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EkiZen - Notiziario del Sangha di Shinnyoji

Autunno 2014 - n. 20 anno V

CERIMONIA di ORDINAZIONE
Sanbo-kie, Presa di Rifugio
Zaike Tokudo, Ordinazione a Bodhisattva
Shukke Tokudo, Ordinazione a Monaco

三宝帰依
授戒会
得度式

Tempio Zen Shinnyoji
Firenze, 28 settembre 2014

Lo scorso 28 settembre al Tempio di Shinnyoji in Firenze il Maestro Iten Shinnyo ha presieduto e celebrato la Cerimonia di Shukke Tokudō, Ordinazione a monaco, di Zaike Tokudō, Ordinazione a Bodhisattva e di Sanbō kie, presa di Rifugio nei Tre Tesori.

Shinden è stato ordinato monaco, Chiara ha ricevuto il nome di Dharma “Keishin” e Piergiorgio e Cecilia hanno preso Rifugio nei Tre Tesori.

La Cerimonia si è svolta sotto la ferma guida e presenza del Maestro Rev. Iten Shinnyo, abate di Shinnyoji e Maestro dei Precetti per l'occasione.

Il primo pensiero e ringraziamento è stato per Ryushin Azuma Docho Roshi, 72° abate del monastero di Daijoji a Kanazawa, Maestro di Iten Shinnyo, la cui presenza è stata viva e palpabile, un'immanente materializzazione.

Possente la presenza del Rev. Nakano Ryōkō, Gōdō Roshi di Daijoji e abate del Tempio Tōzenji di Tokyo, assistito dal Rev. Tamura Genryu del Tempio Beisenji di Nigata. Entrambi encomiabili per la forza che - immobili - hanno impresso a tutta la Cerimonia; a loro va il nostro pensiero e ringraziamento.

Un ringraziamento a parte va al Ven. Maestro Aigo Seiga Castro, guida e Maestro del Centro Zen Abhirati “Tradición Budadharma Zen Soto” di Valencia. La sua presenza al Shinnyoji nel giorno delle ordinazioni ha contribuito alla ricchezza del Dharma.

Ugualmente preziosa è stata la presenza del Maestro e direttore d'orchestra Volfango Dami che ha aperto e chiuso il rito di Ordinazione sulle note di "IN", improvvisazioni al violoncello, creazioni musicali dedicate a Shakyamuni Buddha per la giornata di Ordinazione a Shinnyo ji.

La presenza forte e vitale del Sangha ha sorretto tutti; ed ugualmente le corde hanno vibrato per la presenza dei praticanti, degli amici, dei familiari e di tutti coloro - ben 34 persone - che hanno partecipato alla Cerimonia a Shinnyoji.

In apertura di Cerimonia, un momento musicale con il Maestro Volfango Dami

Il Maestro Iten Shinnyo purifica lo Zendō

Rev. Nakano Gōdō Roshi, Rev. Tamura Genryu e Rev. Aigo Castro Roshi.

Gli Ordinandi: Shinden, Chiara, Cecilia e Piergiorgio.

Testo autografo della Lettera del Rev. Tenrai Ryūshin Azuma Docho Roshi

Traduzione della lettera del Rev. Tenrai Ryūshin Azuma Docho Roshi

Rispettabile Reverendo Iten Shinnyo Roshi,
questa volta per un motivo personale ho dovuto cambiare il mio programma.
Adesso Vi mando il Reverendo Nakano Ryōkō, Gōdō Roshi di Daijōji
e Tamura Genryū, fratello di Pratica che ha fatto la formazione nel Nostro Monastero
per celebrare la Cerimonia nel Vostro Tempio.
Auspico che la fede di Shinnyo Roshi, forte e ferma come il ferro
e la Sua missione Compassionevole calda come la fiamma del fuoco
siano sempre più intensi.
Auspico anche una buona salute per Shinnyo Roshi.
Auguro lo sviluppo e la prosperità del Tempio Shinnyoji.

Daijōji, 12 settembre 2014

Tenrai Ryūshin
72°Abate del Monastero di Daijōji

Discorso del Rev. Iten Shinnyo Roshi a conclusione della Cerimonia di Ordinazioni a Shinnyo domenica 28 settembre 2014

A chiusura di questa Cerimonia che vede l’ingresso di Saiten Shinden come nuovo monaco, di Keishin come nuovo Bodhisattva e di Piergiorgio e Cecilia, come nuovi Sanbō-kie nel Sangha di Shinnyoji, rinnovo il mio grazie colmo di gratitudine al mio Maestro Azuma Docho Roshi e al Rev. Nakano Ryōkyō, Gōdō Roshi di Daijoji, la cui presenza, a testimonianza del Lignaggio cui apparteniamo, è di protezione per il Cammino dei nuovi Ordinati e per tutto il Sangha del nostro Tempio. Grazie anche a Genryū Roshi, che per la seconda volta è presente ad una Cerimonia di Shukke Tokudo a Shinnyoji, alimentando un legame che sicuramente continuerà a crescere e a dare i suoi frutti nel futuro. Un futuro che auspico solido e luminoso per il nostro Tempio, corroborato da una nuova Ordinazione monastica all’alba del nostro ingresso anche nell’Ubi, Unione buddhista italiana.

Augurio per il nostro Sangha che, con fermezza e dedizione, si impegna nel consolidare le fondamenta di questa realtà italiana di pratica che, originata e indissolubilmente legata al Giappone, è entrata anche a far parte della famiglia del Buddhismo Sōtō Zen Europeo.

Un particolare ringraziamento anche al Rev. Aigō Seiga Castro Roshi, Fondatore della “Tradizione Buddhadharma Zen Sōtō” di Spagna e Guida Spirituale del Centro Zen Abhirati, venuto espressamente da Valencia per assistere a questa Cerimonia, che sancisce l’unione tra i nostri due Sangha, iscritti nell’Unione Buddhista Sōtō Zen Sokanbu Europa.

Un grazie per la sua presenza al Reverendo Massimo Shido Squilloni, maestro nella Tradizione Zen Rinzai e qui in rappresentanza dell’Unione Buddhista Italiana.

Esprimo una particolare gratitudine al Maestro Volfango Dami, a cui si unisce tutto il Sangha di Shinnyoji, che con le sublimi note del suo violoncello, ha aperto e chiuso un Cerchio Sacro in cui si è racchiuso il pathos del Rito di questa Cerimonia. Un grazie a Shinobu sensei per la sua attenta opera di traduzione e collegamento con gli ospiti giapponesi e per la sua affettuosa presenza. Un grazie a mia figlia Ambra per essere vicino a noi in questo momento così importante della vita del nostro Tempio. Un grazie particolare a Lisa Tenshin san, che è venuta appositamente dall’America per vivere insieme a tutto il Sangha questi giorni di Pratica. E in ultimo, ma non ultimi, un grazie a tutti i praticanti, amici e parenti per la loro partecipazione affettuosa e calorosa a questo evento.

Discorso finale del Rev. Nakano Gōdō Roshi, Word Zen Center, Daijōji Zen Monastery
Cerimonia di Ordinazioni a Shinnyoji 28 settembre 2014

Buon giorno. Sono felice di essere stato invitato alla Cerimonia di Ordinazione al Tempio Shinnyoji a Firenze, un’ antica città ricca di storia e di grande cultura.

Sono venuto dal Monastero di Formazione di Daijōji, a Kanazawa in Giappone, che ha un legame speciale con il Rev. Shinnyo Roshi.

