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EkiZen - Notiziario del Sangha di Shinnyo-ji

Autunno 2011

Cerimonia di Ordinazione a Shinnyo-ji
Domenica 26 giugno 2011 dalle ore 11.00

Il Maestro Iten Shinnyo conferirà i Voti
nella Cerimonia di Ordinazione di Zaike Tokudō e Shukke Tokudō

per l'Ordinazione a Bodhisattva e a Monaco con l'assistenza
del Reverendo Tamura Genryu del Tempio Beisen-ji di Nigata in Giappone.

Domenica 26 giugno 2011, presso il Tempio Zen di Firenze Shinnyo-ji, il Maestro Reverendo Iten Shinnyo Roshi ha officiato le Cerimonie di Sanbō kie, Presa di Rifugio nei Tre Tesori, Zaike Tokudō, Ordinazione a Bodhisattva, Shukke Tokudō, Ordinazione a Monaco. Alla presenza del Reverendo Tamura Genryu, ha ricevuto Ordinazione a Monaco Federico Iten Yūshin Cinelli; hanno ricevuto Ordinazione a Bodhisattva Beatrice Iten Benshin Ferranti, Serena Iten Goshin Fagotti, Paolo Iten Shinnen Gabrielli; hanno ricevuto la Presa di Rifugio nei Tre Tesori Nilo Negroni, Laura Aragosa, Leonardo Moretti e Gregorio Pitti; ha ricevuto un Rakusu, in segno di protezione, Marco Furio Mangani Camilli.

CERIMONIA FUNEBRE, HŌYŌ, AL CASTELLO DI SORCI – ANGHIARI – SABATO 18 GIUGNO ORE 11.00

Mesi fa è mancato a questa vita un amico fraterno, Pietro Bini, una persona straordinaria: grande cuore, grande mente, capacità di mettersi in discussione, non paura di riconoscere e confrontarsi con le proprie paure. Un uomo che amava la vita e dispiegava la sua mente nella ricerca della Verità.

Mi comparse davanti nel momento del trapasso, ci siamo recati in un luogo a lui caro, per ricordarlo insieme ad alcuni suoi amici, e rendergli onore funebre con una intima Cerimonia di Hōyō, preceduta da una seduta di Zazen.

Pietro, ci incontreremo nuovamente.

In gasshō con affetto e stima

Iten Shinnyo

IN MEMORIA DI AURORA, LUNEDÌ 4 LUGLIO, A SHINNYO-JI

Report

Lunedì 4 luglio 2011 il Maestro Iten Shinnyo Roshi ha officiato, al Tempio Zen Firenze Shinnyo-ji, Hōyō, una Cerimonia Funebre in memoria di Aurora, nel primo anniversario della sua dolorosa scomparsa.

La Cerimonia è stata preceduta da Zazen e commemorazione. I genitori di Aurora ed il Maestro, insieme con i congiunti, gli amici e i praticanti, hanno onorato la sua memoria raccontandola e ricordando i preziosi momenti del suo vissuto.

La serata si è conclusa con una Pratica silenziosa, profondamente permeata dell'intimo e autentico sorriso che Aurora ha donato al Tempio ad ogni suo ingresso.

Tesimonianze

Il tuo esempio rifulge e il tuo sorriso ci accompagna.

Presente nello Zendo con la ciotola dell’offerta

Presente all’accoglienza con il portapenne che riunifica i tuoi percorsi

Presente nel giardino nel blu dei tuoi occhi e dei fiori di plumbago.

Mamma Nuccia e Papà Luciano insieme a noi ti hanno ricordato al Tempio

nel silenzio di Zazen, nel suono dei Sutra, nelle eco della Dedica

nelle parole dei praticanti e degli amici che si sono uniti intorno a te.

In gasshō

Shinnyo

Il giorno 14 agosto è mancato a questa vita Gianfranco Portera, padre del nostro praticante Fabio Dai shin. Per lunghi mesi abbiamo seguito la sua sofferenza dedicandogli la nostra pratica di Zazen al Tempio. Mercoledì 17 agosto dalle ore 20:00 il Sangha numeroso e compatto si è riunito a Shinnyo-ji in Zazen e nella pratica di Hōjō, Cerimonia Funebre, insieme al proprio Maestro Shinnyo Roshi per offrire l’ultimo saluto a papà Gianfranco e testimoniare la propria affettuosa presenza a Fabio Dai shin.

La Poesia

Una poesia di Cesare Pavese (nato il 09 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, paese delle Langhe, morto suicida a Torino il 27 agosto 1950), tratta dalla raccolta “Lavorare stanca”, che ci parla di come ogni cosa canta se stessa ed è manifesta proprio qui e proprio ora in ogni momento.

