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EkiZen - Notiziario del Sangha di Shinnyo-ji

Estate 2013 - n. 15 anno IV

Certificato Registrazione di Kokusai Fukyoshi Sokanbu Europea
Marradi Shinnyo
Nomina dell'incarico di Kokusai Fukyoshi Europa
1 aprile 2013
Presidente della Scuola SotoShu Rev. Fukuyama Taiho Zenji

Il nostro Maestro Shinnyo Roshi ha partecipato all'Assemblea generale 2013 dell'Associazione "Centre européen du Bouddhisme Soto Zen" presso il Tempio de La Gendronnière in Francia da venerdì 17 a domenica 19 maggio.

Durante l'Assemblea il Maestro ha ricevuto la nomina dell'incarico di Kokusai Fukyoshi per l'Europa, Maestro missionario autorizzato alla diffusione del Buddhismo Zen fuori dal Giappone.
Contemporaneamente Shinnyoji viene iscritto, dalla Scuola SotoShu giapponese, nell'elenco dei Templi autorizzati fuori dal Giappone.

TESTIMONIANZE

Una goccia d'oro

Hai messo nel mio cuore una goccia d'oro che ha scavato dentro e continua a farlo. È il seme dell'iniziazione spirituale e della trasmissione. Fa uscire a volte del sangue e fa male, ma nello stesso tempo aiuta, affranca, ristora e dà consapevolezza.
Il cambiamento presuppone sempre uno sforzo. È nato un processo importante di crescita evolutiva continua, giorno dopo giorno così come insegni e mi hai insegnato. Un insegnamento d'amore. Con te sono nate la fede e la determinazione spirituale, te con il tuo esempio. È vero, ho cambiato percorso spirituale ma medito seguendo il tuo esempio di dedizione, forza e profondo rispetto verso ogni essere, silenziosa e grande accoglienza, ascolto.
Quello che mi hai dato va al di là del rito e del credo, è un barlume di intuizione e di scioglimento del cuore, che quotidianamente nel mio percorso ravvivo e accresco.
Prego per Gino e Massimiliano quotidianamente come mi hai chiesto e per altre persone che mese dopo mese crescono di numero, sulla linea della compassione da te indicatami.
Grazie dell'ispirazione quotidiana nel pensarti, Mio maestro.
Con profondo sentimento e rispetto, aspirante all'umiltà del cuore che con il tuo esempio quotidiano e concreto insegni e fai sperimentare


Gasshō,

Riccardo

Forma

Stavo riflettendo sulla mia pratica, anche se procede quotidianamente, mi manca essere al Tempio e avere l'opportunità di imparare la Forma. Qualche settimana fa ho visto un volantino di un Sangha di Sōtō Zen qui a Seattle per annunciare un Sesshin. Ci sono andata una settimana fa. Avevano affittato una casetta nel bosco, un'ambiente spettacolare. Però mi sono accorta subito che questo incontro non mi avrebbe dato la soddisfazione spirituale che trovo a Shinnyo-ji, tra il mio Sangha e da lei, mio Maestro. Il "Sesshin" durava soltanto 4 ore e mancava totalmente la Forma, niente Sanpai prima di recitare i Sutra, niente gasshō al posto prima di sedersi. A un certo punto faceva caldo e uno del Sangha addirittura si è tolto la camicia del samu-e! Però alla fine della giornata, ho sentito il loro cuore di generosità e calore. Mi hanno accolto con lo spirito compassionevole e sono felice di avere avuto questa esperienza.
Mi ha fatto riconoscere l'importanza della Forma nella nostra pratica. Sarò contenta di venire al nostro Sesshin questo settembre e sono grata per il breve insegnamento che ho avuto la fortuna di ricevere a Shinnyo-ji. Intanto continuo la mia pratica da sola, con voi.

Grazie di tutto.
Mi mancate tutti!
Gasshō,

Tenshin

Da gennaio pratico nel Sangha di mio marito. Non si pratica Zen, si pratica Yoga. Gli insegnamenti non parlano del Buddha, parlano di Dio. Non si chiama neanche Sangha, si chiama gruppo di meditazione. E non mi chiamano Yōshin, mi chiamano Eva.

Quando dopo la pratica mi accingo a pulire e riordinare la sala di meditazione e il coordinatore del gruppo si stupisce, "Eva che fai? Sei già al lavoro?", so di essere uno con quanto il Maestro mi trasmette, so intimamente di essere Uno. Sono Buddha ed è solo grazie al Maestro Shinnyo Roshi sama che ne ho consapevolezza e che la Buddhità può dunque manifestarsi nella quotidianità della mia vita. Ovunque io sia. Qualunque cosa io faccia.

" La Pratica non è questione di lontano o vicino" [Sandōkai]
In Gasshō

Eva Yōshin

La tela di Penelope

Racconta la leggenda che Penelope distruggeva di notte quanto faceva di giorno, o qualcosa di simile. La stessa cosa faccio io con il mio percorso spirituale. Un giorno costruisco, l'altro distruggo. Il mio Maestro mi ha chiamato Shinkai, lo Spirito dei Precetti. Shinnyo Roshi nella sua profonda saggezza ha saputo leggere nel profondo del mio cuore, fino a toccarlo, ma nel mio quotidiano sono molto lontano da quello stile di vita. Una volta ho scritto una poesia, che non ritrovo più, ma che faceva più o meno così:
nel volo dell'airone ho percepito la mia sofferenza, in quel volo tanto leggero così diverso dalla pesantezza della mia vita.
Due miei cari amici si sono suicidati. Quando è successo io non ho capito, ma ogni giorno di più mi avvicino a comprendere il loro dolore, la loro stanchezza di vivere, la loro via senza uscita. Io so che si può essere felici, lo sono stato e me lo ricordo bene e questo fino ad oggi mi ha sempre preservato, ma non è abbastanza. Vorrei poter fluire dentro la vita come il filo di fumo dell'incenso: in silenzio, senza lasciare tracce. Il sorriso nel volto sereno del mio Maestro ogni volta che mi guarda mi indica che posso farcela e che forse non sono neppure così lontano. In fondo è pur vero che il fiore immacolato del loto sboccia nell'acqua più sporca. Possa io presto raggiungere quella sensazione di non cercare più niente e possa riuscire a trasmetterla a tutti quelli che incontrerò affinché si sentano ristorati posando il loro sguardo sul di me.
Gasshō

