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Rohatsu a Shinnyo-ji

7-8 dicembre 2008 (vedi Incontri - album fotografico)

Indice

Lettura della Notte di Rohatsu 2008
da "La vita di Siddhartha il Buddha" scritta da Thich Nhat Hanh

La stella del mattino

Grazie alla presenza mentale, la mente, il corpo e il respiro di Siddhatha erano perfettamente unificati. La pratica della presenza mentale l'aveva reso capace di sviluppare grandi poteri di concentrazione che ora poteva usare per illuminare di consapevolezza corpo e mente. Entrato in meditazione profonda iniziò a percepire la presenza di infiniti altri esseri, nel momento presente, entro il suo stesso corpo. Esseri organici ed inorganici, minerali, muschi ed erbe, insetti, animali e persone... tutti erano dentro di lui. Vide che gli altri, in quel preciso momento, erano lui stesso. Vide le proprie vite passate, con tutte le nascite e le morti. Assistette alla creazione e alla distruzione di migliaia di mondi e di migliaia di stelle. Provò le gioie e le pene di tutti gli esseri viventi, di quelli nati da un grembo, nati da un uovo e nati dalla scissione, dividendosi in due creature nuove. Vide che ogni cellula del proprio corpo conteneva tutto ciò che è nel cielo e sulla terra, abbracciando insieme il passato, il presente e il futuro. Era la prima veglia della notte.
Gautama si calò ancora più profondamente nella meditazione. Vide come i innumerevoli mondi nascono e muoiono, come vengono creati o distrutti. Vide gli esseri innumerevoli passare attraverso nascite e morti incalcolabili. Vide che le nascite e le morti non sono che apparenze, e non la realtà, così come milioni di onde sia alzano senza posa dalla superficie dell'oceano e vi sprofondano, mentre l'oceano è al di là di nascite e morte. Se le onde potessero comprendere di essere anch'esse acqua, trascenderebbero la vita e la morte e raggiungerebbero la pace interiore, superando tutte le paure. Tale comprensione gli consentì di trascendere la rete della nascita e della morte e Gautama sorrise. Il suo sorriso era simile ad un fiore schiusosi nell'oscurità della notte irradiando un alone di luce. Era il sorriso di una comprensione meravigliosa, la visione della distruzione di ogni contaminazione. Era la seconda veglia.
In quel preciso momento si udì un tuono, mentre lampi di luce guizzavano come per squarciare il cielo. Nuvole nere nascosero la luna e le stelle. Cadde la pioggia. L'acqua inzuppava Gautama che non si mosse, perseverando nella meditazione.
Senza vacillare, s'illuminò di consapevolezza la propria mente. Vide che gli esseri viventi soffrono perché non comprendono che partecipano della stessa natura di tutti gli esseri. L'ignoranza dà nascita ad un infinità di pene, di confusione e difficoltà. Avidità, ira, arroganza, dubbio, gelosia e paura, affondano tutti le radici nell'ignoranza. Imparando a calmare la mente per vedere più a fondo nella vera natura delle cose, possiamo giungere alla comprensione globale che dissolve ogni ansia e ogni dolore, sostituendoli con l'accettazione e l'amore. Gautama vide che comprensione ed amore sono un'unica cosa. Senza comprensione non vi può essere amore. Il carattere degli uomini è il prodotto di condizioni fisiche, emotive e sociali. Questa comprensione ci impedisce di odiare anche che agisce crudelmente e ci spinge a fare qualcosa per cambiare quelle condizioni. La comprensione origina compassione e amore, i quali a loro volta determinano la giusta azione. Per potere amare,bisogna prima comprendere; ed ecco che la comprensione si rivela la chiave della liberazione. Per sviluppare la chiara comprensione è necessario vivere in presenza mentale, in diretto contatto con la vita nel momento presente, vedendo la realtà di quanto avviene dentro e fuori noi stessi. La pratica della consapevolezza rafforza la capacità di guardare in profondità. Se sappiamo vedere dentro il cuore delle cose le cose di riveleranno. Questo è il tesoro segreto della presenza mentale: essa conduce alla liberazione ed all'illuminazione. La vita viene illuminata da retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retti mezzi di sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione. Siddhartha lo chiamò ariya-marga il Nobile Sentiero.
Guardando in profondità nei cuori degli esseri, Siddhartha poté vedere con chiarezza ogni mente, a qualunque distanza, e udì tutte le grida di dolore e di gioia. Raggiunse lo stato della vista divina dell'udito divino e la capacità di percorrere infinite distanze senza muoversi. Era la fine della terza veglia, e i tuoni erano cessati. La nuvole si dileguarono rivelando lo splendore della luna e delle stelle.
Per Gautama fu come se la prigione che lo racchiudeva da migliaia di esistenze fosse crollata. Il carceriere era l'ignoranza. Solo l'ignoranza aveva oscurato la sua mente, così come le nuvole avevano nascosto la luna e le stelle. Velata da onde infinite di pensieri illusori, la mente aveva diviso in maniera fallace la realtà in soggetto e oggetto, io e gli altri, esistenza e non esistenza, nascita e morte, e da tali discriminazioni erano sorte le visioni errate, le prigioni della sensazione, del desiderio, dell'attaccamento e del divenire. La sofferenza della nascita, della vecchiaia, della malattia e della morte non fa altro che rendere le mura più spesse. L'unica cosa da fare era acciuffare il carceriere e guardarlo in faccia. Ed ecco che il carceriere è l'ignoranza. L'ignoranza era stata vinta percorrendo il Nobile Ottuplice Sentiero. Una volta scomparso il carceriere, anche la prigione svanisce per non venire ricostruita mai più.
Sorridendo, l'eremita Gautama sussurrò fra sé: " Carceriere, ora ti conosco. Per quante esistenze mi hai tenuto prigioniero di nascita in morte? Ma ora vedo il tuo vero volto, e d'ora in avanti non potrai più costruire altre prigioni attorno a me".
Siddhartha alzò gli occhi. La stella del mattino si levava all'orizzonte vivida come un diamante. Quante volte l'aveva guardata sedendo sotto l'albero di pippala, ma ora era come se la vedesse per la prima volta. Aveva lo stesso bagliore, lo stesso sorriso trionfante dell'Illuminazione. Siddhartha guardò la stella del mattino e, colmo di compassione, esclamò: "Tutti gli esseri hanno in sé i semi dell'Illuminazione, eppure affoghiamo nell'oceano di nascita e morte per migliaia e migliaia di esistenze!".
Siddhartha capì di aver trovato la Grande Via. Aveva raggiunto lo scopo: il suo cuore era in pace e in perfetto benessere. Ripensò agli anni di ricerca non delusioni e fatiche. Ripensò al padre, alla madre, alla zia a Yasodhara, a Rahula e agli amici. Rivide il palazzo, Kapilavatthu, il suo popolo, il suo paese e tutti coloro che vivevano tra gli stenti e la povertà, specialmente i bambini. Si ripromise di trovare il modo per comunicare quanto aveva scoperto e aiutare gli altri a liberarsi dalla sofferenza. Dalla sua profonda conoscenza era nato un immenso amore per tutti gli esseri.
Lungo il fiume, fiori dai vivaci colori si aprivano ai primi raggi del sole. Il sole danzava tra le foglie e scintillava sull'acqua. La sofferenza di Siddhartha era svanita e rivelava la meraviglia della vita. Tutto assumeva un aspetto nuovo. Che meraviglia i cieli azzurri e le nuvole bianche! Gli parve che lui e l'intero universo fossero stati appena creati. (......)

