condizioni è impossibile risvegliarsi alla vita Universale. (.)
Noi abbiamo avuto la fortuna incommensurabile di essere nati come esseri umani, e possiamo mettere a disposizione la nostra vitalità per i nostri fratelli. (.)
Le condizioni di sofferenza, di malattia, di confusione, di sconvolgimento, che ci sono nel mondo, sono infinite: potrei essere io in una di queste situazioni. Potrei trovarmi impossibilitato a fare la mia parte, anche se volessi farla con tutte le mie forze. Se la sofferenza, in una delle sue innumerevoli forme, si impossessasse di me, io sarei preda della sofferenza.
Devo gioire di avere un corpo e uno spirito che mi permettono di fare la mia parte.
Io credo che sia normale, perché è la mia realtà: ma da un altro punto di osservazione è una fortuna che capita rarissimamente.
Questa virtù non devo farla deperire.
Devo viverla anche per tutte le mille, diecimila vite che in questo momento vivono senza potere gioire a pieno del loro essere vive. La vita è una e circola identica in ogni essere.
La mia vita abbraccia la vita intera, tutta la vita, se la vivo come via e non come capriccio. La mia preghiera è di poter vivere questo istante come il momento in cui tutte le vite si incontrano nella mia vita, e dedicarlo alla pratica: allora lego la mia vita alle infinite forme di vita e il beneficio della mia pratica si riversa su tutti. Se riesco a vedere così, allora il mio è un cuore gioioso, perché vede il bene correre e diffondersi ovunque."

In questo insegnamento di Dogen Zenji si parla principalmente dell'Universalità della vita, che è un unico sé, un Uno che si manifesta in più forme. Se nel nostro cuore riusciamo a vedere il mondo da questa ottica di globalità, di unicità, di quello che nel Buddhismo Zen viene detto: "tutto è Uno" e anche "non uno, non due", se riuscissimo veramente ad abbracciare l'Universo intero con la nostra visione di sentirci Uno con tutti gli esseri, la qualità della nostra vita cambierebbe.
Partendo da una visione non-duale, da una visione di non-giudizio, di non-preferenza, di non-barriera, come potremo mai creare un conflitto radicale?
Nel momento in cui mi predispongo con lo stato d'animo di non-conflittualità apro le porte del mio cuore all'accettazione, alla comprensione, alla compassione.
Allora tutto ciò che è diverso, tutto ciò che non è me, apparirà ai mie occhi, suonerà alle mie orecchie, non come qualcosa contro, ma semplicemente come una diversa espressione della vita Universale che come dice Dogen Zenji: " (.) E' una e circola identica in ogni essere". Questa piccola frase può essere per ciascuno di noi una profonda, infinita, chiave di lettura della nostra Via, della nostra Vita.
Il mio Maestro in Giappone allorché mi preoccupavo per la difficoltà di non parlare la sua lingua, con amorevolezza mi ha esortato a studiare i testi Zen tradotti in italiano. Soprattutto mi ha regalato questa perla, che mi permetto di trasmettervi: "Qualunque cammino stiate percorrendo o non-percorrendo, in qualunque momento della vostra vita, attraverso qualsiasi Via vi arrivi una frase che vi fa sorridere dall'interno, una frase che sembra aprirvi un mondo nuovo - provenga essa da un film, da un libro, da un discorso sentito o da un'immagine vista - fermatela e fermatevi su di essa a riflettere e a studiare per tutta la vita."
Vi accorgerete come quella medesima frase col passare del tempo, con il dipanarsi della vostra vita, assumerà un significato sempre più profondo e vi aprirà le porte della Vera Conoscenza. Il mio Maestro in Giappone mi disse che per capire lo Zen basta capire una frase che lo esprime, un concetto: "Se capirai profondamente, intimamente, anche solo poche parole, avrai compenetrato tutto lo spirito della Via".
Tempo fa un giovane amico mi scrisse: "Shin-nyo come possono non fare guerra?"
Le mie prime parole di risposta furono: "Dal momento che ti poni questa domanda, hai già fatto il primo grande passo verso una non-guerra e ti sei già messo nella predisposizione di cercare, maturare, accogliere, una condizione di armonia".
Le guerre nascono sempre dalla nostra paura di essere depauperati, privati, di qualcosa che crediamo assolutamente imprescindibile.
Se abbandoniamo le nostre paure, entrando nelle paure degli altri, cercando di capire le motivazioni degli altri, che poi altri non sono ma semplicemente un'espressione diversa del sé Universale, allora possiamo aprire la nostra mente, il nostro cuore ad un colloquio, ad una possibilità di incontro.
Per fare questo però principalmente bisogna sentire forte dentro di noi la volontà di non belligerare, imparando a vedere ogni cosa come una diversa espressione di un medesimo Uno. Quando si dice di riconoscere, abbracciare e perdonare l'Hitler che è in ciascuno di noi, è da intendere in questo senso. Questo non vuol dire, come spesso pensiamo, avvalorare il concetto che non esiste bene e male. Anche se nello Zen si dice che non c'è né bene né male, questo vuol dire soprattutto non-condannare, non-giudicare la persona e confrontarsi semplicemente con l'azione. Vuol dire anche nell'Universalità della vita tutto è presente e tutto ha una sua ragione di essere. Sicuramente un buon modo per imparare ad accettare e comprendere ciò che è diverso da noi è andare ad incontrarlo, a conoscerlo.
Gli incontri interreligiosi che stiamo portando avanti nella nostra esperienza fiorentina, per esempio, sono un buon mezzo, un mezzo opportuno, abile, un upaya come viene chiamato nel Buddhismo, per imparare a confrontarci con gli altri, per poi scoprire che hanno semplicemente una diversa modalità di espressione e di credo, ma tutti siamo fratelli sullo stesso cammino. E' singolare come ritroviamo in alcune serate d'incontro interreligioso uno stesso tema espresso sotto forme diverse dalla varie Tradizioni ma con la stessa unica radice, sia esso presentato da una religione monoteistica piuttosto che da una religione risvegliata.
Ritornando al concetto dell'Universalità della vita ripeto la frase di Dogen Zenji: "La vita è una e circola identica in ogni essere", rimandandovi al tema buddhista dell'interdipendenza, quello che viene espresso da un Maestro Zen vivente con il termine inter-essere.
Quando muoviamo verso gli altri, nel nostro incedere quotidiano, cerchiamo di non dimenticare nelle pieghe dell'Universalità della vita, il concetto del Vuoto, della Vacuità secondo il Buddhismo.
Vuoto inteso come insussistenza di un sé individuale.
Non potrei essere qui a parlare con voi se i miei genitori non mi avessero messo al mondo, se la mia vita non mi avesse portato a diventare monaco Zen, se non avessi trovato il mio Maestro in Giappone, se Marco Romoli non avesse organizzato questo spazio, se gli organizzatori di Terra Futura non ci avessero aperto gratuitamente questa Sala Ottagonale, se voi non foste venuti qui ad ascoltarci, se il nutrimento quotidiano, il sole, la luce, il lavoro di migliaia di persone non mi avessero permesso di vivere fino ad oggi.
Questo vuol dire anche che ogni mia azione, che erroneamente in generale suppongo come fine a se stessa, e che identifico come qualcosa di strettamente mio, ha ripercussione su tutti quelli che mi circondano. Quando si parla di Pace si dice sempre, frase scontata e sacrosanta: "Per volere la Pace, per realizzare veramente un mondo di Pace, ciascuno deve partire dal pacificarsi con se stesso."
Il primo percorso è purificare il proprio orticello e piantare germogli di Pace, di amore, di generosità.
Quante volte parliamo e sproloquiamo di non-rabbia, di non-violenza, di arrendevolezza, di altruismo e poi al primo momento di tensione urliamo e strilliamo, aggredendo il nostro prossimo?
Impariamo ciascuno con i propri mezzi, attraverso le proprie guide, a lavorare sulla nostra non-tolleranza, sulla nostra non-disponibilità, sulla nostra rabbia, sulla nostra non-accettazione.
Con umiltà perdonando in primis a noi stessi le nostre cadute, accettando i nostri limiti, procediamo con fiducia nel nostro cammino di ricerca di spiritualità, di amorevolezza, di compassione, senza dimenticare mai quello spirito di ringraziamento che troppo spesso mettiamo da una parte come se tutto ci fosse dovuto.
Lo stesso spirito di ringraziamento di cui parlava Dogen Zenji nel suo testo laddove diceva:

"Noi abbiamo la fortuna incommensurabile di essere nati come esseri umani e possiamo mettere a disposizione la nostra vitalità per i nostri fratelli" e ancora: "Devo gioire di avere un corpo e uno spirito che mi permetto di fare la mia parte".

Di questo dobbiamo essere profondamente grati alla vita che ci ha regalato questa grande opportunità. Dobbiamo mettere a frutto il panierino di doni con il quale siamo nati e con spirito di ringraziamento dobbiamo cercare di non sprecare il nostro tempo seguendo l'esortazione degli ultimi versi del Sandokai, il Sutra che ogni giorno viene recitato nei monasteri Soto Zen di tutto il mondo: "Vi esorto rispettosamente a studiare il mistero, non passate i vostri giorni e le vostre notti invano!".
Vorrei chiudere con le parole di Dogen Zenji tratte da un altro suo scritto, lo Shoboghenzo Ghenjokoan (La custodia della visione autentica - Divenire l'Essere) al capitolo 9.

"L'uomo che mette in atto il risveglio è come la luna che alloggia nell'acqua. La luna non si bagna, l'acqua non è lacerata. Anche se è una luce grande e vasta alloggia in poca acqua, perfino tutta la luna, perfino tutto il cielo alloggia anche nella rugiada dell'erba, alloggia anche in una goccia d'acqua. Come la luna non buca l'acqua, altrettanto non c'è lacerazione nell'uomo del risveglio. Come la goccia di rugiada non riduce la luna e il cielo così l'uomo non condiziona il risveglio (Satori). La misura dell'altezza si evidenzia nella profondità. Fare questione di tempo lungo o tempo breve: è come valutare l'ampiezza o la piccolezza del cielo e della luna, sondando la molta o poca acqua."

Dunque cerchiamo di vivere in armonia con gli altri sentendo che ciascuno di noi ha il suo giusto posto in cui tutto è compreso e tutto è contemplato, in cui tutto si intesse armoniosamente in un unico disegno, in un'unica tela, che è la Realtà manifesta del vivere Universale.
Riflettendo sulle parole di Dogen Zenji che abbiamo appena letto da cui si evince che anche nel momento del risveglio la nostra vita rimane così com'è, seguendo lo spirito del Bodhisattva Mahayana, da subito adoperiamoci al meglio per una Via di Pace. "Come la luna non buca l'acqua altrettanto non c'è lacerazione nell'uomo del risveglio", dunque non aspettiamo di essere risvegliati, di aver capito il senso della nostra esistenza, di essere migliori, per alimentare in noi ed intorno a noi semi di Pace.

Iten Shin-nyo

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