Il grado più alto, Docho, di questo Monastero di formazione, è ricoperto da Azuma Ryushin Docho Roshi. Egli è il Maestro di Shinnyo Roshi ed è Maestro Shike, il più alto grado nella formazione dei monaci praticanti, un Grande Maestro, con grandi virtù.

Il mio ruolo nel Monastero di Daijōji è Gōdō, cioè Responsabile della formazione dei monaci praticanti, perciò dirigo e guido gli istruttori dei monaci nella vita del Monastero.

Ho il titolo di Junshike, ovvero Maestro Zen Associato, e insegno Buddhismo ed Educazione Morale nell’Università femminile di Komazawa.

Secondo me è molto importante trasmettere il corretto Insegnamento non solamente ai monaci, ma anche tra i giovani e nella società.

Sono monaco nella Scuola Sōtōshu. Sōtōshu è la Scuola di Buddhismo più numerosa in Giappone. Ho praticato per anni a Eiheiji, il principale Monastero della Scuola Sōtōshu.

Dopo questa esperienza, ho sentito la necessità di avvicinarmi a Shakyamuni Buddha spiritualmente, oltre lo spazio ed il tempo.

Per conoscere lo Zazen trasmesso direttamente da Shakyamuni sono andato in Sri Lanka, un Paese in cui 100 anni dopo la morte di Shakyamuni, il Buddhismo è stato diffuso per la prima volta, fuori dall’India, dal Maestro Mahinda.

Lì viene conservata la forma del Buddhismo più antica del mondo.

Questo Insegnamento è stato diffuso dallo Sri Lanka in altri paesi in Asia Sud orientale, come Thailandia, Birmania, Laos e Cambogia. Questa Scuola Buddhista viene chiamata Theravada.

Ho studiato Buddhismo Theravada per 6 anni in Sri Lanka prima all’Università e poi con un Master nell’Istituto di Ricerca. Nello stesso periodo vivevo e praticavo nel Monastero come Bikku, monaco.

Andavo spesso in Tailandia come monaco vivendo di Takuatsu, cioè facendo la questua, talvolta facevo Zazen nella jungla, perché tenevo sempre vivo nella mia mente il pensiero di avvicinarmi a Shakyamuni Buddha e conoscere lo Zazen correttamente trasmesso da Lui.

Dōgen Zenji, che ottocento anni fa ha portato in Giappone la Via del Buddha, correttamente trasmessa, certamente era mosso dallo stesso desiderio di avvicinarsi a Shakyamuni, ed è partito per la Cina per cercare il Vero Dharma.

E con lo stesso pensiero, anche Shinnyo Roshi è andata in Giappone a bussare alla porta del Monastero di Daijōji, conosciuto per la severità della sua Pratica.

Come voi già sapete Shinnyo Roshi ha aperto per la prima volta a Firenze un Centro di Zazen. Oggi nella Cerimonia di Ordinazione nello stesso Tempio il Dharma ha fatto un altro passo avanti. Questo è un fatto molto significativo.

Auspico di cuore che lo Zazen del Dharma correttamente trasmesso, insegnato da Dōgen Zenji, attraverso Shinnyo Roshi possa radicarsi e diffondersi in Italia e che Shinnyo Roshi e il Sangha di Shinnyoji abbiano grande sviluppo e prosperità nel futuro.

Grazie

Voi siete nel Dharma.

中野良教(Nakano Ryokyo) World Zen Center, Daijo-ji Zen Monastery, 2014/9/21

ボンジョルノ この度、歴史あるこの素晴らしいフィレンツエにある真如寺の得度式にお招き頂き心から嬉しく思っています。

私は真如老師も関係している、日本国金沢にある大乗寺専門道場よりまいりました。堂頭は東隆眞老師です。真如老師の師匠でもあり、大変高徳のお師家様でもあります。

私はその大乗寺専門僧堂で後堂という職にあります。後堂とは坐禅の道場で修行僧の指導をする僧侶を統括し、修行僧の教育全般にわたる責任者です。准師家という資格を有しています。また、大学で仏教学や教育課程の道徳教育を学生たちに教えてもいます。私は専門の僧侶だけではなく、若い人たちや社会の人々に正しい教えを伝えることも大事だと考えています。

申し上げましたように、私は曹洞宗の僧侶です。曹洞宗は日本では最大の教団ですが、その曹洞宗の大本山の永平寺で修行をしました。その後、私は「釈尊に(精神的にも、また空間的にも時空を超えて)近づきたい」「釈尊からの坐禅が知りたい」という思いからスリランカに渡りました。スリランカは釈尊涅槃の後100年位してマヒンダ長老によって仏教が初めて海外に布教された国で、もっとも古形の仏教を受容している国です。その教えはスリランカをはじめとして、東南アジア諸国―タイ、ミャンマー、ラオス、カンボジア等に伝播していくのです。その仏教をテーラヴァーダ仏教と言います。

私はそのスリランカでテーラヴァーダ仏教を6年間大学、大学院、研究所で学術的に学び、同時に比丘として僧院でその実践生活を送りました。また、しばしば比丘としてタイに赴き托鉢生活をおくったり、ジャングルの中で坐禅生活をおくりもしました。それは今申し上げた「釈尊に近づきたい」「釈尊からの坐禅が知りたい」という思いがあったからです。

約800年前、日本に正伝の仏法をお伝えになった道元禅師も必ずやそういう想い、つまり「釈尊に近づきたい」という想いを持って、中国に求法の旅に出られたことだろうと思います。そして、今、真如老師も同じ想いをもって日本に渡り、修行の厳しいことで知られている禅の道場・大乗寺の門を叩いたことと思います。

皆様がご存知のように真如老師はイタリア、フィレンツエに初めて道場を開きました。その道場の授戒会において、本日また仏法がひとつ弘まりました。このことは大変意義深い事でございます。

道元禅師のお伝えになった「正伝の仏法」の坐禅が真如老師を通じてイタリアに根付き弘まり、真如老師をはじめ皆様がますます発展しますよう心より念じあげます。

グラッツィエ、YUOR IN DHAMMA

Discorso di Genryū Roshi a Shinnyoji
27 settembre 2014 – Ordinazioni 28 settembe

Mi chiamo Tamura Genryū, sono Vice Abate del Tempio Beisenji nella Prefettura di Nigata in Giappone. Mi sono dedicato alla Pratica nel Monastero di Daijōji insieme all’Abate Shinnyo dal 2006 al 2008. Oggi Shinnyo Roshi mi ha chiesto di parlare sulla Via del Buddha.

Nel Buddhismo ci sono tre festività principali che si chiamano Sanbukki. La primo è Gotan-e , che si festeggia l’8 aprile quando è nato il Buddha Shakyamuni. I fedeli visitano il Tempio versando il tè Amachà, sulla testa della statua del Buddha bambino. La seconda Jōdō–e, si festeggia l’8 dicembre, il giorno in cui Shakyamuni Buddha ha raggiunto l’Illuminazione. Noi monaci della scuola Sōtōshu seguiamo il Buddha Shakyamuni che ha raggiunto l’Illuminazione attraverso lo Zazen e viviamo dedicandoci interamente allo Zazen dal 1 dicembre all’alba dell’8 dicembre. La terza Nehan-e, si festeggia il 15 febbraio anniversario della morte del Buddha Shakyamuni. Parlerò adesso più approfonditamente di quest’ultima Cerimonia.

