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EkiZen - Notiziario del Sangha di Shinnyoji

Inverno 2015 - n. 25 anno VI (PDF)

Il Centro Zen Firenze - Tempio Shinnyoji

Augura a ciascuno di Voi

Buon Anno 2016

Questo Dharma se non si pratica non si manifesta

This Dharma if not practiced will not manifest itself

この法はいまだ修せざるにはあらはれず

SPECIALE ROHATSU 2015

Tema per il Nuovo Anno di Pratica 2016
Veglia di Rohatsu

Eccoci nuovamente riuniti per un’altra Veglia di Rohatsu: la 16a, dalla prima volta nella sede di S. Domenico nel 2000, nella Notte in cui si celebra l’Illuminazione del Buddha Shakyamuni.

Stasera sono presenti praticanti ed amici di vecchia data sino ai più recenti, ma il clima è il medesimo, di grande affetto e solidarietà. Ringrazio commossa ciascuno di Voi, che permette a questo Tempio, a questa comunità, a questo luogo, di crescere in armonia, con la gioia di ritrovarsi tutti insieme almeno una volta l’anno.

Anche Lisa Tenshin è seduta con noi a New York, anche Giovanni a Taranto e Pierpaolo a Trieste, tutti uniti nella medesima fede nella Via del Buddha, uniti dal filo rosso dei Lignaggi degli Antichi Patriarchi. Un grazie caloroso colmo di gratitudine per il loro sforzo, sicuramente tenace, data la lontananza fisica.

Un anno molto intenso è trascorso a Shinnyoji, con la cadenza mensile di Sesshin con Insegnamenti sui Precetti, e che ha visto il Sangha impegnato a far fronte anche alla visita del Sindaco di Kyoto con la delegazione insieme al Rev. Matsuura Kanshu, che ha officiato il Rito di Jizō Bon in giardino davanti a Yakata Jizō, il tempietto con l’antica statua di Jizō Bosatsu, ricevuti in dono dal Tempio Mibudera di Kyoto.

La partecipazione di Shinnyoji al Seminario Sokanbu Sōtō Zen Europa e alle due assemblee UBI-Unione Buddhista Italiana. In autunno l’abituale conferenza dell’amico e praticante prof. Aldo Tollini e in primavera la conferenza sui Dharani del Rev. Aigo Castro. Il primo anno di corso di Calligrafia Zen, con il Maestro calligrafo Nicola Piccioli.

Un anno di Pratica intensa, che ha portato alla stesura dell’Inno di Shinnyoji con musica composta dal Maestro Dami, a cui tributiamo la nostra riconoscenza, e che ci ha appena estasiato con le sue improvvisazioni musicali al violoncello, musica arrangiata poi dal Maestro Carlo Ippolito, nostro praticante.

Un anno di Pratica che al suo termine culmina con nuove Ordinazioni di Praticanti, che vanno ad incrementare la Famiglia universale del Buddha, nella notte del Suo Satori.

Un Sangha sempre più partecipe allo svolgersi della vita e delle attività del Tempio attraverso le Riunioni mensili, un Tempio che ha visto, grazie alle donazioni del nostro solito benefattore che ringraziamo con tutto il cuore, la riorganizzazione del giardino fino all’ultimo incremento dell’impianto di illuminazione.

Ricordiamo anche, in questa notte di Veglia, come questo periodo sia stato ed è ancora oggi complesso per molti di noi, quasi un karma collettivo che ha investito particolarmente il nostro Sangha.

Bisogna avere fiducia e pazienza, senza mai dimenticare lo spirito di gratitudine per la grande opportunità che abbiamo ricevuto da questa stessa vita di nascere esseri umani su questa terra e, giusto lo festeggiamo in questa notte, poterci risvegliare alla nostra Natura di Buddha e percorrere la Via di liberazione dalla sofferenza, come il Buddha stesso ci ha indicato.

Non tutti i periodi sono ugualmente propizi e generalmente ad un momento di serenità segue un momento di difficoltà, è di prassi! Bisogna accogliere ciò che arriva, viverlo attimo per attimo nel qui e ora, senza subirlo, ed educarci a gioire dei piccoli accadimenti quotidiani, come una giornata di sole o l’alzarsi la mattina dopo un sonno ristoratore. La vita è "niente di speciale" come la nostra Pratica.