Disciplina

I lavori cominciano all’alba. Ma noi cominciamo

un po’ prima dell’alba a incontrare noi stessi

nella gente che va per la strada. Ciascuno ricorda

di esser solo e aver sonno, scoprendo i passanti

radi – ognuno trasogna fra sé,

tanto sa che nell’alba spalancherà gli occhi.

Quando viene il mattino ci trova stupiti

a fissare il lavoro che adesso comincia.

Ma non siamo più soli e nessuno più ha sonno

e pensiamo con calma i pensieri del giorno

fino a dare in sorrisi. Nel sole che torna

siamo tutti convinti. Ma a volte un pensiero

meno chiaro – un sogghigno – ci coglie improvviso

e torniamo a guardare come prima del sole.

La città chiara assiste ai lavori e ai sogghigni.

nulla può disturbare il mattino. Ogni cosa

può accadere e ci basta di alzare la testa

dal lavoro e guardare. Ragazzi scappati

che non fanno ancor nulla camminano in strada

e qualcuno ancora corre. Le foglie dei viali

gettan ombre per strada e non manca che l’erba,

tra le case che assistono immobili. Tanti

sulla riva del fiume si spogliano al sole.

La città ci permette di alzare la testa

a pensarci, e sa bene che poi la chiniamo.

ZEN E MUAY THAI, DOMENICA 10 LUGLIO 2011, A SHINNYO-JI

Introduzione del Maestro Shinnyo Roshi

A metà giugno Furio san durante un colloquio mi chiese se fosse possibile al nostro Tempio organizzare una mattina di pratica di Zen e Muay Thai, così come era successo per l’incontro tra il nostro Sangha e i Praticanti di Karate del Dojo Matsumura Shorin Ryu di Firenze.

A Shinnyo-ji da quasi un anno stanno praticando Furio san e Hayko san, allievi di Muay Thai in due differenti scuole.

Sono arrivati al Tempio, a un mese di distanza l’uno dall’altro, con l’intento di integrare la loro Pratica Marziale con lo Zen, e da allora sono stati presenti con determinazione e costanza. Subito ho accordato l’opportunità dell’incontro proposto.

Butsudō, la Via del Buddha e Budō, l’antica Via delle Arti Marziali, perseguono difatti uno stesso cammino: profonda conoscenza di se stessi; unione corpo-mente, per abbandonare corpo e mente, shin jin datsuraku, e risiedere nell’Assoluto oltre il proprio ego e i propri limiti; essere mushin, non- mente, vuoti da ogni pensiero duale; procedere mushotoku, senza spirito di ottenimento; muoversi nello spirito di musō, libertà da ogni forma, nell’immobilità del corpo-mente consapevole del divenire al suo intorno; pervenire alla serenità di fronte alla vita e alla morte accettando mujō, l'impermanenza, nel continuum dell'esistenza, saldi nella fede che tutto è perfetto così com'è, dove niente è in eccesso e niente è carente, scevri da attaccamenti e condizionamenti.

Lo spirito di Zanshin, lo spirito che non ristagna su niente, libero e distaccato, vigile ad ogni respiro, proprio qui e proprio ora, non è diverso dallo spirito di Zazen.

Il costantemente tendere ad un Retto Comportamento, alla Retta Azione nel qui e ora in armonia con l’energia cosmica dell’Universo, è l’incedere sia del praticante Zen che del praticante di Arti Marziali, in un impegno totale senza sosta, gyōji. E’ la Retta Azione che scaturisce dall’intima consapevolezza della medesima, realizzata nel silenzio di Zazen nell’Unità corpo-mente- coscienza profonda, alla luce della Saggezza che si manifesta poi nel gesto e nel kata.

Testimonianze

Zen e Muay Thai...la mia esperienza personale:

poco tempo fa si è svolto l'incontro tra la nostra pratica Zen e la disciplina Thailandese Muay Thai.

Pratico la disciplina da quasi 4 anni e in questo momento sto scrivendo dalla patria originale della disciplina, la Thailandia.

Sono venuto in questo paese lontano per migliorare la mia tecnica marziale e per temprare la mia anima. CORPO/MENTE è il binomio da seguire in ogni contesto marziale, perchè altrimenti sarebbe solo forza bruta, cieca, caotica oppure si tratterebbe solo di un mare di parole che non trovano il coraggio di calarsi nella realtà sensibile.

Sono entrato dalla porta del tempio la prima volta con questo pensiero nella mente; abbinare alla mia pratica marziale, una lucida, calma e ordinatrice cura dello spirito.Guidato da vari maestri di vita e sognando le gesta di grandi guerrieri che praticavano Zazen, mi sto cimentando nella pratica Zen, una pratica che, a volte, mi sembra MOLTO più ardua di quella a cui sono avvezzo.