Nel Monastero Daijōji, dove Shinnyo Roshi ed io abbiamo praticato insieme, si festeggia il 14 e il 15 febbrio il Nehan-e per ricordare i grandi meriti lasciati da Buddha Shakyamuni, nell’anniversario della morte e nel giorno precedente. Dopo la Cerimonia distribuiamo ai visitatori i dolcetti, Dango di vari colori, che simboleggiano le Reliquie delle Ossa del Buddha Shakyamuni. Distribuiamo i Dango augurando per un nuovo anno una vita senza malattie e incidenti.

I fedeli aspettano con gioia questa distribuzione di dolcetti; se Nehan-e cade in un giorno feriale vengono centinaia di persone, se cade in un giorno festivo più di 500 visitatori arrivano al Tempio e i riportano a casa i dolcetti. Noi usiamo come ingredienti 120 kg di farina di riso che, con l’aiuto dei fedeli dei dintorni, li prepariamo fatti a mano per tre giorni.

Durante la Cerimonia di Nehan-e nella sala principale del Tempio viene posta una raffigurazione chiamata Nehanzu: in questa immagine sono rappresentati tutti gli esseri senzienti che si riuniscono e piangono dolorosamente per la morte del Buddha Shakyamuni. La morte di Shakyamuni si chiama Nyūmetsu, che significa entrare nel Nehan, Nirvana, ed è per questo che il quadro si chiama Nehanzu. Nehan corrisponde al sanscrito Nirvana e significa lo stato di Illuminazione, cioè lo stato in cui la fiamma dei Bonno, attaccamenti e pensieri confusi, viene spenta.

Nei Templi della Scuola Sōtō appendiamo il Nehanzu e festeggiamo il 15 febbraio. Ma dove c’è tanta neve, seguendo l’antico calendario lunare celebriamo la Cerimonia circa un mese dopo. Anche nel mio Tempio di Beisenji, dove nevica tanto in inverno, posticipiamo di un mese la Cerimonia del Nehan. Nel quadro Nehanzu vengono espressi meravigliosamente i sentimenti di ciascun personaggio e animale che ci fanno riflettere profondamente sulla morte.

Oggi ho portato un libro sul Nehan-e. Dopo la Cerimonia invito tutti a prenderne visione.

Questa è la terza volta che sono invitato a Shinnyoji. Ogni visita mi incoraggia vedendo come Shinnyo Roshi ed il Sangha di Shinnyoji si dedicano intensamente e profondamente alla Pratica della Via. Mi viene voglia di dedicarmi di più anche a me. Mi auguro che tutto il Sangha segua l’Insegnamento di Shinnyo Roshi dedicandosi con più intensità alla Pratica.

私は日本国、新潟県にあります米泉寺(べいせんじ)の副住職をしている田村元隆(たむら げんりゅう)と申します。2006年から2008年にかけて真如老師と一緒に大乗寺での修行に励みました。本日は真如老師から少し時間をいただき、話をさせていただきます。

 仏教には三仏忌と言いまして、重要な日が3つあります。

1、降誕会(ごうたんえ)。お釈迦様が誕生した4月8日です。

この日は誕生仏に甘茶をかけてお参りをします。

2、成道会(じょうどうえ)。お釈迦様が悟りを開いた12月8日です。私たちは坐禅によって悟りを開いたお釈迦様に

ならい、12月1日から8日の朝まで、坐禅三昧の生活を送ります。

3、涅槃会(ねはんえ)。お釈迦様が亡くなった2月15日です。本日は、この涅槃会について少し話をさせていただきます。

 真如老師と私が修行をした大乗寺では、お釈迦様の命日にあたる二月十五日、それに先駆けて十四日に行われる、そのご遺徳をしのぶ法要、涅槃会を行います。法要後にはお釈迦様の遺骨に例えられた色とりどりのお団子を参詣者に巻いて配り、今年一年間の無病息災を祈ります。

 この団子まきには平日でも数百人、休日にあたると五百人程の参詣者がお寺を訪れ、沢山のお団子を持ち帰られます。作るお団子は米粉にして120kg、地域の皆様から協力をいただき、3日間かけて、すべて手作業で作られます。

 さて、この涅槃会の際、お寺の本堂には一枚の絵が掛けられます。この絵には、ありとあらゆる生物が集まり、お釈迦様の死を嘆き悲しむ様子が描かれています。お釈迦様が亡くなることを入滅するといい、入滅されたことを涅槃に入るということから、この絵を涅槃図といいます。涅槃とはサンスクリット語でニルヴァーナといい、煩悩の火が吹き消された状態、すなわち悟りの境地を指しています。

 私たち曹洞宗の寺院では二月十五日に合わせて涅槃図(ねはんず)を飾り涅槃会(ねはんえ)を行います。また、雪の多い地域などでは日本の旧暦にならい、ひと月ほど遅れて法要を行うお寺もあります。私のお寺である米泉寺も冬には沢山の雪が降りますので、涅槃会はひと月遅れます。涅槃図には人物の表情などが素晴らしく表現されおり、人の死についてもよくよく考えさせられます。本日はその涅槃会の本を持ってきましたので、講義のあと皆さんでじっくりと読んでみてください。

 お話は以上になります。真如寺訪問は3回目となりますが、訪問のたびに真如老師はじめ真如寺の皆様が修行に励む姿に刺激を受け、私も日本に戻ってがんばろうと思います。これからも真如老師の教えを守り、修行に励んでください。

Testimonianze Ordinandi

E’ la prima volta che mi succede di partecipare a una Cerimonia, coinvolto in prima persona ed essere così tranquillo, di una calma che corrispondeva a una diciamo centratura di tutto me stesso, a una totale presenza, non provavo alcun imbarazzo o timidezza o tantomeno panico.

Adesso sono più emozionato di prima!

La sera prima avevo dormito senza problemi e la mattina dopo, Domenica, ero felice di “essere al Giorno”, ero così ‘normale’ che mi chiedevo se fossi realmente così, e lo ero…

Per me ri-vedere Shynnyo Roshi nel Suo ruolo in una tale Cerimonia è stato molto importante, con questo ‘ultimo’ atto mi è sembrato di poter ringraziare ancor meglio Roshi, dire Grazie, un Grazie di esserci incontrati in questa vita, un grazie per Shinnyoji, un grazie per il Suo Zen a cui ho fatto e a cui faccio ‘riferimento’, uno Zen che esprime appieno la Vita, uno Zen gioiso e rigoroso, uno Zen di liberazione.

Al tempo stesso ‘una doppia presenza’, un doppio sentire, passato e presente in un presente, a Vallombrosa, l’aria era quella…la prima aria della prima Cerimonia di tanti anni fa, quanto cammino! e quanto nessun cammino!…poteva essere ieri e non…oggi!

La Cerimonia è stata molto intensa,‘compatta’, si è aperta come un libro sacro di cui sapevamo le parole ma non la potenza…

Ho cercato di non commuovermi troppo, perché le parole di Shinnyo Roshi mi risuonano dentro e fanno esprimere anche la mia emozione , non solo quella certo…Una sinfonia che passata dalle bellissime note del Maestro Dami si esprimeva con altre note nella ‘sinfonia’ che Roshi ci rendeva, ci offriva le Sue parole così vicine a noi e così lontane, …e non posso dire altro… che siamo oltre le parole…

La presenza del Rev. Godo Roshi e del Rev. Genryu è stata molto sentita, durante lo svolgimento della Cerimonia, e ne sono felice, Essi hanno potuto sentire e vedere in prima persona il nostro Sangha e soprattutto, per questo particolare momento, il grande Lavoro del nostro Maestro Rev. Shinnyo .

