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Scritture mantriche (Dhāraṇī) nella Tradizione buddhista Zen Sōtō.

Statua di Avalokiteśvara a Mille Bracci

Seminario del Rev. Aigo Seiga Castro al Centro Zen Firenze Shinnyoji, 28 marzo 2015.

Titolo originale: Mantric Scriptures (Dhāraṇīs) in the Sōtō Zen Buddhist Tradition

Traduzione: Ivano Eishin Colombo

Parte I: Storia delle Dhāraṇī nel buddhismo indiano

I.- Definizione della parola Dhāraṇī

1.- Etimologia

a).- in sanscrito, il nome dhāraṇī deriva dalla radice dhṛ “trattenere, portare, tenere”, radice che condivide, tra le altre, con il termine dharmán, “portatore, sostenitore”, ovvero la forma arcaica del vedico dhárman, “ciò che è stabilito e prefissato, statuto, ordinanza, legge, decreto”.

b).- Il significato primario del nome femminile dhāraṇī é “un qualsiasi vaso tubolare del corpo umano, la terra”, e deriva dal verbo dhāraṇa, “tenere, portare, mantenere (la memoria di qualcuno), ritenzione, preservare, proteggere, mantenere, possedere, avere”.

c).- il significato di questo “tenere” è duplice:

-Dhāraṇī descrive ciò a cui ci si aggrappa, che si trattiene.

-Dhāraṇī descrive i mezzi e le modalità di questo aggrapparsi.

2.- Origini e funzione

a).- Il termine dhāraṇī compare solo nell’ambito del buddhismo Mahāyāna ed è rintracciabile in numerosi testi canonici Mahāyāna a partire dal primo secolo AC.

b).- “La parola dhāraṇī fu prescelta tra diversi termini tecnici buddhisti per incarnare il concetto non-buddhista di mantra” (H. Yoshimura).

c).- L’origine non-buddhista di dhāraṇī è legata a:

- I mantra vedici:

-Riconosciuti dai “Vedenti” (ṛṣis) per mezzo di un’ispirazione sovrannaturale.
- I Mantra conferiscono una conoscenza della realtà attraverso la corrispondenza ontologica tra parole e oggetti. Il nome di un oggetto esprime la natura, o l’essenza, dell’oggetto stesso.
- Strutturato in versi, a ciascun mantra viene assegnato il ṛṣi che lo ha rivelato, lo schema metrico, la divinità tutelare, e la sua applicazione.
-Essi sono mediatori tra il rituale e le forze divine o cosmiche.

-I mantra tantrici:

-rivelano, attraverso fonemi, l’energia generatrice del divino (śakti).
-Esprimono, come “semi sonori” (bīja), l’essenza, l’aspetto della divinità in forma sonora.
-Ad ogni mantra tantrico è assegnata una “imposizione” (nyāsa) e una “visualizzazione” (dhyāna).
-Manifestano l’identificazione dello yoghin con la divinità.

-I mantra vedici e tantrici sono accomunati dalle seguenti caratteristiche:

-Basati sul potere eterno, creativo e prestazionale della parola (vāc).
-L’identificazione del linguaggio con la realtà ultima.
-L’identificazione e la comunicazione con entità cosmiche/divine.
-Condensano concetti e insegnamenti e ne favoriscono la memorizzazione.
-Favoriscono la protezione.
-Conferiscono ottenimenti mondani e spirituali.

d).- L’origine buddhista delle dhāraṇī è legato a:

-Il potere protettivo della parola del Buddha (paritta), che veniva visto come un “atto di verità” (sacca-kiriyā).

-Memorizzare le parole del Buddha stimola la comprensione della natura stessa della realtà (mātṛkā).

e).- Nonostante il fatto che inizialmente furono rifiutati dalla maggior parte delle antiche scuole non-Mahāyāna per ragioni soteriologiche, etiche e linguistiche, quelle stesse scuole, infine, riconobbero l’efficacia di alcuni mantra e, addirittura, li incorporarono nel Codice Monastico (Vinaya), quali metodi efficaci per contrastare i dieci “pericoli/impedimenti” (antarāya): da parte del sovrano, ladri, acqua, fuoco, esseri umani, esseri non umani, animali selvatici, rettili, morte o grave malattia, e le pulsioni che portano ad abbandonare śīla.

f).-Similmente i primi Sūtra della Prajñāpāramitā riconoscevano l’efficacia dei mantra e degli vidyā quali strumenti per conferire al Bodhisattva cinque “vantaggi immediati” (dṛṣṭadhārmika): evitare dispute, eloquio armonioso, non essere uccisi in battaglia, onniscienza, e raggiungere incolumi i luoghi dove sono conservati i Sūtra della Prajñāpāramitā .

g).- Spingendosi oltre, alcune influenti scuole non-Mahāyāna (Sarvāstivādin and Mūlasarvāstivādin) introdussero i mantra stabilendo, in una serie di Sacre Scritture intese a dare protezione e a vincere in dibattiti dottrinali, chiamate I Grandi Sūtra (Mahāsūtra), che erano la “Parola del Buddha” (buddha-vacana). Quei mantra sono abbinati a divinità venerate da numerose popolazioni tribali indiane e furono assimilate dai buddhisti proprio come “mezzo di conversione” per far avvicinare quelle popolazioni al buddhismo. In questo caso, il Buddha approva i mantra delle divinità o è presentato quale sorgente suprema della conoscenza mantrica.