Shinkai

Più mi guardo in giro e più mi rendo conto che davvero tutto è Uno. A volte sembra che non me ne vada bene una, che tutto vada storto sin dal primo mattino e di certo non migliorerà nel pomeriggio... magari si spera nella calma della sera. Ci sono giornate invece che sembrano uscite da un romanzo, talmente perfette che mi guardo in giro pensando: che strana quiete, dov'è l'inghippo?! Ma poi, giorni, settimane o anni dopo, certi quadri iniziano a formarsi, inizio ad intravedere qualcosa, come un puzzle che si completa da sé, una lampadina che si accende nel cervello e all'improvviso mi fa gridare: ecco perché!
Ma il problema, almeno per me, è che posso vedere di sbieco solo una parte del puzzle, è come se fossi lì lì per completare tutto e vederlo e poi - PUFF - tutto scompare, lasciandomi col dito puntato sul vuoto proprio mentre mi avvicino per guardare meglio, per sussurrare ad un amico quel che ho trovato.
Tutto è Uno, devo solo tenere a mente questo.
Gasshō

Margherita

Durante l'ultimo Zazenkai, in qualità di aiuto-Tenzo, ho ricevuto l'incarico di preparare la frutta.
L'ho preparata mentre il Maestro, il nostro Sangha ed il Sangha olandese che era venuto a visitare il Tempio erano nello Zendo in Zazen.
Come dice il Maestro, in quel momento quella era la mia Pratica.
Con presenza mentale - come se fossi in Zazen - ho iniziato il mio lavoro.
Ho provato a non giudicarne l'importanza ed ho semplicemente tagliato della frutta.
Vorrei riuscire a vivere ogni momento ed ogni situazione della mia vita con quell'atteggiamento, incanalando le mie energie sull'attimo presente.
Grazie Maestro per le lezioni di Vita che ogni giorno ci impartisce.
Gasshō,

Lo tsunami del cuore

Faccio fatica a condurre una vita serena. Normale.
Per alcune persone il destino, il caso, o come altro si vogliano chiamare gli eventi che accadono, possono essere devastanti. Destabilizzanti.
Per me, e per la mia famiglia, sono accaduti una serie di eventi, legati tutti ad un unico fatto contenuto in poche gocce di inchiostro, che ci hanno cambiato la vita, il carattere e il destino.
So di essere in buona compagnia, perché ogni giorno sento, e leggo, di destini difficili come il mio. Lutti, carcere, tradimenti, errori di valutazione, sconfitte.
Spesso poi questi eventi sono causa di altri problemi quali rancori, odio e altri veleni della mente.
È bello per me vedere negli occhi del mio Maestro Shinnyo Roshi che lei sa, comprende, sente. E sapere che lei mi aspetta, perché sa che tornerò. Shinkai tornerà ad essere quello che era e ripartirà laddove il suo cammino si era interrotto.
Se sono ancora in piedi e ogni tanto provo un sollievo è grazie a Lei.
Grazie Maestro.

Shinkai

Zazen stasera
la Maestro serena:
libero il cielo.

Buon viaggio,
Gasshō

Shinden

Stasera ho sentito parlare la Maestro del Percorso Zen in maniera molto forte, direi che esprimesse limpidezza serietà pulizia e rispetto della Tradizione in maniera estrema. Un discorso 'estremo', quasi una lirica zen di fede e onestà. Sono felicemente d'accordo in tutto ció che affermava; niente nuove gabbie, competizioni e cordate che snaturerebbero la vera sostanza del nostro percorso e direi anche la felicità e la gioia della proposta peculiare del nostro Maestro e dei Patriarchi. Dove lo Zen? Eccolo! Grazie Maestro. Grazie!
Gasshō

Luigi Shinden Oldani

Durante la giornata di Zazenkai condivisa con il Sangha olandese che è stato in visita a Shinnyo-ji, c'è stato un momento che mi ha colpito molto; nel pomeriggio tutto il sangha era riunito in ascolto del Maestro che illustrava il suo Pellegrinaggio degli 88 templi; i templi visitati, il rituale da svolgere prima e durante la visita. Nel raccontare il Maestro ha accennato l'inizio dell'Hannya shingyō - il Sutra del cuore - che si recita prima di varcare la soglia del Tempio… credo che non volesse recitarlo tutto, magari mi sbaglio, ma quello che ho percepito è che all'accenno del Sutra il sangha ha iniziato a recitarlo, con totale naturalezza, come un respirare spontaneo; mi sono commossa, è stato un momento bello, eravamo un unico abbraccio, in quell'attimo eravamo Uno.
gasshō

goshin

Mia preziosa, come stai? Io bene, molto bene.
Ti scrivo per dirti che il mio zazen è cambiato da qualche settimana.
Per essere esatti ricordo proprio il giorno preciso: sabato 19 gennaio, in tarda mattinata.
Non so se voi eravate in sesshin in quel week-end o cosa, però quella mattina mi è successa una cosa particolare: ho sentito come un "collegamento"... un "flusso" ... una "continuità" con tutti quelli che si sono seduti in zazen prima di me, dai Patriarchi fino a Gautama Sakyamuni... ma intendo proprio qualcosa di "fisico", come se scorresse il loro sangue dentro di me...
Sensazione di un attimo, un lampo, o minuti, non lo so...
Fatto è che da allora il mio zazen è cambiato: riesco a restare più "dietro"... a osservare da più "distanza"...
Gasshō,

PierPaolo

Sembra molto naturale per noi esseri umani pensare che le cose sono buone o cattive, utili o non utili - almeno mi ritrovo molto spesso in questo tipo di considerazioni. Abbiamo certamente bisogno della nostra ragione e del buon senso nelle nostre pratiche quotidiane, e possiamo anche essere grati di avere questa capacità.
Tuttavia, a volte, rimaniamo intrappolati in queste concezioni. La vita è sorprendente e può portarci cose e opportunità che non aspettavamo.
Una delle grandi gioie della pratica Zen è la sua forza di farci accettare, come dice il nostro Maestro, le cose come sono.
In pratica, essere in grado di vedere dietro i pregiudizi della nostra piccola mente per un po' è un grande dono.
Dopo tutto pare che tutto vada bene, no?
Molte grazie Maestro Shinnyo, molte grazie Sangha di Shinnyo-ji!
Le mani in Gasshō,

Shinkō

Ricevo dal Tempio molto più di quanto non riesca a dare. Shinnyo-ji è un luogo speciale ed è sempre nel mio cuore.
Mi inchino con profonda gratitudine davanti al Maestro e davanti a tutti coloro che, sotto la guida del Maestro,donano vita quotidiana al Tempio.