Nel giorno dell'incontro, fin da subito da parte dei praticanti del tempio c'è stata spontaneità e gioia nel cimentarsi in una pratica, per molti sconosciuta ed estranea.

Ho notato che i praticanti del tempio, come se stessero compiendo Zazen, con la stessa forza e umiltà, apprendevano le basi della Muay Thai...ed è stato grazie alla loro formazione interiore che l'incontro con la pratica marziale si è svolta

nel migliore dei modi; la mente di molti era gia disciplinata e PRONTA per ricevere l'insegnamento marziale, il tutto poi si è svolto in un bellissimo clima di allegria e fiducia, e questo, mi ha reso molto felice.

Dopo aver praticato la disciplina in giardino ci siamo seduti in Zazen... la mente era più tranquilla e rilassata... il corpo non era più un peso... lo sentivamo più familiare... il corpo diveniva TUTT'UNO con la mente.Mente e corpo non si sentivano vicendevolmente estranei, ma dialogavano in armonia... è stato infine un modo conoscersi e farsi conoscere da un altro punto di vista, perchè anche il corpo, nella singolarità di ciascuno, ha il suo modo di esprimersi e comunicare.

Un altro piccolo passo lungo la Via...

Furio

Beh, è stata una giornata bellissima la domenica 10 luglio, io con Furio san abbiamo avuto l'onore di insegnare la nostra pratica di Muay Thai. La maggior parte dei presenti erano femmine ma le abbiamo viste molto interessate ed entusiaste a praticare un'arte prima d'ora poco conosciuta da loro. Vorrei ringraziare tutti per essere stati presenti, specialmente il nostro Maestro per averci dato questa possibilità. Gasshō

Hayko

Brillante Impatto

Radunare le energie, Equilibrio, Prontezza di riflessi, Mirare,

Respirare,

Colpire con sicurezza

Il punto, l'obiettivo, Respirare.

Riprendere contatto con la terra

Sentirsi ancorati

E sentire che da essa L'energia sale

Per prolungarsi

In un attimo

Verso le estremità

Del corpo

Per un impatto brillante

Con un'energia non dissimile, Reale e vivace,

La stessa.

Valentina

Vorrei ringraziare tutti quanti per la pazienza avuta con me durante la giornata di ritiro del 10 luglio. Essendo un'assoluta principiante mi sono trovata un po' spiazzata ma devo dire che l'ambiente è assolutamente confortevole e voi tutti amichevoli e accoglienti. Sinceramente il giorno successivo allo Zazen avevo la sensazione di essere stata travolta da un tir, un po' per la posizione assunta durante la meditazione e un po', un po' assai, perchè durante la pratica di Box devo aver esagerato un tantino...

Naturalmente ci rivederemo a settembre e naturalmente la prossima volta mangerò anche il melone

Grazie di nuovo e Buone Vacanze a tutti

Maria Letizia

Zen e Muay Thai e Concentrazione.

Le mano è chiusa in un pugno. È come stare in Shasshu. Però il pollice è esterno e appoggia all'indice e al medio. Non è come stare in Shasshu, con il pollice all'interno, al sicuro dell’incavo della mano e protetto dalle altre dita che lo avvolgono...

Arrivando al Tempio mi sento come quel dito pollice: esterna ed estranea, scoperta e vulnerabile, indifesa e fuori posto. Quando inizia la lezione di Muay Thai abbandono queste sensazioni e mi concentro. Non è una scelta volontaria e consapevole. Va da sé. Sono a piedi nudi sul prato innaffiato. Sulla terra

umida e fresca prendo contatto con il mio corpo ed imparo la guardia e il pugno. Seguo le istruzioni impartite da Furio san e Hayko san e sempre di più mi concentro e mi stacco dalle iniziali diffidenze e paure.

Le mani sudano dentro i guantoni da box. La fronte è scaldata dal sole. I piedi rinfrescati dall'erba umida. Hayko san posiziona il colpitore davanti ai miei occhi. Celeste e rosso. Mi inchino con stupore e gratitudine, sto per fare una cosa che non credevo mai... Potrò?

Poi Hayko san mi dice di colpire. E scopro che sì: posso. Va da sé. Mi concentro e porto il colpo. Sento una grande forza. Fisica e mentale insieme. Espiro. Torno in guardia. Inspiro profondamente. Mi inchino con gioia e gratitudine, ho fatto una cosa che non credevo mai...

Sole. Erba. Sudore. Forza. Concentrazione. Armonia di movimento e quiete. Disciplina. Zazen. Colpire il cuore dello Zazen. Celeste e rosso.