E’ stato bellissimo sedere accanto a Chiara, ora Kei-shin , Piergiorgio, Cecilia, perché era una coralità ricca anche di speranze, per i miei accadimenti passati significa molto, tra noi vi era una ‘partecipazione collettiva’, anche se le scelte personali erano in parte diverse, una comunanza che esprimeva un’appartenenza che credo ci abbia rinsaldato, se mai ce ne fosse stato bisogno…

Sono arrivato a questa decisione dopo anni di un percorso, un percorso che adesso ho ribadito perché lo Zen, lo Zazen, ‘è con la vita la mia vita’, un tutt’uno con la vita quotidiana, la famiglia, le persone a me care, gli amici, la poesia, il cinema, la musica. Un percorso dedicato agli altri in un atto di condivisione, di ascolto, di sostegno. Un crogiuolo di ‘vite’, tutte insieme che fanno di me quello che sono e che diverrò, che non sono e che non diverrò…Tutto ciò in un continuo e permanente atto trasformativo naturale che mi rende felice. Dunque un monaco occidentale con una Tradizione orientale, un monaco spero in cui laicità e religione, vita e Zazen si possano fondere ed esprimere armoniosamente…

Un grazie profondo al mio Maestro Rev. Shinnyo Roshi per avermi insegnato lo Zazen, questo Zazen, sostenuto e ‘accompagnato’ sino a qui e che tanto ha fatto e sta facendo per lo Zen in Italia e in Europa, a cui esprimo profondo rispetto e fede.

Un grazie al Rev. Godo Roshi che ci ha onorato della Sua presenza in rappresentanza del Rev. Azuma Docho Roshi di Daijoji e al Rev Genryo Roshi.

Un paricolare grazie a tutto il Sangha che ha condiviso attivamente questa Cerimonia in maniera intensa.

Un duraturo, profondo e commosso Ringraziamento al mio Maestro
Rev. Shinnyo Roshi.

Gasshō

Shinden

E’ stata una giornata intensa, molto intensa. La sensazione che più mi è rimasta addosso è quella di aver voltato pagina. Il libro è sempre lo stesso e ogni capitolo è legato a quelli precedenti e a quelli futuri. Il libro non è breve, ma è anzi un lungo romanzo. Ogni capitolo è importante e fondamentale e non esisterebbe alcun libro se io non riuscissi a riconoscere e accettare ogni singola pagina. Ma, a questo punto della trama, questo romanzo mi piace, mi rasserena, si sciolgono dubbi che fino a qualche tempo fa mi tormentavano, li ritenevo inspiegabili, inaccettabili.

Non è cambiato niente attorno a me, ma ai miei occhi qualcosa inizia a essere diverso.

Gasshō

Keishin

Salendo le scale del palazzo tra la foresteria e il Tempio colgo uno squarcio della porta a vetri che affaccia su Via Vittorio Emanuele: dunque siamo ancora a Firenze, la mia città. Spazio poco, luoghi molti per citare Fosco Maraini che in “Ore Giapponesi” sintetizza così la concezione per cui nelle piccole isole nipponiche l’esperienza sembra moltiplicarsi in virtù di sentieri e storia.

Così succede per noi in questi giorni a Shinnyoji: gli ospiti giapponesi, il Rev. Nakano Gōdō Roshi e il Rev.Tamura Genryo, i pasti tradizionali consumati secondo il rito formale, le ore di meditazione nello Zendō e la preparazione della Cerimonia. T

Tutto questo ci fa essere in una dimensione particolare che lungi dall’essere eremitica -anzi in comunicazione continua e profonda con il vissuto fuori dal Tempio: Sangha di persone che lavorano e attenzione costante all’intorno-, ritaglia un luogo nel quale ogni gesto e ogni dettaglio hanno un significato di per se stessi. Diventano meditazione e pienezza preparare il pranzo e sparecchiare: il Samu.

Abbiamo l’opportunità di assistere al Kusen sui fondamentali della pratica di Zazen del Rev. Nakano Gōdō Roshi, che si sofferma su particolari che verrebbe da definire tecnici, ma che non fanno che ribadire l’essere qui e ora: l’“ascoltate con tutti i pori della pelle”, gli occhi “anche oltre muro”.

Il Rev. Tamura Genryo tiene invece un Teisho sulle festività dello Zen, in particolare Nehan-e e la sua celebrazione al Tempio di Daijoji, mostrandoci un libro illustrato con i quadri del Nehan, e mantenendo sempre l’attenzione a dati concreti: non manca di specificare il numero di chili di farina impiegati a Daijoji per la preparazione dei dolcetti tradizionali.

E’ solo da poco tempo che frequento le ore settimanali di meditazione in zazen e dall’assistere alle prove della Cerimonia come spettatrice -incantata dal rituale e dagli echi sensibili che arrivano anche a chi semplicemente siede ascoltando-, passo ad essere ordinanda Sanbo-kie.

Queste sono le parole che mi sono venute spontanee nella richiesta di Ordinazione che ho scritto al nostro Maestro Shinnyo Roshi:

Che cosa sta tra il tronco e il ramo/ tra passo e passo/ tra la mano e la sua ombra/ tra respiro e respiro?/ Che cosa tra il cielo e il mare:/ è una linea l’orizzonte o il Rifugio.

Gasshō

Cecilia

Davvero una bellissima giornata! E' questo il pensiero che - credo – ciascuno di noi ha portato con sé uscendo dalla porta di Shinnyoji il pomeriggio del 28 settembre, al termine della Cerimonia.

Ed è stata davvero una bellissima giornata.

La mia memoria seleziona, prima di tutto, la convivialità e l'armonia presenti durante l'intera giornata, convivialità e armonia che superavano il conoscersi e il riconoscersi. Ma tutto ciò è secondario, poiché ciò che ci ha scosso – che mi ha scosso – si trova oltre la sensazione di armonia.

Ed infatti, al di là della mia memoria selettiva, il 28 settembre è stato un momento di passaggio e di attraversamento.

E' sempre difficile dire dove inizia e finisce la consapevolezza e dove si insinua il pensiero razionale, e tuttavia, ad una settimana di distanza, l'idea che più viene a cercarmi è quella dell'attraversamento.

La presa di Rifugio nei Tre Tesori ha significato, per me, esser presente con il corpo e con la mente e attraversare un guado, sentendo appena la forza della corrente, come una sussurro leggero. E con me ho sentito il guado attraversato da tutti coloro che in quel momento erano presenti.

Come nelle relazioni più profonde, è necessario essere in due per compiere il percorso di passaggio e attraversamento, e il cambiamento arriva per entrambi, sia per chi lo riceve che per chi lo agisce.

Quel percorso è appena cominciato.

Alla fine della cerimonia, le parole di Godo Roshi, immobili e essenziali come la sua presenza, hanno squarciato un velo, e riecheggiano sottili nelle mie orecchie: voi siete nel Dharma.

Gasshō

Piergiorgio

Gia' da mesi il pensiero andava verso il settembre di quest' anno.

Ordinazioni al Tempio di Shinnyoji, con la probabile presenza del Maestro Azuma Docho Roshi: rara e preziosa occasione di presenza in Italia del Venerato Maestro del mio Maestro Shinnyo Roshi.