Marco V.

Tutto ha un perché
ma non una forma,
la radice è pura
la realtà assoluta,
a cosa ti serve chiederti dove stai andando?"
Gasshō,

Yūshin

Mi ritrovo all'ultimo momento a scrivere qualche riga per l'Ekizen di primavera pensando che qualcosa sarebbe saltata fuori, come spesso accade, affiorata alla mente. Molto più spesso, invece, occorre fermarsi a pensare alla pratica; è richiesto uno sforzo e questo è davvero molto utile. Come per sedersi in zazen. Anche qui è richiesto uno sforzo quotidiano, uno sforzo che non si attenua, secondo la mia esperienza, con il passare del tempo ma che è parte fondamentale, il nocciolo della nostra pratica.
Gasshō

Gregorio

A Shinnyo-ji c'è molto fermento. Sono tante le notizie che si susseguono. Una delle più belle e importanti è la nomina del nostro Maestro a Kokusai Fukyoshi, Missionario del Soto Zen autorizzato dall'ufficio Shumucho giapponese a diffondere lo Zen Soto nei paesi fuori dal Giappone. Questa nomina è davvero importante per il nostro Maestro e quindi per tutti noi che siamo suoi discepoli.
Per chi non sa nulla di Zen, leggere di Maestri e discepoli potrà far storcere il naso, pensando che abbiamo il cervello bollito. In effetti sentirsi un discepolo di un maestro, a cinquant'anni, può far pensare a questo, ma per capire le cose bisogna avvicinarsi ad esse. Da lontano spesso non si vede bene e le cose non sono sempre come appaiono. La nostra Via è tutt'altro che una setta ed essere discepoli non vuol certo dire che siamo succubi di qualcosa. Il nostro è un cammino di crescita spirituale e ogni cammino dell'anima non può prescindere dall'avere qualcuno che prima di te è passato da quei sentieri.

Shinkai

Rispetto e riconoscenza
per il Tempio di Shinyo-ji
dove l'amore
è percepibile attraverso
la forma
è tangibile attraverso
le azioni
dove il Sangha
in crescente armonia
comunica
anche con l'assenza fisica
perchè l'impronta
permane nel cuore,
a lungo.

Valentina




Grande pace c'è nel cuore di Shinnyo-ji,
uno con il cuore del Maestro,
ci rinfresca la mente e siamo Zazen.
Il sorriso torna,
il cuore è limpido.

Benshin

Cielo plumbeo,

all'orizzonte lampi sul mare.

La pioggia, come scroscio di appalusi,

mi è compagna di viaggio.

Dopo ore di guida solitaria,

ferma in un punto di crinale

alzo gli occhi verso il cielo.

L'intensità della notte

penetra nello sguardo.

Lucia




Uno degli scorsi lunedì, mentre il Maestro condivideva il buon esito dell'incontro alla Gendronnière, mi si è presentata alla mente una situazione, divenuta foto, vista a Varanasi…

Lucia

Articoli del Rev. Ryushin Azuma Roshi

pubblicati sul Daijō-ji Dayori n. 114 marzo 2013

"Uomo, donna"

男、女

Leggendo i testi antichi del Buddhismo, troviamo spesso le parole

善男子 zennanshi, uomo buono (da dizionario: uomo laico che ha preso Rifugio nella Via del Buddha, fedele laico).

善女人 zennyonin, donna buona (da dizionario: donna buona, laica che ha preso Rifugio nella Via del Buddha).

Questa distinzione poteva essere diversamente espressa con l'uso delle parole, uomo o donna, o con il riferimento al sesso maschile o femminile, ma un'espressione in questi termini riferito ai seguaci del Buddha, l'ho trovata raramente.

Attualmente nei testi buddhisti per esprimere il medesimo concetto vengono usate le espressioni abbreviate: 善男 zennan, 善女 zennyo.

(Tutti i fedeli che si recano al Tempio vengono appellati simbolicamente con questa definizione, piuttosto che il Signor … o la Signora …) n.d.r.

I dizionari giapponesi o di Buddhismo definiscono 善男 zennan, 善女 zennyo, come fedeli della Via del Buddha. Dal punto di vista del Buddha tutti gli esseri devono essere salvati, tutti devono diventare felici, anche se non sono i così detti "uomo buono" o "donna buona". Il Buddha spera e promette di salvare tutti gli esseri.

Prendiamo in esame il Sutra Yuimakyō dove è scritto che Tennyo, la vergine celeste, (una donna molto bella che vive nel mondo del cielo, una sorta di dea) ha quelle sembianze per ispirare la gente alla serenità e alla saggezza. Inoltre Shakyamuni Buddha parla di esseri senzienti in generale, senza distinguere tra donne e uomini. Nel Sutra Jizō Bosatsu Hongankyō è scritto che Jizō Bosatsu era originariamente una donna, figlia di un Baramon, di un Bramino, ma è anche scritto che era un uomo, figlio di una ricca famiglia, o di un re. Dunque Jizō Bosatsu, per salvare la gente, si manifesta a volte come uomo e a volte come donna, a seconda del tempo e del luogo.

Può sembrare strano, ma secondo me, in origine il corpo di Jizō Bosatsu, non era né di uomo, né di donna, ma apparteneva a quello stato asessuato chiamato musō , senza forma.

In alcuni Mondo, viene chiesto se Kannon Bosatsu sia una donna, poiché ha sembianze molto dolci e femminili, ma la risposta è sempre negativa, perché viene definito come maschio. Ma io dico che Kannon Bosatsu non è né maschio, né femmina, ed è perciò che può diventare sia uomo che donna, e tutto questo non è altro che la manifestazione della forza di Jihi, la Compassione del Buddha.

"Shukke, Zaike"

出家、在家

Circa 2500 anni fa in India, al tempo di Shakyamuni Buddha i seguaci erano suddivisi in quattro gruppi di Sangha riuniti in due categorie: i monaci in Shukke, i fedeli in Zaike. I monaci, Shukke, si dividevano in Bikku, monaci e Bikkuni, monache. I fedeli, Zaike si dividevano in Ubasoku, uomini e Ubai, donne.

Il nostro fondatore Dogen Zenji ha proseguito questa tradizione definendo il Sangha suddiviso in Shukke e Zaike, ma nella sua visione ha messo l'accento più sulla Via di Shukke.