Gasshō

Yō-shin

Giornata da me attesa con ansia quella di Muay Thai e Zen, sulla boxe tailandese in effetti ne ho sempre voluto sapere di più e devo ammettere che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Innanzitutto è stato un modo per imparare qualcosa di nuovo ed anche per conoscere un pò meglio se stessi ma è stato sicuramente anche un modo per socializzare con gli altri memnbri del Sangha e sono rimasta sorpresa dalla grinta dimostrata dal Maestro, che sembrava instancabile! Vorrei ringraziare gli istruttori, che ci hanno spiegato sia teoriacamente che praticamente cosa sia il Muay Thai... e ci hanno mostrato anche un gran bel combattimento!

Margherita

Recentemente, presso il nostro Tempio Shinnyo-ji, abbiamo iniziato a sperimentare un approccio corporeo con alcune tra le principali forme di arti marziali.

Un primo incontro con gli appartenenti ad un Dojo di Karate, avvenuto alcuni mesi or sono, e’ risultato molto interessante ed ha contribuito a confermare l’idea che la pratica di un’arte marziale si affianchi benissimo alla pratica della meditazione Zen, rinforzando e meglio fondando e radicando reciprocamente ambedue le discipline.

Una seconda esperienza l’abbiamo da poco vissuta, sempre presso il nostro Tempio, organizzando, tra il verde degli alberi e dell’erba, ed i fiori del nostro giardino, un incontro, questa volta, e’ stato condotto non da maestri esterni simpatizzanti col nostro Sangha, bensi’ da due Fratelli della nostra comunita’: Marco Furio san ed Hayko san.

Marco Furio ed Hayko praticano una disciplina marziale che si chiama Muay Thai che è, in partica, la cosiddetta Box Thailandese.

Un’arte marziale che richiede dedizione, centratura spirituale e mentale, coraggio, destrezza, mobilita’, rapidita’ ed energia.

I nostri fratelli di Sangha sono stati pazienti e generosissimi con tutti noi praticanti, offrendoci innanzitutto una dimostrazione priva di parole del loro amore per questa loro capacita’ e determinazione di pratica, rivelandoci un’arte corporea e spirituale che unisce eleganza a presenza fisica e mentale in ogni atto. Ci hanno fatto percepire quanto, anche nel Muay Thay la respirazione e la postura siano il punto di partenza sul quale il corpo-mente costruisce ed espande la sua azione nello spazio e nel campo energetico circostante. Evidente esercizio dello spirito.

Un’Arte che puo’ solo ad un primo approccio sembrare aggressiva ed offensiva, perfino micidiale, nel poter definire un bersaglio od un nemico esterno all’‘Agente’ il movimento e l’azione generale di lotta con l’‘Altro’.

Uscendo da questa lettura di primo impatto, ed entrando invece nell’osservazione ‘sfuocata e diffusa’ della loro reciproca azione, se ne e’ potuta respirare la natura danzante e quasi ipnotica.

Un continuo esercizio alla consapevolezza generale del respiro della postura e del gesto, un intreccio di danza delle consapevolezze che lega i due supposti avversari in un tessuto unico di movimento respiro ed azione, attimo per attimo, che puo’ identificare un momentaneo ‘sconfitto o colpito’ solo se questo tessuto viene lacerato dalla perdita di connessione di uno dei due contendenti a se stesso, all’avversario od all’ambiente circostante.

Come sempre, dove si affaccia la Verita’, si tratta di una pulsazione di connessione e sconnessione di una spinta continua a passare dal frammentario all’unitario. Una coreografia continua e rinnovata attimo per attimo.

Balena negli occhi e nel cuore, galleggiando da se’ tra le immagini interiorizzate lungo il cammino, il passo di Danza Eterna, cosmogenica ed apocalittica rappresentato dalla famosissima icona scultorea di Shiva Nataraja, dazante in un’aureola di fuoco, che, in una stessa falcata attraverso gli eoni, da un lato genera ad ogni passo l’Universo, e dall’altro lo riassorbe annullandolo.

Grazie Marco Furio san ed Hayko san, Amici e Fratelli di percorso, della pazienza e dedizione con cui ci avete poi fatto sperimentare personalmente gli esercizi di preparazione al movimento, alla respirazione, ed al magico equilibrio della vostra arte marziale. Grazie di averci incoraggiati e guidati negli esuberanti tentativi di movimento, un po’ grotteschi e scoordinati, da parte di gente arrugginita dalla scrivania o resa un po’, diciamo, coriacea ingrassoccita e sconnessa dagli anni di troppo e dai ritmi di vita nevrotici che privano del respiro.