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Dedica di Rohatsu

Il cielo limpido del Samadhi
e la luna piena splendente della Saggezza
formano il Tempio della nostra pratica.
Tutti i fratelli del Dharma ci guidano
sull'antica Via della Vera Realizzazione.
Noi dedichiamo le virtù di questa notte
di Veglia di Rohatsu
a tutti gli Esseri Senzienti
a tutte le cose del Creato nelle Dieci direzioni
a tutti i Guardiani e Protettori del Dharma
a tutti i Buddha in ogni spazio e tempo
a tutti i Bodhisattva, ai Mahasattva
alla grande Prajna Paramita.

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Messaggio d'Augurio di Shinnyo per il Nuovo Anno di pratica 2009

Stanotte è sicuramente l' ultima Veglia di Rohatsu che ci vede al Deva del Tiglio, ma il Nuovo Anno di pratica parte ancora una volta da qui e sono felice di ritrovarvi tutti in questa sede storica, dove il nostro Sangha e la nostra pratica sono cresciuti e si sono radicati in questi ultimi nove anni.
La festività di oggi, 8 dicembre, è chiamata in Giappone Jodo-e ed è la Cerimonia che celebra l' anniversario dell' Illuminazione del Buddha storico. E' l' ultimo giorno della settimana della O-Sesshin di Rohatsu - parola quest' ultima che significa: il Risveglio del Buddha - la grande Sesshin che ha inizio con il 1º di dicembre. Questa notte ci accompagna fino all' alba del giorno in cui Shakyamuni nel suo trentesimo anno di età - dopo aver trascorso sei anni a Bodhgaya seduto in Meditazione sotto l' albero della bodhi - al levarsi all' orizzonte della prima stella del mattino proclamò: "Io e tutti gli esseri della terra otteniamo insieme l' Illuminazione nello stesso momento".
Da questo assunto ha inizio la nostra Pratica: si dice infatti nello Zen che tutti siamo già Buddha risvegliati, ma per prenderne coscienza e realizzare la nostra Natura di Buddha dobbiamo attraverso lo Zazen risvegliare in noi la Prajna, la Saggezza Universale, che ci conduce all' esperienza religiosa, personale, e diretta, del Satori che culmina il nostro percorso Zen.
E' un' esperienza intrasmettibile e individuale, che non si può riportare in parole e che conduce alla visione del mondo così com'è, dove ogni dualismo, ogni discriminazione e ogni concetto vengono meno, dove oggetto e soggetto non sono separati, dove fenomeni e vacuità non sono diversi, ma sono la stessa cosa come recita appunto il Prajnaparamita Sutra, in giapponese: Maka Hannya Haramitta Shingyo - il Sutra del Cuore della Perfezione della Saggezza.
Questa Veglia di Zazen celebra dunque il Risveglio, o Illuminazione, cioè la Chiara Visione dell' esistenza, la Conoscenza Perfetta: la comprensione profonda della Vera Natura di ogni cosa, dell' insussistenza del sé e di tutti i fenomeni e dunque la piena Realizzazione della Vacuità, dell' Interdipendenza e dell' Impermanenza cosmica.
Il raggiungimento del Satori secondo la nostra Scuola è "fukashiki" cioè: "inaccessibile attraverso la via del pensiero" da cui l' importanza assoluta e prioritaria di sedersi in Zazen come Shakyamuni Buddha, che in questa notte si è Illuminato, per penetrare in hishiryo la non-mente e diventare Uno con l'Universo in armonia con la Totalità oltre ogni categoria conoscitiva.
Attraverso la pratica sgrossiamo e levighiamo la pietra che nasconde il diamante che è dentro di noi. Non possiamo prescindere da quella. Ricordiamolo in questa notte di Rohatsu e prendiamo l' impegno con noi stessi, per il nuovo Anno di pratica che verrà, a perseverare con costanza e continuità nel nostro Zazen quotidiano.
Un giorno il Maestro Hotetsu si faceva vento con un ventaglio.
Un discepolo lo vide e gli chiese: "Maestro, se è vero che il vento esiste sempre, perché usi il ventaglio?"
Il Maestro rispose: "Tu conosci questo concetto, ma non sai usarlo, la tua comprensione è solo letterale."
Se non usi il ventaglio il vento non si manifesta.
La Verità, anche se esiste, va attivata con la pratica.
La pratica è il ventaglio, non possiamo prescindere da essa.
Senza la pratica la Verità Ultima, il mondo così com'è, non si manifesta.