3.- Significato tradizionale

a).-Secondo il Mahāprajñāpāramitā-śāstra attribuito a Nāgārjuna (IV° secolo DC), dhāraṇī viene definita come una facoltà mentale:

-“Capace di conservare” (dhāraṇa) i fattori virtuosi che uno ha accumulato affinchè non si disperdano o si smarriscano.
-“Capace di disperdere” (vidhāraṇa) le radici non-virtuose che sono solite sorgere nella mente. Se nasce il desiderio di compiere un atto malvagio, la dhāraṇī ne prenderà il controllo ne non permetterà che l’azione si compia.
-Il testo descrive i metodi di ottenimento della dhāraṇī come la pratica mantrica del dhāraṇī-mukhas e la contemplazione del sillabario arapacana.

b).-Secondo il Bodhisattvabhūmi di Asanga (circa 310-390 DC):

-Dharma-dhāraṇī: la facoltà di memorizzare e conoscere il nome, le frasi e il fonemi di innumerevoli insegnamenti.
-Artha-dhāraṇī: la facoltà di comprendere le Dharma-dhāraṇī.
-Mantra-dhāraṇī: ovvero “una dhāraṇī che è mantra”. A causa della sua padronanza del samādhi, il Bodhisattva “sostiene spiritualmente” (adhiṣṭhita) le mantra-parole (mantrapada), diventando così “particolarmente efficace e infallibile” nell’alleviare la sofferenza degli esseri senzienti.
-Bodhisattva-kṣānti-lābhāya-dhāraṇī: “la dhāraṇī che causa l’insorgere della ricettività del Bodhisattva”. Consiste nella meditazione sul significato del mantra promulgato dal Buddha, che permette di realizzare la natura vuota e inesprimibile dei fenomeni.

c).- Secondo lo Zongshi tuoluoni jing (Una spiegazione completa del significato delle Dhāraṇī) di Amoghavajra (705-774 DC):

-Le mantra/dhāraṇī condensano l’accumulazione dell’illuminazione del Buddha, e le sillabe e parole che le compongono beneficiano del suo “sostegno spirituale” (adhiṣṭhāna).
-Genericamente il termine dhāraṇī comprende, ed è intercambiabile con, i termini mantra, “mantra segreto” (guhya-mantra), e “illuminazione” (vidyā).
-il termine specifico comprende quattro aspetti distinti:
-Natura: rimozione delle contaminazioni e l’ottenimento degli insegnamenti sulla realtà ultima (dharmadhātu).
-Significato: ottenimento dell’eloquenza e la comprensione di innumerevoli insegnamenti racchiusi nel significato di ciascuna sillaba.
-Samādhi: da origine a innumerevoli samādhi, le cinque sapienze sovrannaturali (abhijñā), permettendo di prendere rinascita in qualunque dei Sei Reami.
-Espressione linguistica: poter ricordare le Sacre Scritture per un tempo infinito.

d).- In molteplici Sūtra Mahāyāna, la dhāraṇī è abbinata a due importanti qualità di un Bodhisattva altamente qualificato:

-“le porte-dhāraṇī” (dhāraṇī-mukhas) e “ le porte della concentrazione” (samādhi-mukha).
-Dhāraṇī e eloquenza o linguaggio ispirato (pratibhāna).

4.- Definizioni funzionali

1.- Dhāraṇī nell’eccezione più comune (convenzionale)

Una dhāraṇī consiste di:

a).- uno schema linguistico in prosa, sonico o scritto.

b).- questo schema è considerato come una diretta emanazione di un Buddha, Bodhisattva, e/o una delle divinità riconosciute dal buddhismo al quale è stato conferito il loro “sostegno spirituale” (adhiṣṭhāna).

c).- lo schema linguistico è composto da una o più formule tratte da certe lingue indiche. E’ generalmente accettato che tali formule non possono essere tradotte in qualsiasi altra lingua per preservarne la loro originaria efficacia sonica e semantica.

d).- Colui che proclama tali schemi linguistici promette (samaya) l’ottenimento di obiettivi mondani e sovramondani, qualora sia rispettata l’osservanza delle prescrizioni stabilite.

2.- Dhāraṇī in termini sillabici

Una dhāraṇī consiste di:

a).- Un elenco di sillabe legato ad una particolare affermazione o parola che incarna un aspetto chiave della dottrina del Buddha.

b).- nella maggior parte dei casi, i sillabari collegano foneticamente le sillabe a lemmi, e, salvo rari casi, le sillabe stesse costituiscono la prima sillaba del lemma corrispondente.

c).- esistono due tipologie di dhāraṇī sillabiche:

-Quelle derivanti da una particolare composizione di sillabe legate direttamente a insegnamenti buddhisti.
-quelle in cui il sillabario sanscrito standard (varṇapāṭha) è utilizzato per trasmettere una serie di termini dottrinali buddhisti.

d).- Gli obiettivi di entrambi i tipi di dhāraṇī sono:

-Memorizzare insegnamenti di Dharma.
-Descrivere la mappa del percorso buddhista.
-Fungere da metodi contemplativi atti a sviluppare la comprensione.
-Esempio: le prime cinque sillabe del famoso sillabario “arapacana”, che consiste di 43 sillabe, sono:

Sillaba

Lemma

Comprensione

A

ādyanutpannatvād

Tutti i fenomeni (dharmas) non sono prodotti da tempo senza inizio (ādyanutpannatvād).

RA

rajas

Tutti i fenomeni sono liberi da impurità (rajas).

PA

paramārtha

Il significato ultimo di tutti i fenomeni è stato esposto (paramārtha).

CA

cyavana

La morte (cyavana), o rinascita, di qualsiasi fenomeno non può essere compresa poichè tutti i fenomeni non muoiono, nè prendono rinascita.

NA

man

I nomi (nāman) di tutti i fenomeni sono scomparsi.