E’ questo un momento di grande sofferenza anche nel mondo, con tanto odio e tanta follia che si espandono a dismisura. Quello che nel nostro piccolo possiamo fare, a livello individuale e collettivo, è non perdere fiducia nella nostra Via, rafforzarci nel nostro testimoniarla e, per quanto ci sia possibile, operare il bene, senza ricerca di profitto, con spirito di gratuità ed equanimità.

Arriviamo così al Tema di Pratica per il Nuovo Anno, dopo i precedenti temi assegnati, di cui gli ultimi: “Per chi pratico?”, “Silenzio” “Disciplina- Kai” “Mushin-Cuore/mente originariamente puri”.

Nel 2016 approfondiremo il tema della

Compassione, Jihi, 慈悲

in sanscrito Karuna, la cui rappresentazione iconografica è il Bodhisattva della Grande Compassione in giapponese Kannon Bosatsu o Kanzeon, in sanscrito Avalokitesvara, in cinese Guanyin, l’unico Bodhisattva effigiato in Cina e in Giappone sia con caratteri maschili che femminili. E’ il Bodhisattva particolarmente caro al mio Maestro, Azuma DochoRoshi, a cui mi inchino profondamente e che proprio qui ringrazio per la Sua immensa Compassione, che ha permesso la fondazione di Shinnyoji e dunque a tutti noi di essere presenti qui stasera.

Karuna, la Compassione buddhista, sgorga direttamente dalla Prajna, la Saggezza Suprema, in giapponese 般若 Hannya. Quindi non vi può essere "Compassione senza Saggezza", né "Saggezza priva di Compassione”: Karuna e Prajna sono le due virtù principali, i due pilastri, del Buddhismo Mahayana.

Approfondiamo il significato della Compassione buddhista, per poterla praticare correttamente. In italiano il termine Compassione, che deriva dal latinocum patior “soffrire con” e dal greco συμπἀθεια, sym patheia - " simpatia", “provare emozioni con”, non indica solamente il condividere un dolore, ma comprende anche l’idea del donare il proprio sostegno ad alleviare la sofferenza altrui.

Nel Buddhismo il corrispettivo del nostro intendere il termine Compassione è il proposito di operare il bene nell’accezione del prendersi cura e dell’azione compassionevole nei confronti di ogni essere senziente sulla Via di liberazione dalla sofferenza, secondo due diverse espressioni dell’agire derivanti dai due termini sanscriti: Karuna e Maitrī.

Karuna, in giapponese Hi 悲, atteggiamento compassionevole, pietà, dolorosa empatia derivante dalla comprensione della sofferenza degli esseri. Compassione illimitata per gli esseri immersi nella sofferenza del samsara, la definirei, “Compassione a tutto tondo”. Compassione attiva, che non vuol dire compiangere chi soffre, ma attivarsi nella comprensione del dolore e cercare di migliorarne la situazione mettendo in atto ogni azione che dia sollievo e diminuisca il dolore altrui. E’ l’aspirazione ad aiutare tutti gli esseri a liberarsi dalla sofferenza e dalle sue cause affinché possano essere felici.

Maitrī, in giapponese Ji , l’amore illimitato nel significato di atteggiamento materno e affettuoso che cura, che accudisce.

Il termine "Compassione” nel senso buddhista viene indicato in giapponese nell'unione dei due precedenti caratteri: Ji e hi: Jihi 慈悲.

Ricordo che è proprio Jihi 慈悲 il sentimento che induce il Buddha storico Shakyamuni a rinunciare al Nirvana per aiutare gli altri uomini a raggiungere l’Illuminazione. Noi seguiamo l’Insegnamento del Buddha, di cui proprio stanotte celebriamo il Satori, ovvero ciò che ha realizzato nel momento in cui si è Risvegliato, all’età di 35 anni a Bodhgaya, sotto l’albero della bodhi. Le parole del Risveglio sono quelle nei seguenti versi:

a) Tutti noi e tutte le cose, contemporaneamente al Buddha siamo Risvegliati.