Grazie della compassione con cui avete incassato, con sorpresa, sorriso e disponibilita’, calci e pugni imprevisti scaturiti da direzioni inverosimili durante il tentativo zelante e caotico di noi, scimmiesco Sangha, ad imitarvi miseramente.

Unico vanto possibile... quello di essere guidati da un Maestro, Shinnyo Roshi, figura saettante impossibile a contenersi nelle sue mille risorse di energia e di movimento: Indomito Ardore alla guida di un Sangha scimmiesco ed impudente che, comunque, pare che non smettera’ mai di mettercela tutta e con tutto il Cuore, nel desiderio di sperimentare, nell’Unicita’ della Pratica, la Vita in tutte le sue infinite forme ed esperienze.

Gasshō.

Dai-shin

Zen e Muay Thai

In una giornata di sole ci siamo sparsi nel giardino del Tempio sul piccolo prato verde. I nostri due istruttori Furio e Hayko erano pronti a illustrarci la loro pratica, giovani e sorridenti, freschi come il mattino.

Tutti insieme ci siamo mossi e li abbiamo seguiti nei gesti che hanno attivato il nostro corpo, la nostra vitalità. Il movimento mi ha portato benessere, mi ha alleggerito. Quando ho l’occasione di svolgere una pratica all’aria aperta il corpo ritrova sé stesso e si connette a tutto ciò che lo circonda. Respira.

La parte più bella è stata la prova di calci e pugni. Mi ha guidato Hayko, che aveva delle apposite protezioni. Dopo il riscaldamento e con i guantoni addosso mi sono sentita piena di forza e ho sfogato l’energia compressa che stava dentro di me.

Dopo tutto era più rilassato e morbido, anche il mondo era più luminoso. Sorridevamo seduti sul muretto, mentre Furio e Hayko ci davano una dimostrazione di combattimento.

Nel nostro entusiasmo ci siamo dimenticati del povero prato, alla fine l’erba era tutta pesticciata e triste. Mi sono preoccupata per lei, ma dopo qualche tempo era di nuovo verde di sole.

Ben-shin

TESTIMONIANZE

Stagioni

Stagioni ha certo la terra, il mondo, il tempo;
così l’età dell’uomo,
la sua vita, il suo divenire. Stagioni che si intrecciano, si alternano, scambiandosi doni, promesse,
speranza di gioia, frutti, colori,
attese e delusioni. Bella è la primavera e calda; il fiore appena sbocciato nel colore
e nel profumo è perfetto. Umano sperare, sognare che duri in eterno,
ma nel sole che sorge
è implicito il tramonto, come nella notte è
già vivo il giorno.
Così viene talvolta anche
la stagione del distacco, dell’allontanarsi;
è bello, in inverno, e giusto ricordare la bella stagione, ma non possono
ricordi e nostalgie arrestare il tempo. Primavera, estate, autunno, inverno e poi primavera di nuovo,
con fiori bellissimi,
nel colore e nel profumo perfetti,
ma diversi.

Shin-nen

Cambiamenti

Faccio esperienza di come le cose cambiano, in questi ultimi mesi è tutto un accadere di eventi che cambiano le circostanze in cui vivo. Tutto accelera e passa, come il panorama visto dal finestrino di un'auto in corsa, che viaggia sempre più veloce. Tutto mi arriva incontro ed esplode, per poi passare e sparire prima che abbia avuto modo di vedere e di focalizzare. Così, nel vortice degli accadimenti, l'unica nota costante è la profonda gratitudine per il Maestro, per la sua Guida illuminata e compassionevole che mi permette di restare seduta al centro a contemplare il sorgere e tramontare degli eventi.

Yō-shin

Aforismi

Desideravo estinguere tutto questo dolore, poi osservai uno che voleva estinguersi, che ero io, e faceva questo ragionamento: “Se io voglio estinguermi mediante l’estinzione e penso all’estinzione come estinzione, quella non è estinzione”. Sono quindi portato a pensare che, forse, estinzione non è né estinzione né non-estinzione.

Siccome è impossibile studiare o riflettere su quel che non c’è; e quindi quel che non è stato fatto, è necessario far precedere la pratica alla speculazione ed anche alla riflessione.

Per un attimo, in modo spontaneo, mi è giunto il paesaggio che stavo rimirando, ma senza nessuna considerazione ulteriore. Solo un istante, però più immenso di una vita. Niente mi suggeriva niente, nulla nasceva dal fatto in sé. Mi sono arrivati i colori, ho sudato i colori, sono stato quei colori. Sono stato quel che ho visto. Lo era e basta.

Forse, c’è solo il silenzio ad esistere davvero.