Egli, in ultimo, è stato poi rappresentato dal Reverendo Godo-Roshi del Monastero di Daijoji, venuto in sue veci.

Comunque, il Giappone presente. Il Lignaggio che si manifesta.

Grande emozione, grande responsabilità, e quindi grande lavoro da affrontare per il nostro Sangha, che è composto da persone che lavorano e si affannano per portare avanti lavoro, famiglia, e testimonianza spirituale attraverso la presenza al Tempio, per il Tempio e per coloro che lo frequentano nel proprio percorso di Pratica.

Mi trovo in un sempre più delicato rapporto tra le scarse energie fisiche, incluse anche alcune preoccupazioni inerenti salute ed economia, la scarsa disponibilità di tempo da dedicare al riposo ai Familiari ed agli altri Affetti personali, dovuta alla continua pressione lavorativa, ed il forte impulso primario che avverto a sostenere il tesoro costituito dalla nostra comunità spirituale.

Il Sangha in questi mesi ha assottigliate le sue fila per varie vicissitudini, e, chi e' rimasto, ha dovuto impegnarsi con ancora maggiori energie.

Alla fine, tutto ciò che doveva essere fatto per approntare adeguatamente la Cerimonia e per organizzare con decoro e calore l' ospitalità' della Delegazione giapponese presso la nostra semplice foresteria e' stato fatto, a prezzo però di una vita frenetica che ha intessuto il Cuore e le forze del nostro Sangha come mai prima di questa volta.

Siamo stati orgogliosi di sostenere il nostro Maestro Shinnyo in questa piccola grande impresa che ci ha impegnati armoniosamente per settimane, e che, più di ogni altra volta, ha consolidato il tessuto della nostra comunità.

Personalmente, ho notato quanto, alla fine, sia stato facile affrontare la mancanza di sonno protratta, la stanchezza fisica e mentale, e l' ansia anticipatoria inevitabilmente connesse ad un evento di questa portata.

Nello svolgere i compiti assunti per le comuni finalità, ho sperimentato entusiasmo e determinazione, ed una gioia di fondo che hanno spesso cancellato ogni traccia di fatica, e creato in me un tessuto di armonia interiore e di fiducia nei risultati ai quali speravo di contribuire.

L' esempio di fede e determinazione datoci sempre, ed ancor più in questo frangente, da Shinnyo Roshi, è stato un costante riferimento ed una saldatura tra la serietà e la fattività necessarie, e l' altrettanto necessario distacco, direi quasi ironico, sempre mantenuto rispetto ogni aspettativa di perfezione assoluta.

Intendo dire rispetto ad aspettative che dovessero mirare a qualcosa che andasse oltre il nostro limite massimo raggiungibile nella testimonianza fisica ed affettiva di Sangha.

Un Sangha di lavoratori nel mondo esterno, di persone con famiglie ed affetti, e non, quindi, composto da religiosi a tempo pieno.

Per me, infine, e' stato facile donare energia ed agire con il gruppo.

Proprio l' agire fattivamente, è stata la solita efficace chiave di volta per affrontare la situazione.

Più' azione concreta e fisica, piuttosto che pensiero e riflessione.

In più', debbo osservare quanto mi abbia facilitato l' essermi occupato di compiti che si confacevano alla mia indole personale.

Agire, e per di più farlo in un terreno prevalentemente confacente alle inclinazioni del corpo e dello spirito, facilita le realizzazioni.

Tutto questo delinea sempre un vero koan difronte ai miei occhi.

Osservo quanto, ogni volta che devo affrontare compiti che incontrano od evocano mie personali difficoltà od ostilità, gli accadimenti avversi apparentemente incidentali, gli opacamenti dell' energia, o le cadute dell' attenzione e dell' umore, tendano a manifestarsi, ed a macchiare di imperfetto le realizzazioni.

L' opportunità offerta dai compiti difficili ed ostili alla mia natura alza un' onda di dubbi ed attiva la mia mente, la invita a scegliere, ad aggrapparsi all' idea che sia giusto dedicarsi a compiti confacenti al corpo ed alla indole personale, soprattutto in una Via come quella dello Zen, così connessa alla natura ed alla esperienza corporea nella spiritualità.

La bellezza, la perfezione di ciò che "è connaturato" ad ogni incarnazione, comunque perfetta in sè.

Dubbio……

Cantare me stesso come ogni cosa canta se stessa in natura, nella mia imperfezione, nelle mie inclinazioni….

Oppure forzarmi al Compito sgradito, all' Upaya meravigliosa che, arricciando il mio complesso psicofisico, mi macina attraverso il personale disagio, per poi ricompormi in un' altra forma, che peraltro stenta a manifestarsi in bellezza, e che spesso stona e stride, piuttosto che cantar se stessa in natura ?

Non so scegliere, e qui forse, deve arrivare, ogni volta, quello scatto di serratura, a volte semplice ma spessissimo sofferto, quell' andare al di là, rappresentato dal passo fatto in piena fede, quella Fede visibile nei Maestri, e così fragile in noi, in me, che è così difficile da definire; da afferrare.

A volte pare di poterne cogliere i contorni, di carpirla, di risiedervi dentro: è bruciante, sostiene. A volte invece si aggruma, raggela, si cretta, s' assottiglia e diviene come un filo che sembra essere più spesso quando intesse il tessuto della vita altrui, anziché quello della nostra vita.

Che, alla fine, di fronte ed attraverso facilità e difficoltà, la Fede sia forse solo il semplicemente "Sedersi in Zazen", senza tante storie, depersonalizzando le guerriglie interiori, senza voler "capire" od "intuire" cosa sia mai questa Fede?

La goccia che scava la pietra e che la leviga?

Depersonalizzarsi ed essere Fede, essere Zazen più spesso possibile, e darsene tempo ed occasione.

Gasshō

Daishin

I neo-Ordinati: Shinden, Keishin, Cecilia e Piergiorgio con il Maestro Iten Shinnyo e il Rev. Nakano Gōdō Roshi.

Il Sangha ordinato al temine della Cerimonia.

Il Sangha di Shinnyoji al temine della Cerimonia.

La Poesia

Poesia del poeta francese Paul Eluard 1895-1952, militante nella corrente surrealista, fu anche politicamente impegnato sia nella Resistenza che, come delegato della Francia, in vari eventi tra cui nel Congresso Mondiale per la Pace a Città del Messico nel 1949, a Mosca nel 1950 nell’Associazione Francia-U.R.S.S. per le celebrazioni del 1° maggio, e sempre a Mosca nel 1952 durante le celebrazioni di Gogol e Victor Ugo. Nel 1946 tenne una serie di conferenze in Italia, prendendo parte alla campagna elettorale a favore della Repubblica. Una curiosità sulla sua vita: nel lontano 1924 partì nascostamente per un lungo viaggio di sette mesi nelle Indie e nell’Estremo Oriente. Tratta dalla raccolta “Capitale de la douler” del 1926:

Le Miroir d'un moment

Il dissipe le jour,
Il montre aux hommes les images déliées de l'apparence,
Il enlève aux hommes la possibilité de se distraire.
Il est dur comme la pierre,
La pierre informe,
La pierre du mouvement et de la vue,
Et son éclat est tel que toutes les armures, tous les masques en sont faussés.
Ce que la main a pris dédaigne même de prendre la forme de la main,
Ce qui a été compris n'existe plus,
L'oiseau s'est confondu avec le vent,
Le ciel avec sa vérité,
L'homme avec sa réalité.