Questa è la concezione del Buddha sulla Compassione. Tutti e tutto è Uno con Lui.

b) Alberi, piante, erba, terra, tutti insieme senza alcuna eccezione siamo diventati il Buddha, il Risvegliato.

Anche questo è il segno della Compassione del Buddha, insieme a Lui tutti gli altri esseri, senza alcuna eccezione, si sono Risvegliati.

Quindi la Compassione, secondo la nostra Tradizione, secondo Dōgen Zenji, nasce proprio dal non creare differenze tra me e altro da me, perché tutti siamo Buddha, come ha proferito Shakyamuni nel momento del Risveglio.

Allora, laddove non creo barriere, separazione tra me e l’altro, dal sentimento di familiarità, di fratellanza e di rispetto, lì nasce Jihi 慈悲, la Compassione, che si manifesta quando non c’è dualità, quando non c’è conflitto.

Una volta Risvegliato il Buddha storico Shakyamuni entrò nel Nirvana, riflettè su se stesso e su ciò che aveva realizzato nel momento dell'Illuminazione, e ritenne che la Saggezza da Lui raggiunta sarebbe risultata incomprensibile per gli altri e che pertanto gli sarebbe stato quasi impossibile trasmetterla.

Poi, mosso da Compassione, Jihi 慈悲, decise di ritornare al di qua, cioè di non restare nel Nirvana da solo come Risvegliato, ma di ritornare nella vita terrena insieme agli altri. Da quel momento, sino all’abbandono del Suo corpo fisico, predicò e trasmise il Suo Insegnamento di liberazione dalla sofferenza.

Osserviamo che generalmente si parla di Compassione, Jihi 慈悲, come fosse qualcosa da attivare solamente nel momento in cui ci troviamo davanti a qualcuno che ha bisogno e che pensiamo di dover aiutare, o a qualcuno con cui condividere un dolore.

Già il concetto di aiuto è di per sé totalmente diverso da quello di Compassione, poiché quando ci mettiamo nell’ottica di aiutare non è più servizio, non è più essere Uno con l’altro, ma è qualcosa che in qualche modo muove da una considerazione di superiorità. Sono io, che mi trovo in una posizione privilegiata rispetto alla situazione presente, dunque di superiorità, e aiuto qualcuno che è in una condizione di inferiorità, dunque su un livello di relazione inferiore.

Jihi 慈悲, la Compassione del Buddha, invece ha piuttosto a che fare con il nostro comportamento quotidiano in ogni sua espressione, col modo di relazionarci amorevololmente verso tutti gli esseri senzienti, con l’agire che si tramuta in cura e attenzione partendo da un senso di rispetto, in atteggiamento di dono, scevro da qualsiasi pensiero di ritorno o profitto. Proprio per questo diciamo che Jihi 慈悲 nasce dalla Saggezza Suprema, dalla Prajna, perché più procediamo nella Via della realizzazione, più saremo in grado di percepire l’agire compassionevole.

L’aspirazione del Bodhisattva, sul cammino del Risveglio per il bene di tutti gli esseri, di agire per il bene degli altri consiste nello sviluppare la Compassione per tutti, senza alcuna eccezione. Allora, avremo cura di sostituire in bagno la carta igienica ormai finita, ugualmente di consolare una persona desolata, di ascoltare qualcuno che vive da solo, di rimettere nel cestino un nuovo sacco dell’immondizia quando il vecchio viene smaltito, di cambiare l’acqua al vaso dei fiori all’Altare del Patriarca, di tenere in giusta considerazione gli impegni altrui, di affiancarsi ad un anziano che con difficoltà attraversa la strada, di lasciare la libertà di sbagliare ad un figlio, ad un marito o compagno, tutto rientrerà nell’azione compassionevole compiuta, ovvero da compiere.

Compassione Jihi 慈悲 è decidere di uscire dal proprio guscio, dalle proprie credenze, dalla propria bisogna, e cominciare ad ascoltare l’altro, entrare in relazione con tutto ciò che ci circonda. E’ vivere in stretta interrelazione con gli altri percorrendo e inverando il Cammino del Bodhisattva, che deve necessariamente prescindere da una vita dissociata dall’intorno, centrata sulle proprie piccole necessità e impellenze.