Gregorio G.

Nel continuo mutamento del flusso di vita, spesso trovo la mia piccola mente creando illusioni di stabilità. Visioni di me stesso, gli altri e il mondo, che funzionano come una sorta di rifugio. Quando mi trovo riluttanti ad accettare le condizioni della mia vita, ho granchio queste visioni - e quando li trovo falso - cerco di cambiare me stesso, gli altri e il mondo per renderli più adeguati alle mie illusioni. Il risultato sono, delusione, violenza e sentimento di separazione.

In queste condizioni della mente piccolo, mi sento molto grato di aver trovato zen. Anche per breve momento posso lasciar andare, essere liberi dalle paure e false speranze illusorie e - solo essere. Essere uno con il grande movimento, essere nel grande cuore.

La grande mente è uguale ovunque, in Italia in Finlandia, in luna.

Siamo tutti uno.

Grazie Maestro Shinnyo per guidare noi!

Gasshō, Con amore,

Shin-kō

Cartolina di saluti inviata a Shin-kō san dal Sangha di Shinnyo-ji

In questi giorni mi torna alla mente una frase che il Maestro ripete spesso, ovvero che la pratica non conduce al riparo dalle sofferenze ma al contrario può accadere che porti a vivere la gioia e la sofferenza con maggiore intensità. Può per esempio accadere che pian piano si giunga a smuovere una parte di sé con cui infine bisogna confrontarsi, e penso che giunto quel punto non si sia mai preparati abbastanza. Ad oggi attribuisco alla pratica molte gioie e molti cambiamenti che hanno richiesto anche una certa dose di difficoltà per essere accettati, alcuni di essi sono abbastanza profondi da lasciare disorientati e confusi. Il vortice degli eventi in quei momenti ci trascina con una forza quasi irresistibile, e per me, che sono ancora all’inizio del cammino, alle volte nemmeno la pratica basta a sciogliere e placare questa

marea, ma nonostante tutto un nuovo respiro nasce ogni volta che mi siedo sul cuscino e poco alla volta il cielo torna ad essere sereno. Molti sono gli attaccamenti e le illusioni che ad ogni passo si svelano con l’aiuto della pratica, ma con fermezza e compassione cerco di procedere nella Via sotto la guida del nostro Maestro.

Gasshō

Yū-shin



VIAGGIO IN SARDEGNA 1-5 SETTEMBRE 2011

Il viaggio

Siamo partiti la mattina del primo settembre, ciascuno con il proprio bagaglio di vissuto e di emozioni, di problemi e di aspettative.

Al nostro arrivo ci ha accolto la splendida natura sarda, i fenicotteri dello stagno di Cabras che volavano proprio di fronte al nostro albergo, le spiagge di Torregrande, Tharros e la splendida Is Arutas: una bianchissima sabbia di granellini di quarzo di fronte ad un mare trasparente.

Oltre al piacere del paesaggio abbiamo goduto del piacere del cibo e della gentilezza delle persone che abbiamo incontrato.

Don Antonio

L’incontro con Don Antonio ha dato al nostro viaggio un valore aggiunto: la possibilità di

confrontarsi con un sacerdote aperto al dialogo, in risonanza con il nostro Maestro.

Don Antonio ci ha accompagnati a scoprire alcuni dei siti archeologici presenti nella provincia di Oristano: Santa Cristina, con il famoso pozzo sacro della cui funzione ci ha spiegato le diverse ipotesi ed il sito paleocristiano di Cornus, con i resti dell’antica chiesa e del fonte battesimale.

Con lui abbiamo anche conosciuto una delle tradizioni religiose del popolo sardo: la “Corsa degli Scalzi”. Si tratta di una processione lunga circa 6 km, da Cabras a San Salvatore. Più di 800 uomini (e anche numerosi bambini) trasportano correndo la statua del Santo fino alla chiesetta del borgo, ed il giorno successivo fanno il percorso inverso. Questa manifestazione è surreale non solo per le sue dimensioni (gli scalzi indossano un abito bianco tipico, e l’impatto visivo è accecante), ma anche per la fede che trasuda dai volti di questi uomini, affaticati ma sostenuti dal loro Credo. La partecipazione della popolazione inoltre è davvero intensa: alle 7 di mattina lungo il percorso cominciano ad arrivare donne e bambini che aspettano il passaggio del Santo e per le 7 e mezza, quando parte la processione, la gente è tutta lì, silenziosa e rispettosa. Anche all’arrivo a San Salvatore nonostante le persone fossero tantissime si avvertiva la sacralità del momento e all’arrivo del Santo in chiesa si sentivano solo le lodi cantate a gran voce, nonostante la fatica, dagli Scalzi:

"Dulche Jesus Salvadore
sas offensas perdonade"
"Dolce Gesù Salvatore
perdonate le offese".