II.- Le Dhāraṇī come Sacre Scritture (Dhāraṇī Sūtra)

1.- Premessa:

-Una validazione soteriologica della lingua e dei mantra che si riflette nella crescente “sanscritizzazione” del Mahāyāna, riconosciuta quale risposta buddhista al sorgere della letteratura sanscrita dei primi secoli DC, e stimolata da pensatori buddhisti di origine brahminica.
-La transizione da un “canone chiuso” che si basava sulla trasmissione orale, ad uno “aperto” che permetteva una espansione attraverso Scritture derivanti da esperienze visionarie.

2.-Dal terzo all’ottavo secolo DC, i Dhāraṇī Sūtra comparvero in India come la nuova modalità di intendere le Scritture buddhiste e si diffusero nell’Asia centrale, in Tibet e nell’Asia orientale. Le Dhāraṇī rappresentano una nuova versione della “Parola del Buddha” (buddhavacana), con le dhāraṇī convenzionali che diventano il cuore della narrativa dei Sūtra.

3.- La struttura letteraria della maggior parte delle Dhāraṇī evidenzia un insieme di caratteristiche specifiche che possono essere categorizzate in quattro funzioni principali:

a).- Funzione vocativa: in apertura, le Dhāraṇī invocano la presenza della fonte dell’energia della Dhāraṇī’ stessa (Buddha, Bodhisattva, divinità, ecc.) lodandone le loro qualità e virtù.

b).- Funzione identificativa: Segue poi una parte narrativa dove viene posto al Buddha storico un quesito. Inoltre vengono enumerati minuziosamente tutti gli ostacoli (contaminazioni, malattie, divinità malvagie, ecc.) che devono essere rimossi, tutti gli aspetti del corpo-mente che devono essere protetti e tutti i benefici mondani e sovramondani.

c).- Funzione direttiva: Il Buddha, o altra autorità da Lui approvata (Bodhisattva, divinità, ecc.), promulga la formula dhāraṇī quale soluzione alle problematiche che sono state sollevate, lodandone i benefici rivendicando l’impegno(samaya) della sua efficacia. La principale funzione delle formule dhāraṇī è quello di obbligare i suoi promulgatori divini a fare ciò che si sono impegnati a fare qualora, ovviamente, la formula sia utilizzata nel modo prescritto.

d).- Funzione prescrittiva: Nella parte finale le Dhāraṇī normalmente forniscono prescrizioni molto dettagliate su come utilizzarle nell’ambito di un’ampia gamma di possibilità e scopi, descrivendo linee guida rituali e non rituali per il conseguimento, con successo, degli obiettivi prefissati.

4.- Le Dhāraṇī rivedono dalla loro prospettiva, l’insegnamento buddhista fondamentale delle Quattro Nobili Verità:

a).- Sofferenza: i quesiti posti al Buddha.

b).-L’Origine della Sofferenza: riconoscere le contaminazioni e le trasgressioni.

c).- La Cessazione della Sofferenza: gli obiettivi sovramondani ottenibili attraverso l’utilizzo della formula della dhāraṇī .

d).- Il Sentiero che conduce alla Cessazione della Sofferenza: la corretta applicazione delle prescrizioni contenute nella formula:

-Etica: l’osservanza dei Precetti costituisce la base della pratica delle Dhāraṇī. Inoltre, alcune Dhāraṇī prescrivono un particolare insieme di precetti volti ad accrescere l’efficacia della dhāraṇī stessa.

-Meditazione:La pratica delle Dhāraṇī permette di conseguire diversi samādhi.

-Saggezza: La pratica delle Dhāraṇī provoca la conoscenza diretta della realtà (sorgere dipendente, vacuità) e la padronanza del linguaggio.

III.- La Dhāraṇī nella Pratica

1.- Pratiche Mondane

a).- Protezione dalle condizioni nocive o dannose(śāntika): condizioni socio-politiche averse, esseri umani maligni, esseri maligni non-umani, animali selvaggi o velenosi, disastri naturali, congiunzioni astrali negative, malattie, morte prematura.

b).- Aumento dei fattori positivi(pauṣṭika): salute, vitalità, fecondità, longevità, prosperità, facoltà intellettive (memoria, eloquenza, conoscenza, abilità nello studio), conoscenza profonda (in particolar modo la presa di coscienza delle proprie esistenze passate).

c).- Difesa(ābhicara): respinge diversi pericoli e nemici che ostacolano la propria Pratica o le attività del Sangha.

2.- Pratiche Sovramondane

a).- Le Dhāraṇī negli Stūpa: Collocare le Dhāraṇī all’interno di uno Stūpa, equivale a rinchiudere al suo interno tutti i Corpi del Buddha (Dharma-kāya-śarīra).

b).- Rimozione degli ostacoli:

-del karma (karmāvaraṇa).
-della retribuzione (vipākāvaraṇa).
-delle contaminazioni (kleśāvaraṇa).
-alla conoscenza (jñeyāvaraṇa).

c).- Rinascita in una Terra Pura.

d).- Realizzazione delle samādhi.

e).- Ottenere l’Illuminazione.

Parte II: Le Dhāraṇī nel Chan cinese e nello Zen giapponese.

I.- Le Dhāraṇī nel Chan cinese.

1.- La pratica delle Dhāraṇī nel Chan antico.

a).- Pratiche meditative con risvolti tantrici sono rintracciabili negli insegnamenti della Scuola Orientale della Montagna, di Hongren (601-674).

b).- La pratica delle Dhāraṇī è rintracciabile tra i seguaci della Scuola Chan settentrionale Shenxiu, quali Zhida (m. 712), Yixing (683-729), Jingxian (prima metà dell’ottavo secolo). Questi monaci Chan divennero discepoli di Śubhakarasiṃha (637-735) e di Vajrabodhi (671-741), due dei più prominenti divulgatori del buddhismo esoterico (Zhenyan) in Cina.