Ridotto ai minimi termini, Compassione Jihi 慈悲 è tener conto, avere cura dell’altro come una madre ha del proprio figlio, che “altro non è”. E’ semplicemente una differente espressione dell’Unico Uno, singola sfaccettatura di un medesimo diamante, poiché non esiste un io separato da tutto il resto, è solo una mera illusione della nostra mente.

Poiché tutto è Buddha, bisogna trovare e riconoscere il Buddha in ogni cosa: così automaticamente nasce Jihi 慈悲, la Compassione.

Dunque, attivare la Compassione in ogni cosa significa risvegliare la coscienza dell’io legato all’universalità, all’Uno, alla Verità Ultima, al mondo così com’è, al Risvegliato. Diverso dalla Compassione intesa nel Cristianesimo rispetto all’aiutare il prossimo individuato come “altro”, concetto che non esiste nel Buddhismo.

Per questo nello Zen di Dōgen Zenji, nella nostra Scuola, diamo così tanta attenzione e importanza ad ogni cosa, ad ogni gesto della vita quotidiana.

Ogni cosa, ogni gesto: alzarsi la mattina, lavarsi, fare colazione, camminare, lavorare, viene rispettato così come ogni oggetto.

Ogni oggetto è Buddha e ogni nostro gesto è l’attività stessa del Buddha.

In questa notte di Veglia di celebrazione dell’Illuminazione del Buddha storico Shakyamuni, esorto Voi che seguite le orme del Risvegliato ad essere fedeli testimoni del Suo Insegnamento, non semplici lettori o auditori.

Quale miglior Augurio per il Nuovo Anno di Pratica potrei formulare?

In profondo Gasshō

Iten Shinnyo

HAIKU DELLA VEGLIA DI ROHATSU 2015

La mia vita
è transitoria:
questo pensiero
ritorna sempre
nel mio cuore.
Ryokan (1758 - 1831)

Compassione
Se la mia veste
fosse tanto larga,
vorrei coprire
tutte le sofferenze
che sono nel mondo.
Ryokan (1758 - 1831)

Bosco di bambù
tutto intorno al sentiero
nel freddo autunno.
Akutagawa (1892 – 1927)

“Kanazawa”
Ginko biloka in città
persino il loro polline
si è fatto nebbia.
Akutagawa (1892 – 1927)

Pioggia –
Il suono leggero
dei fuochi di montagna.
Akutagawa (1892 – 1927)

Rompendo la mia brocca
è il gelo della notte che
mi ha risvegliato!
Basho (1644 – 1694)

Amico, accendi il fuoco
ti mostrerò qualche cosa –
Una palla di neve.
Basho (1644 – 1694)

Senza di te,
in verità, i boschi
sono troppo ampi!
Buson (1716 – 1783)

Nella luna piena,
imitando il Buddha,
incrocio le gambe.
Kobayashi Issa (1763 – 1828)

Tempio montano:
il tocco della campana
risuona nella neve.
Kobayashi Issa (1763 – 1828)

Nel mio andarmene
nel tuo restare –
due autunni.
Shiki ( 1867 -1902)

Sulla montagna
cade la neve
da poterla sentire.
Kobayashi Issa (1763 - 1828)

Sciolta la neve,
diventa allegro
il volto delle stelle.
Kobayashi Issa (1763 - 1828)

Le cose ripetute
sono i semi
della felicità.
Nasu Machiyo

Capodanno :
sono felice
con un cielo pallido.
Kobayashi Issa (1763 - 1828)

TESTIMONIANZE DI PRATICA E RINGRAZIAMENTI

Ringraziamento al Maestro Volfango Dami - Rohatsu 2015

Carissimo Maestro Dami,
ancora un grazie senza fine per la musica che ha mirabilmente creato ed eseguito la Veglia di Rohatsu al nostro Tempio.
Un'opera composita e fluida che ci ha incantato nel librarsi delle Sue note.
Quest'anno è stato ancora più intenso, a mio sentire, come se fosse entrato maggiormente in sintonia con l'intorno e, come per magia, tutto ciò che attraversa in questo tempo il Suo cuore, si è dischiuso mirabilmente al nostro sentire.
Un profondo ringraziamento da parte mia e di tutti i presenti.
Un abbraccio a Norma, cui abbiamo dedicato la notte di Veglia.
Con affetto e profondissima stima e ammirazione
Il Maestro Iten Shinnyo Roshi