LO SPECCHIO D’UN istante

Dissipa il giorno,
Mostra agli uomini le immagini slegate dell’apparenza,
Sottrae agli uomini la possibilità di distrarsi.
E’ duro come la pietra,
La pietra informe,
La pietra del movimento e della vista,
E il suo splendore è tale che tutte le armature, tutte le maschere
ne son falsate.
Ciò che la mano ha preso sdegna persino di prendere

la forma della mano,
Ciò che e stato compreso più non esiste,
L’ uccello si è confuso con il vento,
Il cielo con la sua verità,
L’ uomo con la sua realtà.

Kusen del Rev. Nakano Gōdō Roshi, Shinnyoji – 26 settembre 2014

Non dovete ascoltare le parole di Gōdō Roshi con le orecchie, ma attraverso i pori della vostra pelle, del vostro corpo.

Parlerò oggi sullo Zen e sullo Zazen. Generalmente la parola Zen viene associata allo Zazen, difatti Zen ha un significato molto più ampio, infatti possiamo la sua influenza anche nella cultura e nella letteratura.

Se noi parliamo di asse orizzontale è il significato ampio dello Zen: cultura, arte, letteratura, mentre asse verticale è il passaggio del tempo, passaggio temporale e sviluppo, evoluzione, dello Zen.

Parlando dell’asse verticale, si può far risalire lo Zen fino a 1500 anni avanti Cristo quando era conservato il metodo di pratica in cui ci si siede con gambe incrociate come scritto nel testo religioso più antico dell’India, i Veda.

A proposito dell’ampiezza dell’asse orizzontale dello Zen, come voi sapete, lo Zen ha influenzato l’arte giapponese in modo molto profondo come la Cerimonia del té o le arti marziali. Ma ha influenzato anche nella quotidianità, cioè nel modo di mangiare il pasto nella famiglia o nel modo di salutare nelle relazioni sociali in Giappone. Purtroppo i giovani giapponesi di oggi vivono senza sapere quasi niente sullo Zen.

Tornando all’argomento dello Zen nel passato, i praticanti di yoga hanno preso come loro pratica la modalità di meditazione dei Veda dell’antica India.

Anche Shakyamuni nei primi anni della sua pratica ascetica ha provato questa meditazione, ma non ne è rimasto soddisfatto. Allora, abbandonando quel metodo di pratica, seduto sotto l’albero della Bodhi in kekkafusa ha raggiunto l’Illuminazione.

Perciò possiamo dire che l’origine del Buddhismo è lo Zazen. Per questo motivo la nostra scuola Sōtōshu mette al vertice della nostra pratica lo Zazen.

Questo Zazen, poi, attraversando la Cina è arrivato in Giappone nel XIII secolo quando Dōgen Zenji ha trasmesso in Giappone il Dharma correttamente trasmesso di Shakyamuni Buddha.

Questo è lo Zazen che noi stiamo praticando. Noi non diciamo Zen, diciamo Zazen o semplicemente Za, seduta.

Come avevo già detto prima, Zazen non è la solita meditazione, Zazen è l’unione di tre elementi: Kai, Precetti, Jō, concentrazione o meditazione, E, saggezza.

Zazen non è un metodo di pratica particolare, ma deve essere conoscenza di se stessi e pratica indispensabile del nostro vivere quotidiano.

Lo Zazen inizia con mettersi in postura, cioè sedersi in posizione corretta sia in kekkafusa, loto, o hankafusa, mezzo loto. E’ importante la posizione degli occhi, che devono essere semichiusi. Avete già visto la figura di Shakyamuni Buddha, o Kannon Bosatsu, o Jizō Bosatsu, seduti in Zazen?

Tutte queste statue ci guardano con sguardo sereno, gentile e compassionevole. Provate anche voi ad avere uno sguardo così nei vostri occhi, mentre siete seduti.

Non chiudete mai gli occhi, se li chiudete sarete presi dal sonno. Abbassate semplicemente lo sguardo un metro un metro e mezzo distante dai vostri ginocchi, anche oltre il muro.

Mettete adesso attenzione al vostro respiro, inspirate profondamente e espirate lentamente. Possibilmente espirate dal fondo del ventre. Ripete questo due o tre volte e ritornate poi alla vostra normale respirazione. Non fate una respirazione particolare.

La mente non deve stare concentrata su qualcosa, né attaccarsi a qualcosa.

Dōgen Zenji ha detto: Chishin che significa, abbandonare la mente, non essere attaccato alle cose, non essere attaccato ai vari pensieri che nascono nella mente, viene chiamato anche Hishiryō, il pensiero, non pensiero, oltre il pensiero. Dovete porre molta attenzione a questo.

Quanto ai tre punti di cui ho parlato prima:

1- mettersi correttamente in postura,
2- tenere un respiro corretto,
3 - Chishin

ricordate che mentre siete seduti in Zazen dovete tenere questi tre punti uniti, senza separarli. Perché si realizzi il vero Zazen devono sussistere questi tre elementi uniti.

I monaci della Scuola Sōtō parlano spesso di Shikantaza. Letteralmente significa, semplicemente sedersi. Anche i monaci con poca pratica posso affermare questo, ma non dovete sbagliarvi! Non va considerato in modo superficiale. Per semplicemente sedersi occorre essere istruiti.

Quindi lo Zazen non va praticato e sviluppato in maniera egoistica e va portato avanti seguendo un Maestro, Shike o Junshike. Dovete porre molto attenzione a questo!

Voi siete nel Dharma.

中野良教(Nakano Ryokyo) World Zen Center, Daijo-ji Zen Monastery, 2014/9/26

坐中口宣

本日は禅と坐禅のことについてお話いたします。

一般的に禅というと坐禅をイメージすると思いますが、禅とは禅文化とか禅文学とか言うような広がりがあります。これを横軸とすると、縦軸は禅の時代的な流れと発展であります。その縦軸でいうと禅は紀元前1500年ごろのインドの最古の宗教文献『リグ・ヴェーダ』の足を組んで坐る修行法まで遡ることが出来ます。

もう少し申しますと、まず、横軸の広がりというのは、日本の文化、例えば茶の湯や武道に大きな影響を及ぼしたことは御承知の通りですが、もっと日常的な日本の一般的社会で行われている挨拶や各家庭で行われている毎日の食事の作法に至るまで強い影響を受けています。もっとも現代の若者たちはほとんどそれさえも知らずに日本文化の中で暮らしているのではないかと思います。

一方、禅を時代的流れの中で捉えると、インドのヴェーダ時代の修行法つまり瞑想をヨーガの行者(ぎょうじゃ)たちが取り入れました。釈尊も修行時代の初めにこの瞑想法を実践しましたが、それに満足することは出来ませんでした。この修行法を捨て、いわゆる菩提樹の下で結跏趺坐の坐禅に入り成道(じょうどう)したのです。したがって、仏教の原点は「坐禅」ということが出来るのです。私たち曹洞宗が坐禅を標榜しているのはそういうことが理由なのです。

そしてこの坐禅は中国を経て日本に至るのです。13世紀に道元禅師が釈尊の「正伝の仏法」を日本にお伝えになりました。それが私たちが受けついでいる坐禅です。このことは「禅」とは言わず「坐禅」または単に「坐」と申します。申し上げたように坐禅はいわゆる瞑想ではありません。坐禅は「戒(morality)」と「定(concentration又はmeditation)」と「慧(wisdom)」の備わったひとつのものであり、特殊な修行方法というよりは、「自己を知ること」であり「生き方に関わる実践方法」というべきものです。