2.- La pratica delle Dhāraṇī nel contesto del Chan istituzionale.

a).- Dal 1274 (dinastia Song) in poi, un insieme di Dhāraṇī (vedi successivo punto 3), fu incluso in tre tipologie di Testi Sacri:

-Codice monastico Chan (Chan Qinggui).
-Manuali liturgici (Yigui).
-Testi di recitazione quotidiana (Risong).

3.- Le più diffuse Dhāraṇī nell’abito del in Chan cinese.

a).- Sans. [Sarva]tathāgatoṣnīṣasitātapatrādhāraṇī; Cin. Da fo ding ru lai fang guang xi dan duo dan luo tuo luo ni; Giap. Daibucchōnyoraihōkōshittatahattaradarani (T. 944a).

-Scopi:

-Rimozione di ostacoli interni ed esterni durante i ritiri di meditazione.
-Rimozione del dolore fisico derivante dai lunghi ritiri.
-Quale metodo per l’ottenimento del samādhi.
-Ottenimento del Risveglio.
-Sostegno durante il processo di morte al fine di ottenere una rinascita favorevole.

b).- Sans. [Sarvadurgatipariśodhana]uṣṇīṣavijayādhāraṇī; Cin. Fo ding zun sheng tuo luo ni jing; Giap. Bucchōsonshōdaranikyō (T. 967).

-Scopi:

-Evitare di prendere rinascita nei Tre Reami Inferiori (Inferni, Animali, Spiriti Famelici).
-Proteggere lo Stato.
-Longevità per l’Imperatore e la sua famiglia.

c).- Sans. Āryāvalokiteśvarasāhasrikabhujalocana

nirmāṇavistaraparipūrṇāsaṇgamahākāruṇikadhāraṇī;

Cin. Gan shou gan yan guan shi yin pu sa guan da yuan man wu ai da bei xin tuo luo ni jing; Giap. Senjusengenkanzeombosatsukōdaiemmammugedaihishindaranikyō (T. 1060-1061).

-Scopi: Vedi Sez. 2.

d).- Cin. Chi shang guang da wei de xiao zai ji xiang tuo luo ni jing; Giap. Shijōkōdaiitokushōsaijichijōdaranikyō [T. 963].

-Scopo:

-Rimuovere calamità derivanti da: fuoco, acqua, costellazioni sfavorevoli, rapinatori e agenti malvagi.

e).- Cin. Wu liang shou ru lai guan xing gong yang yi gui; Giap. Muryōjunyoraikangyōkuyōgiki (T. 930).

-Scopo:

-Sostenere il processo di morte al fine di ottenere la rinascita nella Terra Pura di Amithaba.

f).-San. Mahāmaṇivipulavimānaviśvasupratiṣṭhitaguhyapararahasyakalparājadhāraṇī;

Cin. Guang da bao lou ge shan zhu bi mi tuo luo ni jing;

Giap. Kōdaihōrōkakuzenjūhimitsudaranikyō (T. 1006).

-Scopi:

-Ottenere una rinascita favorevole.
-Ottenere il Nirvāṇa al momento della morte.

g).- Sans. Pretamukhāgnijvālayaśarakāradhāraṇī; Cin. Jiu ba yan kou tuo luo ni jing; Giap. Kubatsuenkugakidaranikyō (T. 1313), e il testo rituale:

g.i.- Cin. Shi zhu e gui yin shi ji shui fa; Giap.. Seshogakionjikigyūsuihō (T. 1315).

-Scopo:

-Nutrire gli Spiriti Famelici con il “cibo del Dharma”.

II.- Le Dhāraṇī nello Zen

1.- La pratica delle Dhāraṇī al difuori della Scuola Zen Sōtō.

a).- Il Maestro Rinzai e Tendai Myōan Eisai (1141-1215) era un fautore della pratica delle dhāraṇī nell’ambito delle attività monastiche, come scrisse nel Kōzengokokuron (Un Trattato per permettere che lo Zen si sviluppi a protezione dello Stato ), quale mezzo per purificare le contaminazioni ed ottenere il dhyāna.

b).- Il Maestro Rinzai Enni Ben’en (1202-1280), introdusse la pratica combinata di meditazione Zen e recitazione delle dhāraṇī al fine di ottenere l’Illuminazione e potenziare i riti a favore dei benefattori laici.

2.- La pratica delle Dhāraṇī nella Scuola Zen Sōtō.

a).- Il Patriarca Sōtō Keizan Jōkin (1264-1325) codificò la pratica delle dhāraṇī nel suo Keizan Zenji Shinji (Regola Monastica del Maestro Zen Keizan), che fu poi assimilata all’interno di successive regole monastiche Sōtō fino all’attuale Sōtō shū Gyoji Kihan (Regole Standard della Scuola Zen Sōtō). In aggiunta al suo addestramento Zen, Keizan Jōkin ricevette insegnamenti esoterici dal Maestro Zen e Shingon, Muhon Kasushin (1207-1298), e da numerosi Maestri Tendai del Monte Hiei.

b).- Il testo Sho ekō shingi shiki (Scritture dedicatorie per le procedure dello Zen) del monaco Zen Sōtō Tenrin Fūin (1566) include numerose Dhāraṇī per la recitazione quotidiana, mensile e annuale, stabilendo così la pratica detta del: “la mattina Zazen e dhāraṇī, mentre la sera dhāraṇī e Zazen” (akatsuki zazen darani, yū darani zazen nari)”.

c).- Il Maestro Zen Sōtō Menzan Zuihō (1683-1769), oltre che ad essere un monaco Zen, era anche un praticante del buddhismo esoterico grazie al Maestro Shingon Ekō Risshi di Reiunji. Menzan era uno specialista di rituale e studiò il Sanscrito per poter correggere i testi e la pronuncia delle dhāraṇī recitate nei templi Sōtō. Egli le tradusse in Giapponese e scrisse commentari.