Caro Reverendo,
è sempre una gioia , un divertimento e una necessità per me essere con voi per la Veglia...
Un abbraccio
Volfango

Buon giorno carissimi! La serata di ieri è stata bellissima. Piena di calore e di saggezza! Tutto è stato fatto con tanta cura e amore…Il vostro cuore e risveglio erano lì, molto presenti! L’ho visto, l’ho sentito…Grazie tante per la vostra luce!
Rossana

Gentile Rev. Iten Shinnyo Roshi,
ho seguito il collegamento con attenzione, e così pur non essendo presente fisicamente ho sentito la vostra vicinanza. Grazie!
L'audio era ottimo, ma La ringrazio infinitamente per avermi inviato il Tema di pratica e gli Haiku perchè sapere di essere nei suoi pensieri mi rende felice e mi tranquillizza ed inoltre mi sento partecipe delle attività dello Shinnyo-ji. Inoltre ho il tempo di studiarmelo con calma e rivederlo durante il tempo, anche perchè penso che lo Ji-hi e' la cosa più difficile da realizzare, e molte cose sfuggono facilmente.
Chiedo scusa per le eventuali mie mancanze durante la Sesshin di novembre.
La saluto affettuosamente,
Giovanni da Taranto

Caro Maestro,
Grazie mille del Suo pensiero di avere un collegamento Skype durante il Rohatsu.
E' stata una gioia sedermi con voi e sentire tutto in tempo reale, mi sono sentita molto presente. La Cerimonia dell'Ordinazione era, come sempre, emozionante e una riconferma della mia Pratica.
Dopo che abbiamo staccato Skype ho cenato e ho fatto una passeggiata "sotto le stelle" poi sono andata a letto perche' l'8 dicembre non e' festa da noi e c'e' lavoro nella mattina, ma mi sono alzata alle 5:30 ora americana in riconoscimento del Risveglio del Buddha. Ho fatto Zazen, ho recitato i Sutra, Fukanzazengi e la Dedica della Veglia di Rohatsu.
Grazie ancora Maestro! Spero di vedere presto le foto.
Buon riposo.
Un abbraccio
Tenshin

Ringrazio tutti per questa occasione di poter praticare insieme.
Qui è apparsa la “Luce della lampada” e tutti voi avete l’occasione di moltiplicarla e di diffonderla ovunque e per l’eternità.
Rev. Emanuela Dōsan Losi

Carissima Shinnyo Sensei, voglio augurare a Te e ai tuoi allievi una serena e gioiosa notte di Rohatsu.
Avevamo organizzato anche noi la veglia al Dōjō ma causa un importante problema di salute ho dovuto decidere a malincuore di annullarla…Ne sono addolorato.
Un abbraccio e celebrate il Risveglio del Signore Buddha anche per me.
Taigo

In questa notte di Rohatsu, per me una notte anche di Ringraziamento, desidero esprimere un grazie profondo, un grazie importante al Maestro Shinnyo Roshi, per la Sua continua opera tesa a realizzare sempre di più la Via e a mantenere il Tempio Shinnyoji in questo Percorso. Tempio che, con il Suo Maestro Shinnyo Roshi è ormai conosciuto e accreditato a livello internazionale, insomma siamo e lo siamo sempre stati nella serietà assoluta di questo Cammino , parti di un Lignaggio antichissimo che perdura anche oggi.
Un grazie, dunque, per il lavoro costante per creare uno Zen Italiano che si differenzia per peculiarità dagli altri esempi nostrani, uno zen, mi sia permesso, con radici giapponesi e terra italiana, uno zen rigoroso, dove c’è spazio per 'il cuore', gioia, comprensione di ogni differenza, condivisione e rispetto profondo della Via trasmessa dalle origini.
Un grazie al Maestro Shinnyo Roshi per aver accolto la mia richiesta di voti Shukke Tokudo e di avermi cosi permesso di entrare sempre di più in questo Cammino , e qui mi scuso subito per inadempienze ed errori commessi, mai però è venuto meno il mio profondo rispetto per Lei, Maestro, e per Shinnyoji.
Ancora un grazie al Maestro Shinnyo Roshi per mostrarmi le innumerevoli opportunità di Vita, e di scelta che la Vita offre, a cui devo con gioia molta riconoscenza, perchè sempre ogni Sua indicazione si è rivelata e dimostrata di progresso per la mia vita, grazie alla Sua Onestà di Vita nella Via, e alla Sua profonda e incredibile capacità di ascolto e comprensione, intuizione: faro per me e per tutti noi.
Un grazie al Sangha al suo supporto e affetto, collaborazione, che mai sono mancati.
Un grazie a Yūshin, fratello di Percorso, la cui presenza mi conforta e aiuta molto.
Un grazie sentito, Maestro, Roshi.
Grazie.
Shinden