さて、坐禅は姿勢を整えることから始めます。正しい姿で坐ることです。結跏趺坐か半跏趺坐で坐ります。目の処置も大切です。目の処置は半眼にかまえることです。釈迦如来のお姿か観音様・地蔵様のお姿をご覧になったことがありますか。すべて、やさしく穏やかな慈悲深い眼で私たちを見守っていてくださいます。坐中はそのような穏やかな目になって下さい。目を閉じてしまってはいけません。目を閉じると睡魔に襲われます。膝頭から壁の向こう側1mか1m半位まえにただただ視線を落とします。

 次に呼吸を整えます。大きく息を吸ってゆっくりを息を吐き出します。出来るだけ腹の底から行います。目を閉じてしまってはいけません。目を閉じると睡魔に襲われます。これを2から3回行ってから、普通の呼吸に戻します。特別の呼吸は行いません。

 こころは何かに集中したり、何かに捉われてはいけません。道元禅師は「致心(ちしん)」といい、こころを投げ出すこと、物事に捉われないこと、湧き上がるいろいろな思いに捉われないという意味です。このことを「非思量」ともいいます。このことは注意しなければいけないところです。

 今申し上げた、体の姿勢を整えること、呼吸を整えること、そして「致心」は不離一体で行われなければなりません。

 さらに、よく曹洞宗の僧は「只管打坐(しかんたざ)」といいます。その意味は「ただ坐る」ことなのですが、この言葉は修行の浅い僧侶でも簡単に言うことが出来ます。ですから、間違ってはいけません。簡単に使ってはいけないのです。この「ただ坐る」ことには手がかりが必要なのです。よって坐禅は必ず、自分勝手な独断的方法で実践・展開するものではなく、師家 (zen master)・准師家(associate zen master)に参じて進めていくものであるのです。留意すべきことなのです。

You are in dhamma,

TESTIMONIANZE DI PRATICA

L’abito

Lavo il Samu-e
Strizzo l’acqua saponata
Lo sciacquo di nuovo
E lo appendo sulla mia terrazza.
Piccole goccie d’acqua
Cadono dalla stoffa nera
Mentre sventola leggermente
Al vento.

Gasshō

Lisa Tenshin

Poesia

...voglia di non essere
e di essere in ovunque
alberi scossi dal vento
agapanti bianchi
dune marine
mattine piovose
luna piena normanna
vento di sabbia
vento di marea,
gran marea
di oggi che ingoia
e lo rigetta il mare
più vivo, vedo e passo
tra questi fili d'erba
e qualche conchiglia brilla
in un giorno, ecco
felice mi spando
in questo Nostro pomeriggio
al mare, al vento
e Tutto qui ha un gusto
profondo di vita e impercettibilmente diverso
e inscindibilmente uguale
come sempre e
come è là.

Gasshō

Shinden

La Pratica

Cos'è la pratica? Domani è il compleanno di una mia cara amica. Devo farle una torta stasera, ma poi ho pensato "se faccio la torta stasera, andrò a letto troppo tardi per fare lo Zazen domattina, le porto la torta un'altro giorno." Ma per chi faccio la mia Pratica? Allora rimango sveglia un'ora in più, faccio la torta e forse mi siedo in Zazen domani mattina.

Gasshō

Lisa Tenshin

Zazen con il Maestro giapponese

Potrebbe sembrare scontato parlare in questo Ekizen della recente presenza al Tempio dei Maestri venuti dal Giappone. In rèaltà mi sento di sottolineare le sensazioni che ho ricevuto in particolare da Godo Roshi. Quando lui ha trasmesso oralmente il suo insegnamento in giapponese durante lo Zazen del Venerdì sera, dalle sue parole, delle quali non capivo nell'immediato il significato, si poteva sentire chiaramente la forza, l'energia del suo spirito, una freccia capace davvero di arrivare al centro.

Gasshō

Michele Gerbasi

Vivere a Shinnyoji

La ringrazio il Maestro con tutto il cuore per questa bella settimana al Tempio. Grazie mille per avermi accolta come ospite nella foresteria. Come ho imparato dalla mia ultima visita dell'anno scorso, ritornare al Tempio dopo un periodo di allontanamento fisico è una riflessione della Pratica fatta durante l'assenza. Al ritorno dell'anno scorso, mi sono accorta della realtà della mia Pratica, e come una persona che cammina nella nebbia, mi sono resa conto che ero bagnata, che praticavo davvero, anche se sola, in America.
Ritornare dopo questo anno di assenza fisica è stato un'esperienza di comprensione. Comprendo la fortezza della fede che ci vuole per camminare su questa Via in continuazione. Inoltre, comprendo l'importanza del dedicarsi ed impegnarsi alla Pratica che la nostra Via richiede. Riconosco meglio questo impegno dalle Sue azioni e dai Suoi pensieri che fa per prendere cura del Tempio e del Sangha. Ho visto questa volontà di impegnarsi in Daishin e mi ha riscaldato il cuore di più. I Shin den Shin tra io e Lei si è materializzato nei nostri abbracci, apprezzo profondamente i momenti passati assieme in questa settimana. Questa visita infatti non mi ha sembrato una visita, anzi un sovrapposizione del mio corpo fisico in un posto dove vive sempre il cuore, una ripresa dall'ultima partenza, come se io non fossi mai andata via.
Il Sangha è cambiato un po', mi mancano i sorrisi conosciuti ma conoscere i nuovi praticanti mi è stato un piacere davvero. Sono contenta che sia arrivata Chiara (Keishin ?). Chiara è molto inquisitiva, ha un'aria gentile senza una traccia di prepotenza, si vede la sua apertura allo Zen, è flessibile e non rigida. Mi è piaciuta tanto Cecilia, mi a fatto pensare alla Margherita. So che se io vivessi ancora a Firenze, passeremo tanto tempo insieme. E' dolce, simpatica e solare. Anche Piergiorgio ha un cuore caldo e mi ha dato conforto nei miei momenti di disorientamento. Vedo una grande differenza in Shinden. Quando l'ho conosciuto nel 2010 mi sembrava distante e un po' freddo, ora invece si vede che è molto più vicino, caldo e amoroso, e non perché si fa monaco, ma ha un felicità e serenità che radiano dal sorriso e dalla pelle. Credo che il mio modo di accogliere gli altri sia pure cambiato.
Ho intravisto la profondità della nostra Via guardando negli occhi di Godo-Roshi. Non ho mai visto una persona che si muove con tale delicatezza e precisione, con una presenza leggera ma concentrata. Sedermi accanto lui e Lei ha piantato un seme nel suolo del mio cuore che si sfiorerà e crescerà.
Il Sesshin e le cerimonie sono stati ovviamente più faticosi del solito. L'aria era piena di impegni, sforzi, pensieri, stanchezza e paure, sentivo un'energia frenetica tra persona a persona. Non faccio nessuna critica dal nostro Sangha, credo che abbia fatto un'ottima collaborazione assieme e che le cerimonie si siano realizzate in armonia e purezza. Sentivo l'urgenza e una leggera tensione nell'atmosfera. Volevo con tutto il cuore e corpo aiutare nella preparazione di questo evento straordinario, ma ci ho pensato troppo in una maniera da perfezionista. Ad esempio- se qualcuno mi chiedeva "Tenshin san, sposta questi cuscini." Mi chiedevo: Quali? Zafu o zafuton, tutt'i due? Solo questi? Poi dove li metto? So che pensare così non è Zen. Il più pensavo, il meno capivo, mi è venuta una paura che è sviluppato in una sensazione di essere inutile, di stare in mezzo, incapace. Poi con l'arrivo della folla di gente e il caldo estivo ho scoppiato a piangere e tremare senza controllo. Mi sono sentita imbarazzata da tutta l'attenzione indirizzata a me, che in realtà era un'espressione della vostra compassione, ne ero molto grata, e mi ha fatto emozionare di più. Mi è dispiaciuto fermare Lei e Daishin in un momento cruciale poco prima delle cerimonie, questo mi ha fatto piangere di più. Ho guardato le cerimonie con gli occhi acquosi e la faccia rosa dalla commozione. Da tutta la vita gli altri mi dicono che devo essere meno sensibile e più forte, che devo "toughen up". Non posso, senza questa sensibilità perderei aspetti del mio carattere che apprezzo e spero che accrescano ancora: l'empatia, l'intuizione, e l'apertura agli altri ed i loro sentimenti.
La febbre di Godo Roshi e il disagio dei nostri voli mi ha pesato il cuore, ma potere dare un ultimo saluto nell'aeroporto di Bologna è stato una gioia.
Questa visita mi ha donato una terrena più solida su cui camminerò mentre sono di nuovo fisicamente assente dal Tempio. Ho compreso l'importanza di partecipare nel Sangha e di passare giornate in Zazenkai e Sesshin al Tempio. Vorrei tanto esserci per sviluppare una Pratica più formale e conviviale, ma per il momento non posso stare a Firenze, è il mio Karma praticare sola, lontano da Lei e Shinnyoji, e lo accetto.
Grazie ancora Maestro per il suo insegnamento ed espressione dell'amore. Grazie per la sua fiducia in me come Bodhisattva di Shinnyoji all'estero. La voglio tanto bene. Amo la nostra Pratica e cercherò di esprimerla e proteggerla ogni giorno.