-Menzan sviluppò una versione esoterica del Kanromon (Rituale della Porta di Ambrosia), includendovi gestualità con le mani (mudrās) e visualizzazioni, la cui conoscenza è ottenibile attraverso iniziazioni segrete.

d).- Nel complesso, la pratica delle dhāraṇī venne inclusa nell’ambito dello Zen Sōtō in quanto considerata un valido mezzo per:

-Invocare risonanza spirituale (kannō).
-Ottenere benedizioni.
-Ottenere la saggezza perfetta .
-Fare rapidi progressi verso l’obiettivo ultimo.
-Ottenere samādhi.
-Provocare condizioni meteorologiche favorevoli.
-Garantire la stabilità politica.
-Alleviare la sofferenza degli esseri umani e delle divinità che proteggono il Dharma.
-Indurre, nelle persone morenti, uno stato di calma e consapevolezza aiutandole, così, ad ottenere una rinascita favorevole o la liberazione dal ciclo delle rinascite.
-Ottenere vantaggi mondani quali: sicurezza, prosperità, buona salute, longevità, fecondità, capacità di apprendimento.

Statua di Avalokiteśvara a Mille Braccia

Parte III: La Daihishin Darani: Introduzione alla sua origine,

significato e pratica (Sezione 1)

1.- Titolo

-Sanscrito: Āryāvalokiteśvara-sāhasrika-bhujalocana-nirmāṇavistara-paripūrṇāsaṇga-mahākāruṇika-dhāraṇī.

-Cinese: 千手千眼觀世音菩薩廣大圓滿無礙大悲心陀羅尼經

[Gan shou gan yan guan shi yin pu sa guan da yuan man wu ai da bei xin tuo luo ni jing]

-Giapponese: Senjusengen-kanzeombosatsu-kōdaiemmammuge-daihishin-darani-kyō (T. 1060).

-Inglese: The Dhāraṇī Scripture of the Thousand-Handed and Thousand-Eyed Avalokiteśvara Bodhisattva's Vast, Perfect, Unimpeded, Great Compassionate Heart.

-Italiano: Il Sacro Testo Dhāraṇī sul Vasto, Perfetto, Libero da Ostacoli, Grande Compassionevole Cuore del Bodhisattva Avalokiteśvara dalle Mille mani e dai Mille occhi.

2.- Sommario del Sūtra

a).- Proclamazione:

-Il Bodhisattva Avalokiteśvara proclamò questa dhāraṇī con l’approvazione di Śākyamuni Buddha, avendola ricevuta molto tempo addietro da un Buddha del passato.
-Questa dhāraṇī accelera il cammino verso la buddhità: “A quel tempo mi trovavo solamente al primo bhūmi (stadio di Bodhisattva), subito dopo aver ascoltato questo mantra, ho superato l’ottavo bhūmi.”
-Il Voto del Bodhisattva Avalokiteśvara: dopo aver ricevuto la dhāraṇī ha fatto voto di ottenere “mille mani e mille occhi per portare beneficio e felicità a tutti gli esseri senzienti delle future ere oscure.”

b).- Caratteristiche della Dhāraṇī:

-La mente misericordiosa e compassionevole.
-La mente imparziale.
-La mente immobile.
-La mente limpida e libera da attaccamenti.
-La mente che osserva la Vacuità.
- La mente rispettosa.
- La mente umile.
- La mente chiara.
- La mente che non si aggrappa e non detiene preconcetti.
-La più elevata mente della bodhi (bodhicitta).

c).- Scopi:

-Per soddisfare e confortare tutti gli esseri viventi.
-Per guarire tutte le malattie.
-Per prolungare la vita degli esseri viventi.
-Per portare benessere agli esseri viventi.
-Per esaurire il karma negativo e gli effetti delle trasgressioni più pesanti.
-Per evitare disastri e impedimenti.
-Per ottenere i meriti derivanti dalle azioni positive - dharma bianchi.
-Per far maturare i semi virtuosi.
-Per superare le paure.
-Per esaudire i desideri positivi.

d).- Impegni:

-Dopo aver fatto sorgere la mente dell’illuminazione (bodhicitta) a beneficio di tutti gli esseri senzienti, il praticante deve rispettare i sedici voti di Avalokiteśvara:

1.- Possa io rapidamente conoscere tutti i fenomeni [dharma].
2.-Possa io rapidamente ottenere l’occhio della saggezza.
3.- Possa io rapidamente traghettare tutti gli esseri sulla sponda della liberazione.
4.- Possa io rapidamente ottenere mezzi abili virtuosi [per illuminare gli esseri].
5.-Possa io rapidamente salire a bordo del vascello della prajñā.
6.- Possa io rapidamente trascendere l’oceano della sofferenza.
7.- Possa io rapidamente ottenere precetti, samādhi e la Via.
8.- Possa io rapidamente raggiungere la vetta della montagna del Nirvāṇa.
9.- Possa io rapidamente dimorare nella casa del non-fare [libero da condizionamenti].
10.- Possa io rapidamente unirmi al mio Corpo del Dharma [Dharmakāya].
11.- Se mi avvicino al monte dei coltelli, esso si sgretolerà.
12.- Se mi avvicino all’olio bollente, esso evaporerà.
13.- Se mi avvicino agli inferi, essi scompariranno.
14.- Se mi avvicino agli spiriti famelici, essi saranno sazi.
15.- Se mi avvicino agli asura, i loro pensieri malvagi saranno domati.
16.- Se mi avvicino agli animali, essi otterranno gande saggezza.