Il Nuovo Anno si apre a grandi eventi per il nostro Tempio: a settembre ci saranno nuove ordinazioni a Bodhisattva, le prime che conferirò nel mio percorso da Maestro. Si aprirà dunque la Linea italiana del Lignaggio giapponese del mio Maestro Ryushin Azuma Roshi che ritornerà in Italia in visita a Shinnyo-ji per alcuni giorni proprio il prossimo settembre e che mi auguro possa essere presente anche alla Cerimonia di Jukai.

Sicuramente prima dell' estate cambieremo anche la sede di Shinnyo-ji, dal momento che Deva del Tiglio chiude i battenti dopo lunghi anni di attività.
E' mia ferma intenzione spostarci in un luogo ad uso esclusivo del Tempio, dove il Buddha possa avere un altare permanente e dove l' energia scaturita dal nostro Zazen possa perdurare senza variazioni innescate dal sovrapporsi di discipline diverse.
Ormai da lunghi mesi il nostro Sangha si è rafforzato e compattato. E' grande gioia per tutti respirare la serenità e l' armonia che regnano tra i praticanti, unite a spirito di servizio e fede nella Pratica. Questa condizione spontaneamente creatasi - la definirei davvero: un fiore sbocciato dall' impegno e dalla dedizione alla nostra pratica - permette a ciascuno di noi di lavorare con più agio con se stesso, alimenta l' energia del nostro Zazen, e facilita l' ingresso ai nuovi arrivati. Uno spirito di accoglienza e di empatica condivisione che riflette e manifesta l' insegnamento della Compassione e dell' Amorevolezza che il Buddha ci ha indicato e trasmesso.

Il Nuovo Anno ci vedrà anche impegnati in un ciclo di studi sui Sedici Precetti del Bodhisattva: i Tre Rifugi, i Tre Precetti Puri e i Dieci Precetti Fondamentali che sostengono e sono alla base del percorso religioso dello Zen. Lascerò gli insegnamenti aperti ai praticanti, non esclusivi per coloro che hanno chiesto o chiederanno di ricevere i Voti, perché sono certa che sarà per tutti un salutare percorso di approfondimento e di "verifica in corso d'opera" della propria pratica.
L' invito è quindi a partecipare con impegno e continuità sia ai prossimi Zazenkai, che agli insegnamenti integrativi.

Rivolgo un pensiero di profondo ringraziamento e di infinita riconoscenza al mio Maestro Ryushin Azuma Roshi che in questo stesso momento sta presenziando alla Cerimonia di Jodo-e a Daijo-ji e un pensiero affettuoso a tutti i miei fratelli monaci che stanno ultimando insieme al mio Maestro la O-Sesshin di Rohatsu, nonchè a tutti i praticanti sparsi nel mondo che stanno onorando insieme a noi il Satori del Buddha.
Ringrazio voi tutti per la vostra presenza e per il vostro sforzo che rendono vivo il nostro Tempio e fanno di Shinnyo-ji un riferimento concreto in Firenze per tutti coloro che desiderano avvicinarsi con impegno alla pratica dello Zen.

Buon Nuovo Anno di pratica a tutti.

In gassho
nel Dharma

Iten Shinnyo

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Testimonianze di pratica a Shinnyo-ji

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