Abbiamo infine partecipato alla Messa domenicale. Ho avvertito una sintonia completa tra le parole del Vangelo commentate da Don Antonio e quelle del nostro Maestro. Probabilmente potrei dire che mi sono sentita “assolta”... anche se so che ciò per cui cercavo l’assoluzione non era certo un “peccato”.

Zazen sul “nostro” scoglio

La possibilità di condividere giornate intere con il nostro Maestro è stata memorabile. La semplice quotidianità aveva qualcosa di straordinario, ma i momenti più intensi erano quelli dello Zazen del tramonto di fronte al mare, sul “nostro” scoglio. L’abbiamo trovato il primo giorno, appena arrivati.

Praticare di fronte al mare è sicuramente più difficile a causa degli stimoli ambientali che distolgono dal vuoto mentale, ma è talmente bello vedere il proprio respiro nelle onde del mare, sentirsi uno con il continuo mutare delle increspature dell’acqua e con l’abbandonarsi delle singole gocce all’unità del mare. Farlo accanto al proprio Maestro ed insieme a parte del Sangha, è un’esperienza unica.

Gasshō.

Laura Lō

Riflessioni dell'ultima sera:

“De Sardegna

Laura cerca asserzione nei ruoli.

Federico fa giochi di ruolo.

Don Antonio parla della competizione nel bene

E Gregorio “aveva” portato il Rakusu.

Nella disparità degli esseri si manifesta l’Uno incondizionato”

Attaccarsi agli oggetti della mente è confondersi, non attaccarsi ai fenomeni è ancora illusione.

La Realtà è costantemente manifesta davanti ai nostri occhi e non abbiamo altro mezzo per “toccarla” se non attraverso i nostri sensi, il nostro corpo, la nostra mente.”

Shinnyo Roshi

Disegno di Gregorio P.

“Nuovo inizio, sperando di non tornare sui vecchi passi...”

Yū-shin

“Vedere meglio allontanandosi. Più o meno.

Affidarsi agli occhi del Maestro, anche se non si vede niente”.

Laura Lō

LO ZEN DI BODHIDHARMA Capitolo III – Il Sermone del Risveglio

L'essenza della Via è il non attaccamento. La meta di coloro che praticano è la libertà dalle apparenze. I Sutra recitano: "Il non attaccamento è

Illuminazione perché esso nega le apparenze." Buddhità significa consapevolezza. I mortali le cui menti sono consapevoli raggiungono la Via dell'Illuminazione e perciò sono chiamati Buddha. I Sutra recitano: "Coloro che liberano se stessi dalle apparenze vengono detti Buddha." L'apparenza dell'apparenza come non apparenza non può essere vista, si può soltanto conoscerne il significato attraverso la saggezza. Chiunque sente e crede in questo Insegnamento si imbarca sul Grande Veicolo (53) e abbandona i tre reami.

I tre reami sono avidità, collera e ignoranza. Abbandonare i tre reami significa partire dall'avidità, collera e ignoranza per tornare alla moralità, meditazione e saggezza. Avidità, collera e ignoranza non hanno una natura propria, ma dipendono dai mortali. Chiunque sia capace di riflettere capirà che avidità, collera e ignoranza sono la Natura di Buddha. Non c'è nessun'altra Natura di Buddha al di fuori di avidità, collera e ignoranza. I Sutra recitano: "I Buddha hanno realizzato la Buddhità vivendo nei tre veleni e nutrendo se stessi con il puro Dharma." I tre veleni sono avidità, collera e ignoranza.

Statua di Daruma sama esposta al Museo d’Arte di Trieste, foto di Francesco Karpa.

Il Grande Veicolo è il più grande di tutti i veicoli. Esso è il mezzo di trasporto dei Bodhisattva, che utilizzano ogni cosa senza utilizzare niente e che viaggiano tutto il giorno senza viaggiare affatto. Tale è il Veicolo dei Buddha. I Sutra recitano: "Il non veicolo è il veicolo dei Buddha."

Chiunque realizzi che i sei sensi (54) non sono reali, che i cinque aggregati (55) sono illusioni, che queste cose non possono essere localizzate in una qualche parte del corpo, comprende il linguaggio dei Buddha. I Sutra recitano: "La grotta dei cinque aggregati è la sala dello Zen. L'apertura dell'occhio interiore è la porta del Grande Veicolo." Cosa c'è di più chiaro?