-Durante i ritiri dedicati alla recitazione della dhāraṇī, il praticante deve osservare i seguenti precetti:

-Consumare solo cibo vegetariano.
-Consumare un solo pasto al giorno. Mangiare dopo mezzogiorno è proibito.
-Osservare i cinque precetti fondamentali: non uccidere, non rubare, mantenere una condotta sessuale corretta, non pronunciare il falso, non assumere sostanze intossicanti.

e).- Benefici:

- il Bodhisattva Avalokiteśvara ha fatto le seguenti promesse a coloro che si attengono scrupolosamente ai precetti e recitano correttamente la dhāraṇī:

-Rinascita in una Terra Pura.
-Non prendere rinascite sfavorevoli [nei reami: infernali, degli spiriti affamati o degli animali].
-Ottenimento dell’eloquenza e illimitate samādhi.
-Ottenimento di tutto ciò che si desidera nella propria vita.
-Rimozione di tutti gli impedimenti e ostacoli derivanti dall’aver usurpato i beni del Sangha.
-Rimozione del karma negativo e delle trasgressioni quali le dieci azioni malvagie, le cinque trasgressioni ribelli e qualsiasi tipo di comportamento offensivo nei confronti dei Tre Tesori.
-Evitare i quindici aspetti negative della morte

1.- Non moriranno di fame o a causa della povertà.
2.- Non moriranno a causa di incatenamento, prigionia, percosse o bastonate.
3.- Non verranno uccisi per mano nemica.
4.- Non verranno uccisi in battaglia.
5.- Non verranno uccisi da tigri, lupi o altri animali feroci.
6.- Non moriranno a causa del veleno di serpenti o scorpioni.
7.- Non annegheranno, nè verranno bruciati.
8.- Non verranno avvelenati.
9.- Non verranno uccisi da insetti.
10.- Non soccomberanno alla pazzia.
11.- Non verranno uccisi da una frana o da alberi caduti.
12.- Non moriranno a causa degli incubi provocati da persone malvagie.
13.- Non verranno uccisi da spiriti malvagi o deviati.
14.- Non verranno sopraffatti da malattie malvagie .
15.- Non commetteranno suicidio.

-Ottenere le quindici sane rinascite :

1.- Il loro luogo di nascita sarà sempre governato da un Re saggio.
2.- Nasceranno in una nazione virtuosa.
3.- Nasceranno in tempi propizi.
4.- Incontreranno soltanto amici virtuosi.
5.- I loro corpi saranno perfetti.
6.- Le loro menti di illuminazione (bodhicitta) saranno pure e pronte.
7.- Non violeranno i Precetti.
8.- I loro parenti saranno calmi e armoniosi.
9.- Avranno sempre abbondanza di mezzi materiali.
10.- Otterranno sempre l’aiuto e il rispetto degli altri.
11.- I loro beni non verranno saccheggiati.
12.- Otterranno tutto ciò che desiderano.
13.- Le divinità-serpente (nāga), gli dei e gli spiriti benevoli li proteggeranno sempre.
14.- Nel luogo dove nasceranno, vedranno il Buddha e ascolteranno il Dharma.
15.- Si risveglieranno al significato profondo del Vero Dharma.

Parte IV: La Daihishin Darani: Introduzione alle sue origini, significato e pratica (Sezione 2)

Testo Dharani in caratteri tibetani

3.- La formula della Darani

a).- In Sanscrito:

namo ratna-trayāya nama āryāvalokiteśvarāya bodhisattvāya mahāsattvāya mahā-kāruṇikāya oṃ sarva-bhayeṣu trāṇa-karāya tasmai namas-kṛtvā imam āryāvalokiteśvaratva nīla-kaṇṭha namo hṛdayam āvartayiṣyāmi sarvārtha-sādhanaṃ śubham ajeyaṃ sarva-bhūtānāṃ bhava-mārga-viśuddhakaṃ tad yathā:

oṃ āloke āloka-mati lokātikrānte he he hare mahā-bodhisattva smara smara hṛdayaṃ kuru kuru karmaṃ sādhaya sādhaya dhuru dhuru vijayante mahā-vijayante dhara dhara dharendreśvara cala cala mālā-vimala amala-mukty ehy ehi lokeśvara rāga-viṣaṃ vināśaya dveṣa-viṣaṃ vināśaya moha-cala-viṣaṃ vināśaya hulu hulu mala hulu hulu mala hulu hulu hare padma-nābha sara sara siri siri suru suru budhya budhya bodhaya bodhaya maitreya-nīla-kaṇṭha kāmasya dharṣaṇāṃ prahrādaya-mānaḥ svāhā siddhāya svāhā mahā-siddhāya svāhā siddha-yogeśvarāya svāhā nīla-kaṇṭhāya svāhā varāhamukha-siṃhamukhāya svāhā padma-hastāya svāhā cakra-yuktāya svāhā śaṅkha-śabdane bodhanāya svāhā mahā-lakuṭa-dharāya svāhā vāma-skandha-diśa-sthita kṛṣṇa-jināya svāhā vyāghra-carma-nivasanāya svāhā namo ratna-trayāya nama āryāvalokiteśvarāya svāhā oṃ sidhyantu mantra-padāya svāhā.