Nello Shobokenzo Zuimonki nel Capitolo III, Dogen Zenji dice che i monaci nel tempo odierno pensano che sia meglio seguire i costumi mondani, ma Lui non è d'accordo, e dice che la vita nel Dharma deve essere opposta alla vita mondana.

Anche Keizan Zenji ha seguito la linea di Dogen Zenji e nel suo insegnamento nel Denkoroku, si trovano spesso le espressioni Shukke della mente, Shukke del corpo e anche nel Keizan Zenji Shingi, "Regole del Monastero Zen", usa l'espressione Bodhisattva Shukke, Bodhisattva Zaike. In Keizan Zenji i termini Shukke e Zaike non hanno un unico significato, ma molteplici, e forse lì troveremo la chiave di comprensione su come devono essere i monaci Shukke nel tempo moderno. Nel Tempio Ekōji di Noto, prefettura di Ishikawa è conservato un ritratto di Keizan Zenji con capelli e barba, dipinto nel 1774. Forse nessuno conosce questo dipinto, salvo poche persone.

C'è anche un fedele, che vive nella nostra Prefettura, che senza aver ricevuto alcun ordinazione si dichiara Zaike Dogenshu, ovvero fedele laico della scuola di Dogen e ha fondato un Centro Studi sulla Filosofia cinese e parallelamente studia lo Shobogenzo di Dogen.

Anche per me, rispetto alla mia vita privata, quando mi sono sposato, il Maestro che mi aveva dato Tokudo, mi ha dato Hammon e si è arrabbiato.

Negli altri paesi asiatici come nei Templi buddhisti di Taiwan e in Corea del Sud ci sono alcuni monaci sposati e questo è dovuto all'influenza del Buddhismo giapponese. Ho sentito dire che nella Scuola Taiko della Corea del Sud i monaci si sposano, ma le loro famiglie risiedono fuori dal Tempio. Il giorno la moglie lavora al Tempio e la notte ritorna nella loro casa all'esterno, mentre il marito rimane al Tempio. Per quanto riguarda il nostro Monastero di Daijō-ji, che è un Senmonsodo, solo gli ultimi quattro Abati dal 69° all'attuale, 72°, che sono io, si sono sposati, ma le loro famiglie vivono fuori dal Tempio. (Nel Tempio privato dove il figlio succede al padre l'Abate vive con la propria famiglia nel Tempio). Nella Storia del Giappone dall'anno 1872 è stato permesso ai monaci uomini di sposarsi e di mangiare carne e di allungare i capelli e dall'anno successivo anche per le monache è stato emesso lo stesso decreto da parte dello Stato. Questa modernizzazione ha avuto effetti positivi e negativi. Come effetto negativo c'è stata una perdita della religiosità nel costume dei monaci, una secolarizzazione, una privatizzazione del Tempio, dovuto al sistema ereditario nella stessa famiglia. Sento spesso dire dalla gente che apprezzano molto il Buddhista, ma non la condotta dei monaci. Tante persone temono la tendenza a un decadimento dell'immagine del Buddhismo nei confronti della società moderna. Di recente si parla spesso di tassare anche gli Istituti religiosi, forse prossimamente sarà applicato un regime di tassazione. Se dovesse attuarsi questa prospettiva, non solamente i grandi Templi, ma anche numerosi piccoli Templi non potrebbero mantenere la loro presenza sul territorio. Che ne pensate?

Anche tra la gente del mondo le persone intelligenti criticano i comportamenti della gente ordinaria, sostenendo che un intellettuale di nome Kuzugen dice: "Tutti sono ubriachi, solo io non mi sono ubriacato" e ha smesso di seguire i costumi della società e alla fine si è gettato nel fiume uccidendosi. Non di meno il Dharma da tutti i punti di vista è diverso, opposto, dalla visione mondana. la gente ordinaria si acconcia bene i capelli, mentre i monaci si rasano la testa. La gente oggi si nutre con più pasti, mentre i monaci mangiano una sola volta al giorno. Le abitudini dei monaci sono completamente diverse da quelle della gente nella vita mondana, perciò i monaci diventano, daianrakuni, persone che vivono nella serenità liberati dalla sofferenza, una presenza più serena nel mondo. Dunque coloro che fanno i monaci devono assolutamente vivere al contrario della vita mondana.

Daijō-ji Dayori n. 114 marzo 2013

Report Shinnyo-ji – Italia – del Dicembre 2012

È arrivato un report della Sesshin di Jōdō-e di Iten Shinnyo san, allieva dell'Abate di Daijō-ji, tradotto da Nakajima Shinobu sensei, che qui di seguito riportiamo.

"Mio caro Maestro come sta?

Ho sentito che fa molto freddo in Giappone, anche qui a Firenze la temperatura è gelida, come se nevicasse.

La Cerimonia di Jōdō-e a Shinnyo-ji è terminata con successo. Alle 20.30 del 7 dicembre abbiamo cominciato Zazen in trentadue persone, alle 4.30 della mattina siamo rimasti in venti e alle 7.30, al termine, eravamo undici praticanti seduti ed abbiamo festeggiato il Jōdō, l'Illuminazione del Buddha, guardando la stella del mattino.

Mentre ero seduta in Zazen durante la notte ho sempre sentito la Sua presenza vicino a me. La ringrazio per il Suo Insegnamento e per aver fondato il Tempio di Shinnyo-ji.

Anche il Sangha di Shinnyo-ji La ringrazia. Nell'ultimo mese diverse nuove persone sono arrivate a Shinnyo-ji per praticare Zazen. Anche i vecchi praticanti, tutti in armonia, con entusiasmo seguono la pratica.

Si sta avvicinando la fine dell'anno, Le auguro un Nuovo Anno di prosperità.

I Shin den Shin

Shinnyo

Kuhai"

Zazen e conferenza del Prof. Aldo Tollini

24 maggio 2013

"Il linguaggio di Dōgen per esprimere l'Assoluto"

Venerdì 24 maggio, dopo il consueto incontro di Zazen terminato eccezionalmente alle ore 20.40, si è tenuta nei locali del Tempio la conferenza del prof. Aldo Tollini dal titolo "Il linguaggio di Dōgen per esprimere l'Assoluto".

