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Zen e Karate

1 marzo 2008 - Campi Bisenzio (vedi Incontri - album fotografico)

Quando ho colto l'invito del maestro Massimiliano Ferri ad incontrare i suoi allievi di karate, per parlare loro di Zen e praticare insieme, non pensavo di ritrovarmi davanti ad una platea di atleti in erba. La loro età era per la stragrande maggioranza sui nove anni, poi c'erano allievi più adulti intorno ai venti anni e un piccolo gruppo di genitori dei bambini che erano venuti incuriositi dall'incontrare un monaco Zen.
Così all'improvviso mi sono trovata a dover parlare in tutt'altro modo da quello che avevo pensato durante i giorni precedenti l'incontro, con un taglio totalmente diverso da quello su cui mi ero preparata.
La situazione era veramente di pratica: non ho potuto fare altro che portare me stessa nel proprio lì, proprio in quel momento.
In tempo zero la mia mente ha selezionato tutto ciò di cui avevo pensato di parlare che poteva non risultare appartenente al modo di vivere di un bambino, cercando di mettere a fuoco argomenti che potessero facilmente recepire.
Ho così parlato loro del sentimento di unione con gli altri a scuola, in famiglia, nello sport; del cercare di vivere con armonia, attenzione, rispetto nelle azioni quotidiane; del non portare nel cuore rancori a seguito di litigi o malintesi, sull'essere generosi e attenti ai bisogni di chi ci è vicino e sull'unire le energie con i compagni, amici, parenti, ed essere forti e fiduciosi nel confronto con gli altri.
Ho cercato anche di parlare sui punti di contatto che potevo ravvisare tra la pratica del karate, che stavano seguendo, e la nostra pratica di presenza mentale nel qui ora.
Ho raccontato loro degli aneddoti sulla mia vita nel monastero in Giappone presso il mio Maestro, cercando di mantenere leggerezza e giocosità nella mia esposizione.
Mi hanno seguita con grande interesse e attenzione e solamente su due punti ho sentito che stavo parlando di qualcosa di improbabile nella loro vita.
Il maestro Massimiliano un po' preoccupato del taglio della mia esposizione sullo Zen, dalla quale non era trapelato il sacrificio e il grande sforzo che la pratica stessa richiede, è intervenuto richiamando l'aspetto "più impegnato" della Via.
Alle nostre parole è poi seguita una pratica di Meditazione che si è svolta in un tempo di Zazen seguito da un tempo di Kin-hin.
Sono rimasta felicemente sorpresa dalla serietà e dall'impegno che i ragazzi hanno messo dimostrando quella freschezza che è propria della mente libera da attaccamenti e condizionamenti.
Quasi nessuno di loro si è mosso durante i venti minuti di Meditazione seduta, pochi si sono guardati indietro per vedere cosa facessero i compagni o incuriositi dal mio passaggio nel momento in cui correggevo le loro posture. Il silenzio è stato totale, grande naturalezza, grande presenza. Anche durante la Meditazione camminata hanno proceduto silenziosi, concentrati, camminando lentamente un passo dopo l'altro con grande compostezza e impegno. Alla fine del Kin-hin si sono nuovamente seduti e si è aperto uno spazio riservato alle domande.
E' stato questo il momento più gioioso della serata dove la spontaneità e la curiosità dei bambini ha avuto la sua naturale manifestazione, unitamente alle domande più tecniche e specifiche poste dagli adulti. Buffissimo è stato Giacomo quando ha chiesto se il bastone del Buddha, il Kyosaku, potesse essere in ferro invece che in legno, o quando Andrea, ammirato, mi ha chiesto se era vero che gli abiti dei monaci fossero fatti con sete preziose. Un altro bimbo ha detto di essersi spaventato nel momento in cui ho acceso la candela e l'incenso sul piccolo altare che avevamo allestito nella sala, perchè per un attimo aveva temuto che tutto andasse a fuoco. Altri mi hanno chiesto quale fosse il nome del mio Maestro, quante volte andassi in Giappone al Tempio, che cosa si dovesse fare per diventare monaci.
Alla fine ci siamo salutati con una foto di gruppo e ringraziandoci ci siamo ripromessi di incontrarci nuovamente in futuro.
Parlando nei giorni successivi, il maestro Massimiliano mi ha comunicato la gioia di aver donato un piccolo seme di Zen ai suoi allievi.
Esprimo la mia profonda riconoscenza al maestro Ferri, ai suoi allievi e ai loro genitori per l'esperienza di pratica vissuta insieme.

Iten Shinnyo

Lettere dei bambini

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