Gasshō

Lisa Tenshin

Shinnyo Roshi è il mio Maestro.
Rivederla e recitare con Lei l'Hannya Shinghyo è stata un'emozione forte, traboccante.
Sono inconsapevole, tiro avanti alla cieca, lasciando che la vita mi inglobi e mi risucchi, come una naufraga a largo.
So di dover fare un lavoro immane su di me, e il cambiamento mi fa paura.
Ma nella mia cecità l'ho riconosciuta distintamente. E la sua Presenza nella vita dello Spirito è l'istinto che mi ricorda di respirare nella vita del Corpo.

Gasshō.

Lō.

Zazen in Norvegia

Solo,
seduto su di un masso
schiena dritta come gli abeti che mi circondano
nulla più

Gasshō

Ei-shin

ATTIVITA’

Lezione di calligrafia con Maestri Paola Billi e Nicola Piccioli.

Sesshin 27-29 giugno

Sesshin 11-12 luglio.

Conferenza del Prof. Hiroo Nakajima

La consueta Sesshin di Pratica tenuta dal 27 al 29 giugno dal nostro Maestro Rev. Shinnyo Roshi, ha visto la presenza attiva e partecipata del prof. Hiroo Nakajima dell'Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Lingue sul tema: L’arte buddhista in Giappone”. La conferenza è stata seguita con partecipazione e vivo interesse dai Praticanti del Tempio e da ospiti giunti per l’occorrenza.

IL CENTRO ZEN FIRENZE, SHINNYOJI E L'U.B.I.

Il 28 settembre è stata anche l'occasione per la prima visita a Shinnyoji di un rappresentante dell'UBI, Unione Buddhista Italiana.

Il Centro Zen Firenze ha richiesto mesi fa di aderire all'UBI per condividere l'esperienza istituzionale dell'Unione e promuovere la tradizione Sōtō -shū nel nostro Paese.

Dopo le prime verifiche formali ed un primo scambio di corrispondenza e documentazione con i Consiglieri dell'UBI, il Rev. Massimo Shidō Squilloni del Tempio Scaramuccia Bukkosan Zenshinji, delegato dall'UBI, è venuto su nostro invito a Shinnyoji ed ha assistito alla Cerimonia di Ordinazione.

Al mattino il Rev. Massimo Shidō Squilloni e il Maestro Iten Shinnyo, dopo la verifica della regolarità della documentazione, hanno avuto l'occasione di un confronto e conoscenza sulle prospettive ed i progetti dell'insegnamento buddhista nel nostro Paese alla luce della recente ratifica dell'Intesa stipulata tra l'UBI e lo Stato Italiano.

L'Intesa citata è importante – sebbene ancora poco conosciuta dagli stessi praticanti buddhisti in Italia – poiché lo Stato Italiano riconosce numerose prerogative all'Ubi e agli organismi da essa rappresentati quali, tra gli altri, il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, il diritto all'assistenza spirituale per i militari in servizio, per chi è ricoverato o detenuto; il riconoscimento come attività di culto delle pratiche meditative, delle cerimonie religiose e della formazione dei ministri di culto; la tutela degli edifici aperti al culto pubblico buddhista e dei beni culturali appartenenti all'Ubi

Nell'auspicio di un'imminente adesione all'UBI del nostro Centro, rinnoviamo il nostro grazie al Rev. Massimo Shidō Squilloni, per la sua generosità e per il suo sostegno nel giorno delle ordinazioni a Shinnyoji.

Ringraziamento

Douglas Onkatsu Kagel, Praticante presso l’Heart of Wisdom Zen Centre
in visita a Shinnyoji con la moglie Katie, ha inviato la seguente mail.


**********************************************
Dear Iten Shinnyo, Roshi
Katie and I want to thank all of you for your generous welcome last
night. I am sharing a picture with you of my zen organizations
website.
We have a monastery in the countryside but I practice usually in the
city at Heart of Wisdom Zen Temple.

Thank you and hope to see you on Monday!
Onkatsu

Traduzione:

Cara Iten Shinnyo, Roshi
Katie ed io desideriamo ringraziarvi per la vostra calorosa accoglienza di ieri sera.
Vi invio una immagine del sito dell’organizzazione Zen a cui appartengo.
Abbiamo un monastero in campagna ma io normalmente pratico presso la sede cittadina del Heart of Wisdom Zen Temple.
Grazie ancora e spero di rivedervi lunedì sera.
Onkatsu

RITIRI DI PRATICA

Sesshin: 27-29 giugno, 11-13 luglio, 12-13 settembre, 19-20 settembre.
Cerimonia Ordinazione Zaike Tokudo, Shukke Tokudo e Sanbo-kie, 28 settembre

Durante ogni Ritiro il nostro Maestro Shinnyo Roshi tiene un Teisho sui Precetti, in preparazione alle nuove Ordinazioni.

Fotografie di Fabio Daishin
Redazione a cura di Ivano EiShin

Calendario degli incontri di Pratica:

Zazen – ogni lunedì sera dalle 20.00 alle 22.00
Zazen – ogni martedì mattina dalle 6.30 alle 7.30
Zazen – ogni venerdì sera dalle 20.00 alle 21.30.

Zazenkai – una domenica al mese dalle 9.00 alle 18.00.

Sesshin – un fine settimana al mese da venerdì alle 20.00 a domenica alle 14.00.

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