Il professore, durante il suo intervento, ha spiegato agli ospiti ed al Sangha alcune caratteristiche dello stile linguistico adottato dal Patriarca per esprimere ciò che tradizionalmente è riconosciuto come inesprimibile, ovvero la dimensione dell'Illuminazione.

In una realtà che coincide con la stessa realtà dell'Illuminazione anche il linguaggio deve poter esprimere tale natura illuminata, questa la tesi che il professore ha spiegato attraverso parole semplici, accessibili anche per i "non addetti ai lavori".

La conferenza si è chiusa alle ore 23, seguita da un piccolo rinfresco offerto gentilmente da alcuni praticanti.
Gassho

Yūshin

LA POESIA

Trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta scritta nel 1960 da Madre Teresa e tratta dal libro "La gioia di amare"

Trova il tempo...

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
È la fonte della saggezza
È la strada della felicità
È il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
È la chiave del Paradiso.

Zazenkai

11 maggio 2013

Durante lo Zazenkai dell'11 maggio è stato ospite di Shinnyo-ji un gruppo olandese di praticanti Zen Rinzai discepoli di Rients Ranzen Ritskes Roshi.

Ed, Bettina, Peter, Marjan, San Stefano, Desiree, Mieke, Leen, Maria e Hans si sono seduti in Zazen con noi per tutta la mattina ed hanno condiviso il pasto formale con il Sangha di Shinnyo-ji.
Nel pomeriggio il Maestro Shinnyo ha tenuto un Discorso sul suo Pellegrinaggio negli 88 Templi Shingon nell'isola di Shikoku.

Nei giorni successivi alla visita abbiamo ricevuto questa mail:

Dear master Iten Shinnyo and Sanga,
We would like to thank you again for the great hospitality we experienced during our visit to your Zen Temple last Saturday.
Our Sanga was impressed by your devotion , tradition and rituals.
The theisso about Shikoku was very recognizable for us.
Regards to everybody in your Sanga and of course you are welcome in Holland,
warm regards
Gasshō,

Ed

Caro Maestro Iten Shinnyo e Sanga,
Vorremmo ringraziarvi ancora per la grande ospitalità che abbiamo vissuto durante la nostra visita al Tempio Zen Sabato scorso.
Il nostro Sanga è rimasto colpito dalla vostra devozione, tradizione e rituali.
Abbiamo avuto riscontro della nostra stessa esperienza nel teisho su Shikoku.
Saluti a tutti i componenti del Sanga e, naturalmente, siete i benvenuti in Olanda,
cordiali saluti,
Gasshō,

Ed

         

Il menù del pasto in olandese e in italiano

La visita del Sangha di dieci olandesi è stata una sorpresa speciale in questo mese di maggio. C'era una bella atmosfera mentre meditavamo tutti insieme nel nostro piccolo Zendo, più di venti persone, e un silenzio teso, compatto, molto denso.
L'arrivo di un gruppo così numeroso ci ha messo in agitazione, c'erano tante cose da preparare, il Sangha era in fermento. Poi tutto è fluito bene, come doveva essere. Abbiamo pranzato nello Zendo e, nonostante la presenza di tante persone, il servizio e il pranzo stesso si sono svolti con ordine e cura.
Nel pomeriggio, tutti insieme, abbiamo ascoltato il Maestro che parlava del suo pellegrinaggio in Giappone. Anche gli olandesi ascoltavano attenti grazie a Daishin che con abilità e semplicità ha tradotto in simultanea.
Per un paio di ore siamo stati in viaggio con il Maestro, abbiamo salito lunghe scalinate, recitato l'Hannya Shingyo, fatto offerte e respirato l'aria sacra dei Templi e la frescura delle montagne. È stato coinvolgente ed è nata la voglia di partire davvero di nuovo con il Maestro, come lei ha proposto, per un pellegrinaggio tutti insieme.
Grazie, Maestro, per avere pensato a noi durante il pellegrinaggio, regalando a ognuno una dedica speciale in uno degli ottantotto Templi dell'isola di Shikoku.

Benshin

"Insieme per la pace"
Incontri di meditazione e spiritualità per la pace

Palazzo Vecchio

7 maggio 2013

Il 7 maggio scorso ho avuto l'onore di rappresentare Shinnyo-ji all'incontro interreligioso che si è tenuto in Palazzo Vecchio. La consapevolezza di essere lì a nome del Maestro, del Tempio e del Sangha mi ha spinto a impegnarmi ad essere il più possibile presente e a leggere con chiarezza e sicurezza il brano che il Maestro mi aveva affidato.

Ero agitata e emozionata quando sono arrivata. La calda accoglienza di Marco e Sandra, che già conosco da tempo, mi ha rassicurato e anche il fatto di sapere che il nostro Maestro è molto rispettato e considerato tra le persone che fanno parte del gruppo interreligioso.

Durante l'incontro ci sono letture da varie tradizioni religiose e alla fine la meditazione. Il brano che ho letto, come contributo del nostro Tempio, è un estratto dal tema di pratica di questo anno: MUSHIN.

Poter leggere questo brano mi è stato di grande beneficio. Per prepararmi l'ho letto alcune volte e questo mi ha permesso di soffermarmi su alcuni concetti e di rivederli. L'essere MUSHIN è un grande impegno nella quotidianità, mi rendo conto di quanto spesso mi perdo nei meandri della mente, allontanandomi dal fluire della vita. Però il sapere che c'è questa possibilità, a cui possiamo sempre accedere, è un conforto e una spinta nella pratica. È anche quanto richiede la mia vita in questo momento, ovvero accettare l'incertezza, senza infilarmi in una delle belle e rassicuranti scatoline di sicurezza dentro cui si sta tanto comodi.

Mi è rimasta impressa la frase di Dōgen Zenji, citata dal Maestro, che dice che la mente MUSHIN è "come l'aria pura della nuvole bianche" e che assomiglia alla vita dei monaci Zen che girano di Tempio in Tempio alla ricerca del loro Maestro senza niente scegliere o progettare.