b).- La traslitterazione in Giapponese:

namu kara tan nō tora yā yānamu ori yā boryo kī chī shifu rā yā fuji sato bō yā moko sato bō yā mō kō kyā runi kyā yaen sā hara hā ē shū tan nō ton shānamu shiki rī toi mō ori yā boryo kī chī shifu rārin tō bō nā mū nō rā kin jīkī rī mō kō hō dō shā mī sā bō ō tō jō shū ben ō shū in sā bō sā tō nō mō bō gyā mō hā tē chō tō jī tō en ō bō ryō kī rū gyā chī kyā rā chī ī kiri mō kō fuji sā tō sā bō sā bō mō rā mō rā mō kī mō kī rī tō in kū ryō kū ryō kē mō tō ryō tō ryō hō jā yā chī mō kō hō jā yā chī tō rā tō rā chiri nī shifu rā yā shā rō shā rō mō mō hā mō rā hō chī rī yū kī yū kī shī nō shī nō ora san fura shā rī hā zā hā zan fura shā yā kū ryō kū ryō mō rā kū ryō kū ryō kī rī shā rō shā rō shī rī shī rī sū ryō sū ryō fuji yā fuji yā fudo yā fudo yā mī chiri yā nora kin jī chiri shuni nō hoya mono somo kō shido yā somo kō moko shido yā somo kō shido yū kī shifu rā yā somo kō nora kin jī somo kō mō rā nō rā somo kō shira sū omo gyā yā somo kō sobo moko shido yā somo kō shaki rā oshi dō yā somo kō hodo mogya shido yā somo kō nora kin jī hā gyara yā somo kō mō hori shin gyara yā somo kō namu kara tan nō tora yā yā namu ori yā boryo kī chī shifu rā yā somo kō shite dō modo rā hodo yā sō mō kō.

c).- Scomposizione e traduzione:

(1).- namo ratna-trayāya / namu kara tan nō tora yā yā:

“Omaggio ai Tre Tesori!”.

(2).- nama āryāvalokiteśvarāya bodhisattvāya mahāsattvāya mahā-kāruṇikāya / namu ori yā boryo kī chī shifu rā yā fuji sato bō yā moko sato bō yā mō kō kyā runi kyā ya:

“Omaggio al Nobile Avalokiteśvara, il Bodhisattva, il Mahāsattva, il Compassionevole!”.

(3).- oṃ sarva-bhayeṣu trāṇa-karāya / en sā hara hā ē shū tan nō ton shā:

“Oṃ al Protettore da tutte le paure!”.

(4).- tasmai namas-kṛtvā imam āryāvalokiteśvaratva nīla-kaṇṭha / namu shiki rī toi mō ori yā boryo kī chī shifu rā rin tō bō:

“Avendo reso omaggio al Nobile Avalokiteśvara, Colui che ha il collo blu”.

(5).- namo hṛdayam āvartayiṣyāmi/ nā mū nō rā kin jī kī rī mō kō hō dō shā mī:

“Omaggio al Significato il quale, una volta annunciato”.

(6).- sarvārtha-sādhanaṃ śubham ajeyaṃ sarva-bhūtānāṃ bhava-mārga-viśuddhakaṃ / sā bō ō tō jō shū ben ō shū in sā bō sā tō nō mō bō gyā mō hā tē chō:

“Assicura il raggiungimento di ogni scopo, che è splendido e insuperabile, che purifica completamente i sentieri dell’esistenza.

(7).- tad yathā: oṃ āloke āloka-mati lokātikrānte he he hare / tō jī tō en ō bō ryō kī rū gyā chī kyā rā chī ī kiri:

“Esso recita: oṃ, oh Luce, oh Sacra espressione della Luce, oh Colui che ha trasceso il mondo, he he Hari”.

(8).- mahā-bodhisattva smara smara hṛdayaṃ kuru kuru karmaṃ sādhaya sādhaya dhuru dhuru / mō kō fuji sā tō sā bō sā bō mō rā mō rā mō kī mō kī rī tō in kū ryō kū ryō kē mō tō ryō tō ryō:

“Grande Bodhisattva, ricorda, ricorda il significato, compi, compi l’atto, realizza, realizza, tieni stretto, tieni stretto”.

(9).- vijayante mahā-vijayante dhara dhara dharendreśvara cala cala mālā-vimala amala-mukty / hō jā yā chī mō kō hō jā yā chī tō rā tō rā chiri nī shifu rā yā shā rō shā rō mō mō hā mō rā hō chī rī yū kī yū kī:

“Oh Conquistatore, Grande Conquistatore, aggrappati, aggrappati, oh Sostegno della Terra, muoviti, muoviti, Ghirlanda Immacolata, Liberazione Pura”.

(10).- ehy ehi lokeśvara rāga-viṣaṃ vināśaya dveṣa-viṣaṃ vināśaya moha-cala-viṣaṃ vināśaya / shī nō shī nō ora san fura shā rī hā zā hā zan fura shā yā:

“Avvicinati Signore del Mondo, annienta il veleno della cupidigia, annienta il veleno dell’odio, annienta il veleno delle contaminazioni”.

(11).- hulu hulu mala hulu hulu mala hulu hulu hare / kū ryō kū ryō mō rā kū ryō kū ryō kī rī:

-hulu hulu: si riferice a Huluhulu, uno dei nomi del dio Rudra, una anticha denominazione del dio vedico, Śiva. Secondo i testi antichi, pronunciare “hulu hulu” porta gioia e scaccia le impurità fisiche e morali.

-mala: nel Sanscrito vedico significa sporco, sudicio, polvere, impurità fisica e morale.

-hare: una forma vocativa del termine Hari, in origine uno dei nomi del dio vedico Viṣṇu derivato dalla radice hṛi a significare “portare via o rimuovere il male”.

-alla luce di quanto sopra, questa strofa potrebbe essere resa come:

“Oh dio Huluhulu scaccia le impurità! Oh dio Huluhulu scaccia le impurità! Oh dio Huluhulu oh dio Hari!”.

(12).- padma-nābha sara sara siri siri suru suru / shā rō shā rō shī rī shī rī sū ryō sū ryō:

“Oh Loto nato dall’ombelico, corri velocemente, corri velocemente, siri siri suru suru”.