I first came to Shinnyoji in the middle of March this year and I really didn't know what to expect. I thought it would just be a place where I could continue my home meditation practice only this time with other people. Instead it turned out to be much more. The greetings and welcome I received from each person I met was truly warm and embracing and the first interview I had with Roshi was overwhelming and magical. I immediately felt a huge sense of awe and of being in the right place. As I continued to practice zazen and spend more time in the presence of Roshi and the Sangha I felt inspired and compelled to arrange the Inno composed by Maestro Dami and then to compose an ode using the original text written by Roshi. It was a great pleasure.
For a brief period I didn't make it to Shinnyoji and so felt a bit distanced and detached and I feared coming back. But when I came through those doors I couldn't believe the reception I got. The greetings and the joy on people's faces were as welcoming as when I first arrived in March. I've learned that Shinnyoji is a living, breathing entity where people may come and people may go but where the doors are always open no matter what.
Words can't describe how wonderful Roshi has been to me. Always supportive and encouraging, guiding me back onto the Path and reminding me of what's truly important; the Way, the dharma and of course the Sangha. I feel so grateful to be here and to be part of this Vigil of Rohatsu and I look forward to practicing zazen and continuing along the Way of the Buddha here with you all at Shinnyoji.

Sono arrivato per la prima volta a Shinnyoji a metà marzo quest'anno e non sapevo che cosa di aspettare. Pensavo che sarebbe solo un posto dove potrei continuare la mia pratica di meditazione di casa ma solo questa volta con altre persone. Invece è stato molto di più. I saluti e i benvenuti che ho ricevuto di ciascuna persona erano veramente cordiali e accoglienti e il primo colloquio con Roshi era travolgente e magico. Sentivo immediatamente un grande senso di sbalordimento e di essere nel posto giusto. Come continuavo a praticare zazen e passare più tempo nella presenza di Roshi e il Sangha mi sentivo ispirato e sottomesso ad arrangiare l'Inno composto da Maestro Dami e poi a comporre un ode usando il testo originale scritto da Roshi. È stata un gran piacere.
Per un breve periodo non sono riuscito a frequentare Shinnyoji e quindi mi sentivo un po' allontanato e staccato e avevo paura di tornare. Ma quando sono entrato in quelle porte non potevo credere il ricevimento il quale ho ricevuto. I saluti e la gioia sulle facce erano così accogliente come quando sono primo arrivato a marzo. Ho imparato che Shinnyoji è una vivente e viva entità dove la gente può venire e la gente può andare via ma dove le porte sono sempre aperte in ogni caso.
Le parole non possono descrivere quanto eccezionale Roshi è stata verso di me. Sempre di supporto ed incoraggiante, guidandomi indietro sul percorso e ricordandomi di cos'è veremente
importante; la Via, il Dharma e naturalmente il Sangha. Sono molto grato di essere qui e anche a fare parte di questa Veglia di Rohatsu e sono contento di praticare zazen e a continuare sulla Via del Buddha qui con tutti voi a Shinnyoji.
Carlo