Il brano su MUSHIN non ha colpito solo me, ma anche coloro che l'hanno ascoltato, il Maestro ha ricevuto i complimenti. Quindi la nostra piccola realtà in crescita è stata apprezzata ed è presente in questo evento mensile della città

Benshin

IV Anniversario della Sede permanente di Shinnyo-ji 25 aprile 2013

Il 25 aprile 2009 Shinnyo-ji si è trasferito nella Sede permanente di Via Vittorio Emanuele II 171.
Ogni anno per festeggiare la ricorrenza Shinnyo-ji rimane aperto per tutti coloro che desiderano visitarlo.
Quest'anno si è tenuto uno Zazenkai durante la mattina e dalle ore 14.00 alle ore 19.00 il Sangha ha accolto i visitatori.
Durante l'apertura è stato possibile richiedere un colloquio con il Maestro Shinnyo, ricevere una lezione di forma e sedere in Zazen, ritirare il materiale informativo del Tempio.
Durante tutta la giornata come testimonianza di pratica e di realtà del Tempio nello Zendo – Sala della Meditazione – si è svolta una staffetta di dieci ore con un praticante sempre seduto in Zazen

Il Maestro Shinnyo con il Sangha durante l'Anniversario

25 aprile 2013: Quarto Anniversario dell'attuale Sede del Tempio di Shinnyo-ji.

Questo anno ha visto il nostro Tempio consolidarsi e mettere radici sempre più profonde, crescere e trovare un suo spazio, proprio come quella piccola pianta di acero giapponese che gentilmente Yumiko san ci donò esattamente un anno fa, e che ora cresce forte e rigogliosa proprio nel nostro giardino sotto le cure del Sangha.
Lentamente anche i praticanti di Shinnyo-ji, simili a piccole pianticelle, hanno affondato a loro volta le radici nella terra della Via accuditi e sostenuti dalle cure del nostro Maestro, le folate di vento della vita ne hanno fatto ondeggiare di tanto in tanto i rami, ma anno dopo anno sempre più saldamente i fusti li sostengono.
Anche quest'anno, come ormai da affermata tradizione, una staffetta di Zazen ha accompagnato tutta la giornata di Anniversario, mentre nella mattina si è svolto uno Zazenkai che ha consentito di armonizzare tutti i praticanti, certamente il miglior modo per celebrare il compleanno del nostro Tempio.
Come di consueto, la giornata non è stata segnata tuttavia solo da un ritiro di pratica intensa ma è stata dedicata anche all'apertura e alle visite. Il pomeriggio, dopo un pasto consumato in silenzio, le porte del Tempio si sono aperte per accogliere visitatori ed amici che hanno voluto condividere con noi questa giornata di gioia.
La giornata, passata in serena armonia, si è conclusa come da programma alle ore 19.
Gasshō

Yūshin

LO ZEN DI BODHIDHARMA

Capitolo IV - Il Sermone della Realizzazione

I Sutra dei Buddha sono veri. Ma molto tempo fa, quando quel grande Bodhisattva stava coltivando i semi dell'Illuminazione, fu per contrastare i tre veleni che creò i suoi Tre Voti.

Praticando le proibizioni morali per contrastare il veleno dell'avidità, egli fece voto di porre fine a tutti i mali. Praticando la meditazione per contrastare il veleno della rabbia, egli fece voto di coltivare tutte le virtù. E praticando la saggezza per contrastare il veleno dell'illusione, egli fece voto di liberare tutti gli esseri. Siccome perseverò in queste tre pratiche pure di moralità, meditazione e saggezza, egli fu capace di superare i tre veleni e di raggiungere l'Illuminazione. Superando i tre veleni spazzò via tutte le cose peccaminose e così pose fine al male. Osservando le tre serie di precetti non fece altro che il bene e coltivò le virtù. E ponendo fine al male e coltivando le virtù completò tutte le pratiche, beneficiandone egli stesso così come gli altri, e salvò mortali ovunque. Così liberò gli esseri.

Dovresti realizzare che la pratica che coltivi non esiste distinta dalla tua mente. Se la tua mente è pura, tutte le terre del Buddha sono pure. I Sutra recitano: "Se la loro mente è impura, gli esseri sono impuri. Se la loro mente è pura, gli esseri sono puri." E: "Per raggiungere la terra del Buddha, purifica la tua mente. Appena la tua mente diviene pura, la terra di Buddha diviene pura." Così superando i tre stati avvelenati della mente le tre serie di precetti sono automaticamente compiute.

– Ma i Sutra dicono che le Sei Paramita sono generosità, disciplina, pazienza, sforzo, concentrazione, meditazione. Ora dici che le Paramita si riferiscono alla purificazione dei sensi. Cosa intendi con questo? E perché sono chiamate traghetti?

Coltivare le Paramita significa purificare i sei sensi superando i sei ladri. Scacciare il ladro dell'occhio abbandonando il mondo della forma è generosità. Tenere fuori il ladro dell'orecchio non ascoltando i suoni è disciplina. Umiliare il ladro del naso uguagliando tutti gli odori come neutri, è pazienza. Controllare il ladro della bocca assoggettando i desideri del gustare, del lodarsi e dello spiegare è sforzo. Domare il ladro del corpo rimanendo impassibili alle sensazioni del tatto è meditazione. E addomesticare il ladro della mente non cedendo all'illusione ma praticando in stato di consapevolezza è saggezza. Queste Sei Paramita sono mezzi di trasporto. Come barche o zattere esse trasportano gli esseri all'altra sponda. Perciò sono dette traghetti.

– Ma quando Shakyamuni era un Bodhisattva, consumò tre ciotole di latte e sei mestoli di farinata d'avena(89) prima di ottenere l'Illuminazione. Se dovette bere latte prima di poter assaggiare il frutto della Buddhità, come può la mera osservazione della mente far conseguire la liberazione?

Ciò che dici è vero. Questo è come egli raggiunse l'Illuminazione. Dovette bere il latte prima di poter diventare un Buddha. Ma ci sono due tipi di latte. Quello che bevve Shakyamuni non era il latte comune e impuro ma il puro latte del Dharma. Le tre ciotole sono le tre serie di precetti. E i sei mestoli sono le Sei Paramita. Fu perché bevve questo puro latte del Dharma che Shakyamuni, quando raggiunse l'Illuminazione, assaporò il frutto della Buddhità. Dire che il Tathagata bevve il mondano intruglio dell'impuro latte di mucca dall'odore rancido è la più alta denigrazione. Ciò che è veramente così, l'indistruttibile, l'imperturbabile Dharma stesso, rimane per sempre libero dalle afflizioni mondane. Perché avrebbe dovuto aver bisogno di latte impuro per soddisfare la sua fame o la sua sete?