(13).- budhya budhya bodhaya bodhaya maitreya-nīla-kaṇṭha / fuji yā fuji yā fudo yā fudo yā mī chiri yā nora kin jī:

“Diventa consapevole, diventa consapevole, svegliati, svegliati, oh Caritatevole Essere dal collo blu”.

(14).- kāmasya dharṣaṇāṃ prahrādaya-mānaḥ svāhā / chiri shuni nō hoya mono somo kō:

“A colui che frantuma la brama e dona la gioia della soddisfazione, svāhā!”.

(15).- siddhāya svāhā / shido yā somo kō:

“Al Realizzato svāhā!”.

(16).- mahā-siddhāya svāhā / moko shido yā somo kō:

“Al Grande Realizzato, svāhā!”.

(17).- siddha-yogeśvarāya svāhā / shido yū kī shifu rā yā somo kō:

“Al Signore degli Yoghi realizzati svāhā!”.

(18).- nīla-kaṇṭhāya svāhā / nora kin jī somo kō:

“A Colui dal collo blu svāhā!”.

(19).- varāhamukha-siṃhamukhāya svāhā / mō rā nō rā somo kō:

“A Colui dal volto di cinghiale e dal volto di leone, svāhā!”.

(20).- padma-hastāya svāhā / shira sū omo gyā yā somo kō:

“A Colui che tiene un loto nella sua mano, svāhā!”.

(21).- cakra-yuktāya svāhā / sobo moko shido yā somo kō:

“A Colui a cui è stata conferita la Ruota svāhā!”.

(22).- śaṅkha-śabdane bodhanāya svāhā / shaki rā oshi dō yā somo kō:

“A Colui che si risveglia al suono della conchiglia svāhā!”.

(23).- mahā-lakuṭa-dharāya svāhā / hodo mogya shido yā somo kō:

“A Colui che tiene il Grande Bastone svāhā!”.

(24).- vāma-skandha-diśa-sthita kṛṣṇa-jināya svāhā / nora kin jī hā gyara yā somo kō:

“Al Vittorioso di colore blu che espone la sua spalla sinistra, svāhā!”.

(25).- vyāghra-carma-nivasanāya svāhā / mō hori shin gyara yā somo kō:

“A Colui che dimora sulla pelliccia di una tigre, svāhā!”.

(26).- namo ratna-trayāya / namu kara tan nō tora yā yā:

“Omaggio ai Tre Gioelli!”.

(27).- nama āryāvalokiteśvarāya svāhā / namu ori yā boryo kī chī shifu rā yā somo kō:

“Omaggio al Nobile Avalokiteśvara svāhā!”.

(28).- oṃ sidhyantu mantra-padāya svāhā / shite dō modo rā hodo yā sō mō kō:

“Oṃ, realizza le parole di questo mantra, svāhā!”.

Punti salienti

-La Daihishin Darani è un omaggio al Bodhisattva Avalokiteśvara dotato di alcune delle caratteristiche della divinità Indù Hari-Hara, la quale a sua volta è la combinazione della forma di Viṣṇu (Hari) e di Śiva (Hara):

-Significato di “Hari”: “Colui che rimuove” (l’ignoranza e i suoi effetti).

-Significato di “Hara”: “Colui che cancella” (ogni cosa); “Il Dispensiere di meraviglie”.

-L’adorazione di Hari-Hara, intesa come divinità personale o “Signore” (īśvara), era molto diffusa in India nei secoli V-VI DC., e fu ripresa dai buddhisti indiani in concomitanza con l’accresciuta importanza del Bodhisattva Avalokiteśvara quale “Signore” buddhista mantenendolo, però, nello stretto ambito delle principali dottrine buddhiste.

-Le principali caratteristiche che denotano l’influenza del culto induista di Hari-Hara Avalokiteśvara nella Daihishin Darani sono riassunte nella tabella che segue:

Caratteristica Comune

Śiva

Viṣṇu

Avalokiteśvara

“Mille arti”

“mille teste, occhi, piedi”.

“le mille braccia ” di Kṛṣṇa’s

“mille mani e mille occhi.”

Nomi

-Huluhulu

-Hari

-Huluhulu

-Hare

Epiteti/

Attributi

-Colui dal collo blu

-Il Realizzato

-Il Grande Realizzato

-il Signore degli Yoghi realizzati

- Il Vittorioso di colore blu che espone la sua spalla sinistra

- Colui che dimora sulla pelliccia di una tigre

- Loto nato dall’ombelico

- Colui dal volto di cinghiale e dal volto di leone

- Colui che tiene un loto nella sua mano

- Colui a cui è stata conferita la Ruota

- Colui che si risveglia al suono della conchiglia

- Colui che tiene il Grande Bastone

- Loto nato dall’ombelico

- Colui dal collo blu

-Il Realizzato

-Il Grande Realizzato

- il Signore degli Yoghi realizzati

- Colui dal volto di cinghiale e dal volto di leone

- Colui che tiene un loto nella sua mano

- Colui a cui è stata conferita la Ruota

- Colui che si risveglia al suono della conchiglia

- Colui che tiene il Grande Bastone

- Il Vittorioso di colore blu che espone la sua spalla sinistra

- Colui che dimora sulla pelliccia di una tigre

Riferimenti

Per ulteriori informazioni sulle dhāraṇī, vedere:

-Castro Sánchez, Pedro M., The Indian Buddhist Dhāraṇī: An Introduction to its History, Meanings and Functions, MA Dissertation, 2011, University of Sunderland. Scaricabile da: https://www.academia.edu/

Dharani su pergamena – Giappone, periodo Nara, 764-770dc

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