Non pensare a nulla è Zen. Una volta compreso ciò, camminando o stando in piedi, seduto, sdraiato, qualunque cosa tu faccia è Zen. Sapere che la Mente è vuota è vedere il Buddha. I Buddha delle dieci direzioni (56) non hanno mente. Vedere la non-mente è vedere il Buddha.

Abbandonare se stessi senza rimpianti è il più grande dei doni. Trascendere movimento e immobilità è la più alta meditazione. I mortali continuano a muoversi, gli Arhat rimangono quieti.(57) La più alta meditazione va oltre quella dei mortali e degli Arhat. Coloro che raggiungono tale comprensione liberano se stessi da tutte le apparenze senza sforzo e guariscono tutte le malattie senza cure. Tale è il potere del grande Zen.

Usare la mente per cercare la realtà è illusione. Non usare la mente per cercare la realtà è consapevolezza. Sbarazzarsi delle parole è liberazione. Conservarsi incontaminati dalla polvere delle sensazioni è custodire il Dharma. Trascendere la vita e la morte è lasciar casa. (58) Non soffrire un'altra esistenza è raggiungere la Via. Non creare illusioni è Illuminazione. Non essere coinvolti nell'ignoranza è saggezza. La non sofferenza è Nirvana. E il non manifestarsi di fenomeni della mente è l'altra sponda.

Quando sei nel sogno dell'illusione, questa sponda esiste. Quando ti risvegli, essa non esiste. I mortali abitano questa sponda, ma coloro che realizzano il più grande fra tutti i veicoli non risiedono né in questa sponda né nell'altra. Essi sono capaci di abbandonare entrambe le sponde. Chi vede l'altra sponda come diversa da questa non comprende lo Zen.

Illusione significa mortalità e consapevolezza significa Buddhità. Non sono la stessa cosa. E non sono cose differenti. Semplicemente sono le persone che distinguono l'illusione dalla consapevolezza. Quando siamo illusi c'è un mondo da rifuggire. Quando siamo consapevoli non c'è niente da cui scappare.

Alla luce del Dharma imparziale i mortali e i saggi hanno lo stesso aspetto. I Sutra affermano che il Dharma imparziale è qualcosa che i mortali non possono penetrare e i saggi non possono praticare. Il Dharma imparziale è praticato solo da grandi Bodhisattva e Buddha. Guardare alla vita come qualcosa di differente dalla morte o al movimento come qualcosa di differente dall'immobilità significa essere parziali. Essere imparziali significa guardare alla sofferenza come a qualcosa non diversa dal Nirvana, in quanto la Natura di entrambe è vacuità. Gli Arhat, immaginando di porre fine alla sofferenza e di entrare nel Nirvana, finiscono intrappolati dal Nirvana. Ma i Bodhisattva sanno che la sofferenza è essenzialmente vuoto. Dimorando nella vacuità essi dimorano nel Nirvana. Nirvana significa non nascita e non morte. E' al di là di nascità e del Nirvana stesso. Quando la mente cessa di muoversi entra nel Nirvana. Il Nirvana è una Mente vuota. Dove l'illusione non esiste i Buddha raggiungono il Nirvana. Dove le afflizioni non esistono i Bodhisattva entrano nel luogo dell'Illuminazione. (59)

Note:
(53) Grande Veicolo. Il Mahayana. La Mente. Solo la Mente può trasportarti ovunque. (54) Sei sensi. Vista, udito, olfatto, gusto, tatto, intelletto.
(55) Cinque aggregati. I cinque skandha, costituenti della mente: forma, sensazione, percezione, impulso e coscienza.
(56) Dieci direzioni. Gli otto lunti della bussola più Zenit e Nadir.
(57) Gli Arhat rimangono quieti. Gli Arhat realizzano il quarto e ultimo frutto del Buddhismo Hinayana, la libertà dal desiderio, coltivando la quiete.
(58) Lasciar casa. Come fece Shakyamuni quando andò in cerca dell'Illuminazione. Quindi, diventare monaco o monaca.
(59) Luogo dell'Illuminazione. Bodhimandala. Il centro di ogni mondo, dove tutti i Buddha raggiungono l'Illuminazione. Il termine designa anche un Tempio Buddhista.

Traduzione dall'Inglese a cura di Yō-shin

É disponibile, sul nostro sito, il secondo capitolo del SUTRA DEI VOTI ORIGINALI E DEL CONSEGUIMENTO DEI MERITI DEL BODHISATTVA KSITIGARBHA, liberamente tradotto dall’inglese da Shin- nen.

Vi aspettiamo al prossimo numero di EkiZen.

Gassho

25 luglio 2011 – Il Maestro Iten Shinnyo Roshi ed il Sangha con la calligrafia ricevuta in dono dal monaco Zen Jon Leniz e dal Sangha di Caracas.

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