I Sutra recitano: "Questa mucca non vive sugli altopiani o nelle pianure. Non si nutre di grano o di paglia. E non pascola con i buoi. Il corpo di questa mucca è del colore dell'oro brunito." La mucca si riferisce a Vairocana (90). Grazie alla sua grande compassione per tutti gli esseri produce, dall'interno del suo corpo del Dharma, il sublime latte del Dharma delle tre serie di precetti e delle Sei Paramita per nutrire tutti coloro che cercano la liberazione. Il latte puro di una mucca così pura può non solo consentire al Tathagata di raggiungere la Buddhità, ma può anche permettere ad ogni essere che lo beve di raggiungere la completa, insuperabile Illuminazione.

Note

(89) Latte … farinata. Dopo essersi impegnato per molti anni nelle pratiche ascetiche senza alcun risultato, Shakyamuni ruppe il suo digiuno bevendo questo latte e farinata offerto da Nandabala, figlia di un capo mandriano. Dopo averlo bevuto, egli sedette sotto un albero risoluto a non alzarsi finché non avesse raggiunto l'Illuminazione.

(90) Vairocana. Il Buddha Grande Sole, che incarna il Dharma stesso o il vero corpo del Buddha. Come tale, Vairocana è la figura centrale nel pantheon dei cinque Dhyani Buddha, che include Akshobhya all'Est, Ratnasambhava al Sud, Amithabha all'Ovest e Amogasiddhi al Nord.

INTERPRETAZIONE DEL SUTRA DEL CUORE

Di T. Griffith Foulk

Da questo numero di EKZ inizia la traduzione, autorizzata dall'autore, Prof. T. Griffith Foulk, della Conferenza che si è tenuta presso La Gendronnière dal 19 al 21 Ottobre 2012 in occasione del Seminario Annuale Sokambu, Ufficio Buddismo Soto Zen Europa.

PROF. T. GRIFFITH FOULK

Laureato presso il Williams College, ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi Buddisti presso l'Università del Michigan nel 1987.

Formatosi in monasteri Zen in Giappone, studioso di buddismo, con interessi di ricerca riguardo aspetti filosofici, letterari, sociali e storia del buddismo, in particolare della tradizione Ch'an / Zen.

Co-redattore capo di Soto Zen Text Project (Tokyo).

Membro del Comitato direttivo della Sezione Buddismo dell'American Academy of Religion nei periodi 1987-1994 e dal 2003 ad oggi.

Membro del consiglio dell'Istituto Kuroda per lo studio del Buddismo.

Ha ricevuto le borse di studio Fulbright, Mellon, Japan Foundation, e la National Endowment for the Humanities.

Ha insegnato presso l'Università del Michigan, l'Università di Toronto, e UC Berkeley.

Le sue pubblicazioni includono Osservanze standard della Scuola Zen Soto (Vol. 1: traduzioni, e Vol. 2:. Introduzione, glossari, e indice), e numerose monografie sulla storia intellettuale e istituzionale del Buddismo Zen in Cina e Giappone.

Professore di Religioni Asiatiche presso il Sarah Lawrence College dal 1995.

Capitolo 1

Le dottrine Buddhiste precoci citate nel Sutra del Cuore

I testi Buddhisti precoci (pre –Mahayana) stabiliscono la dottrina del non-sé.

Essi argomentano che non c'è niente nell'esistenza che può essere realmente chiamato "me" o "mio", perché le cose che noi classifichiamo come tali (i nostri corpi, pensieri, sensazioni, proprietà, famiglia e amici) non sono di fatto sotto il nostro completo, indipendente, controllo.

Poiché niente incontra la definizione di "sé", "sé" è una categoria vuota, un insieme vuoto.

Ciò che convenzionalmente (e illusoriamente) chiamiamo "sé" è in realtà solo una collezione di fenomeni impermanenti, causalmente condizionati, chiamati Dharma.

Il "sé" non ha reale esistenza, ma i Dharma sono cose realmente esistenti che hanno un "proprio essere".

Niente che è formato da parti ha un "proprio essere", autosufficiente, perché la sua esistenza dipende da quella delle sue parti. Solo le entità indivisibili (comparabili con il concetto greco di atomi) che esistono in sé e di per sé incontrano la definizione di "Dharma".

Perciò i nomi che usiamo per tutte le cose composte sono meri disegni convenzionali; essi sono "vuoti" nel senso che non corrispondono a nessuna entità realmente esistente.

I precoci testi Buddisti contengono un numero di differenti formule che rappresentano sforzi per analizzare ciò che comunemente chiamiamo il "sé" nelle sue componenti realmente esistenti.

Due famose liste di Dharma, i cinque aggregati ed i diciotto elementi, sono citati nel Sutra del Cuore:

Cinque aggregati:

  • 1. Forma
  • 2. Sensazione
  • 3. Percezione
  • 4. Predisposizione karmica
  • 5. Coscienza


Diciotto elementi

- 6 organi di senso:

  • occhio
  • orecchio
  • naso
  • lingua
  • corpo
  • mente


- 6 sensi

  • forma
  • suono
  • odore
  • sapore
  • consistenza
  • oggetto della mente


- 6 percezioni

  • vista
  • udito
  • olfatto
  • gusto
  • tatto
  • conoscenza


La parola "Dharma" si riferisce certamente anche in generale agli insegnamenti del Buddha, i quali includono numerose formule che non sono esempi di analisi di Dharma nell'accezione suddetta.

Due che sono citati nel Sutra del Cuore sono i Dodici collegamenti di dipendenze co-originanti e le Quattro Nobili Verità.

Dodici collegamenti di dipendenze co-originanti

  • 1. Ignoranza
  • 2. Predisposizione Karmica
  • 3. Coscienza
  • 4. Nome e forma
  • 5. Oggetti dei sei sensi
  • 6. Contatto
  • 7. Sensazione
  • 8. Desiderio
  • 9. Avidità
  • 10. Divenire
  • 11. Nascita
  • 12. Vecchiaia e morte


Quattro nobili verità

  • 1. Sofferenza
  • 2. Causa della sofferenza
  • 3. Cessazione della sofferenza
  • 4. Via che porta alla cessazione della sofferenza



La critica Mahayana alla teoria del Dharma del Buddhismo precoce

Il Sutra del Cuore esprime la dottrina Mahayana della vacuità che sostiene che sia il "sé" sia i "Dharma" siano categorie concettuali egualmente "vuote" nel senso che esse non corrispondono a niente di realmente esistente.

I filosofi Mahayana come Nagarjuna argomentano che la reale definizione di un Dharma - un'entità che possiede "una propria realtà" (cioè è separato ed indivisibile) - è da un punto di vista logico contraddittorio in sé e che queste entità non sono empiricamente dimostrabili.

Il concetto di Dharma o di "cosa realmente esistente" in breve, è tutto tranne che un'invenzione utile.

Così è utile considerare il mondo come un insieme di entità statiche ed indipendenti che interagiscono una con l'altra attraverso un nesso causale; in realtà nessuna di queste "cose" esiste: "Dharma" è una categoria vuota.

Questo è il significato dell'espressione che si trova nel Sutra del Cuore in cui si legge "tutti i Dharma sono vuoto".

In altre parole qualsiasi "cosa" noi pensiamo e diciamo non è altro che un costrutto mentale arbitrario (sebbene utile) - distinzioni che disegniamo per i nostri obiettivi utilitaristici. Comunque l'esistenza stessa - il "mondo reale" - ha un'infinita complessità e fluidità che cela tutta la nostra reificazione concettuale e linguistica.

Un'importante corollario della dottrina del vuoto è la dottrina delle Due Verità: la Verità Convenzionale, che concerne le "cose" ed è il livello nel quale tutti i discorsi umani sono inseriti; e la Verità Ultima che può essere realizzata dal saggio, ma non può essere espressa a parole senza contraddizione interna.

Parlare del "vuoto di tutti i Dharma", per esempio, significa puntare alla Verità Ultima, ma l'affermazione stessa è vera solo ad un livello convenzionale: in definitiva non ci sono cose come i Dharma sulle quali si può affermare il vuoto e non ci sono neppure cose come il vuoto.

La comprensione della Verità Ultima dipende dalla Verità Convenzionale, perciò è semplice capire che linguaggio e idee concettuali non possono prendere contatto con il reale senza distorcerlo durante il processo.

La Realtà Ultima, in altre parole, non è qualche "cosa" che può essere compresa intuitivamente o sperimentata in sé o per sé, a priori o a prescindere dal linguaggio, è solo un nome per un sentire all'interno delle limitazioni e delle illusioni (sebbene utili) del linguaggio.

Il messaggio del Sutra del Cuore

L'argomento centrale del Sutra del Cuore è che, data la vacuità della categoria "Dharma" ("cosa"), non ci sono cose come i "Cinque Aggregati", i "Diciotto Elementi", i "Dodici collegamenti delle dipendenze co-originanti" o le "Quattro Nobili Verità".

Nello stesso modo non ci sono cose come il "Vuoto".

Come il testo afferma "la Forma è Vuoto" e il "Vuoto" è solo un'altra vuota forma.

Credere nell'esistenza dei Dharma (cose) significa essere prigionieri di "visioni capovolte" e "fantasmi di sogno" che sono "l'oscuramento mentale" che porta con sé "paura" e "sofferenza".

Il "Nirvana Supremo", conclude il Sutra del Cuore, si raggiunge quando si smettono di considerare le proprie idee (Dharma) circa la realtà come un'accurata descrizione della realtà stessa.

Traduzione del Sutra del Cuore (Sutra del Cuore della Grande Perfezione della Saggezza)

Il Bodhisattva Avalokitesvara, praticando la profonda Perfezione della Saggezza, vide chiaramente che i cinque aggregati sono vuoto, eliminando così tutte le sofferenze.

Sariputra, la Forma non differisce dal Vuoto, il Vuoto non differisce dalla Forma."Forma" è vuoto, "Vuoto" è forma. Anche Sensazione, Percezione, Predisposizione Karmica e Coscienza non sono diverse.

Sariputra, tutti i Dharma sono caratterizzati dal Vuoto: essi non iniziano né finiscono, non diventano puri né impuri, non si accrescono né diminuiscono.

Perciò, dato il Vuoto non esiste Forma, Sensazione, Percezione, Predisposizione Karmica o Coscienza; non esiste Occhio, Orecchio, Naso, Lingua, Intelletto. Non esistono Forma, Suono, Odore, Gusto, Consistenza, Oggetto della Mente, non esiste il senso della Vista, non c'è senso della Coscienza Mentale.

Non c'è Ignoranza né estinzione dell'ignoranza, non c'è Vecchiaia e Morte né estinzione di Vecchiaia o Morte.

Non c'è Sofferenza, Causa, Cessazione o Via.

Non c'è Conoscenza né Realizzazione.

Dato che non c'è niente da raggiungere, il Bodhisattva si affida alla Perfezione della Saggezza e quindi la mente è priva di oscuramento. Dato che non c'è oscuramento non esiste paura.

Essere completamente privi da tutte le Visioni Capovolte e da tutte le Fantasie da Sogno è il Nirvana Supremo.

Tutti i Buddha dei tre periodi si affidano alla Perfezione della Saggezza e quindi ottengono l'incomparabile, vero e perfetto Risveglio.

Dunque noi sappiamo che la Perfezione della Saggezza è il Mantra dello Spirito, è il grande Mantra incantevole, il Mantra supremo, il Mantra incomparabile, che può eliminare tutte le sofferenze.

Questo è vero e non è falso.

Perciò io proclamo la Perfezione del Mantra della Saggezza, il Mantra che dice come segue:

"Gate gate, paragate parasamgate bodhi svaha" Hannya Shingyo.

Il gruppo SanghaFondatori si è riunito nelle seguenti date:
Venerdì 12 aprile
Giovedì 25 aprile
Venerdì 31 maggio

Traduzione dei testi del Daijoji Dayori dal giapponese: Shinobu Nakagima,
traduzione dall'inglese del testo di Bodhidharma: Eva Yōshin,
traduzione dall'inglese del testo del Prof. T. Griffith Foulk, sul Sutra del Cuore: Laura Lō,
fotografie: Fabio Daishin e Eva Yōshin,
redazione: Serena Goshin.

Vi aspettiamo al prossimo numero di EkiZen
Gasshō

Calendario degli incontri di Pratica Zen presso il Tempio Sōtō Zen Shinnyo-ji di Firenze:




Zazen - tre incontri alla settimana: ogni lunedì sera dalle 20.00 alle 22.00, ogni martedì mattina dalle 6.30 alle 7.30, ogni venerdì sera dalle 20.00 alle 21.30.

Zazenkai - una domenica al mese dalle 9.00 alle 18.00.

Sesshin - un fine settimana al mese da venerdì alle ore 20.00 a domenica alle ore 14.00.

Il programma dei ritiri di Pratica è visionabile sul nostro sito.

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