ADEGUATEZZA
Ricorre Rohatsu: è trascorso un anno di Pratica, di vita, di osservazione, di doni quotidiani ricevuti; un anno di gratitudine, caratterizzato da alcune difficoltà che sono cresciute fino a coinvolgere la salute, generando preoccupazione, fatica e dolore.
Ho dovuto accogliere difficoltà e trasformazioni, spezzare resistenze, cambiare pratiche, giochi, abitudini e stili di vita inveterati.
Ciò non è indolore: è denso di ricadute fisiche, animiche e mentali, e spesso generatore di un teatro di ombre.
Al contempo, ogni passo di accoglimento fatto, ogni limitazione accolta, ogni consenso strappato a me stesso, ha delineate piccole gioie, semplicità non immaginate, accenni a luci ed umori, scoperti ex novo o riemersi come da un passato lontano.
Pratica al Tempio, meditazione, lavoro, vita quotidiana ed osservazione dei processi mentali durante le difficoltà attraversate, sono gli unici strumenti e sostegni a disposizione, e sicuramente anche le fonti di questi doni.
Adeguatezza…..

Accogliere ciò che è adeguato: a me, ed alla crescita spirituale, età, esperienza, salute ed energia oggi realmente maturate. Questa alchimia in atto ormai da un anno connota la giusta posizione Dharmica che mi viene mostrata allo specchio della pratica: le esatte coordinate spaziotemporali ed energetiche nelle quali posso risiedere, ed alle quali vengo oggi immancabilmente ricondotto. Il processo, all’ inizio, è stato forzoso. Poi è divenuto il ritratto scomodo di un ego travestito da compassione. Adesso sta assumendo una maggior fluidità e posso tentare di parteciparvi con più consapevolezza.
Il Teisho recentemente offertoci dal Maestro Shinnyo, sul Secondo Precetto “Non Rubare”, inteso anche nella accezione di “non occupare una posizione Dharmica (o dharmica) a noi inadeguata” come ruolo od energia, ha aiutato a riconoscere più nitidamente la funzione del mio ego distorto, coinvolto nell’ assunzione di posizioni velleitarie e mal sostenibili rispetto al livello di energia e soprattutto di purezza che al momento mi anima.
Ritengo che l' esercizio di questa vigilanza sulla adeguatezza alle posizioni assunte e sull' innocenza, sia proficua per il mio bene e per quello di coloro cui sono connesso.
Un intento per l’ anno venturo non banale da coltivare.
Grazie al Maestro, al Sangha, alle Difficoltà incontrate.
Daishin

Rohatsu 2015 anche stasera siamo qui in questa notte di Rohatsu, perché un filo ci lega fortemente a Shinnyo e a questo Tempio con affetto .
Gasshō
Giada e Comandante

Gentile Rev. Iten Shinnyo,
Grazie di cuore per la possibilita' datami per partecipare alla sesshin di Novembre.
Ho passato tre giorni meravigliosi a contatto con un vero Maestro di Dharma e con un Sanga stupendo.
Il primo giorno l'ho trascorso imparando un nuovo modo di intendere il Dharma (Giapponese), ma pian piano mi sono abituato e sul piu' bello la sesshin era quasi terminata, per cui non vedo l'ora di ritornare al Shinnyo-Ji.
Da quando sono tornato faccio Zazen al mattino ed alla sera, recito l' Hannya Shingyo, e prendo Rifugio immaginando di avere Lei di fronte.
Anche il mio modo di rapportarmi con gli altri sta lentamente migliorando giorno per giorno, e spero che continui cosi'.
Grazie di cuore per gli insegnamenti e le benedizioni. A presto. Domo arigato' gozaimas.

Sempre va' il cigno sul lago
senza lasciare nessuna traccia
ma mai dimentica il suo cammino.
Con Gioia
Giovanni da Taranto.

Per noi praticanti ordinari, l’ostacolo più grande è il non saper riconoscere là dove si cela la vera Pratica.
L’ego, nel suo continuo sforzo per affermarsi e sopravvivere, crea barriere, ci distrae, cerca di nascondere ciò che è veramente reale.
Con abili argomentazioni ci impedisce di lasciare andare, aprendo la mente fino in fondo. Inverare la Pratica diventa così una distante utopia.
La nostra debolezza sta nel fatto che pur riconoscendo tale subdolo fenomeno, non abbiamo la capacità di guardare oltre e di spezzare l’inganno.
Eishin

I am honored and happy to be taking this step here at Shinnyoji. I am filled with joy to be a part of this Sangha. I will do my upmost to honor the precepts I am taking.

Sono onorato e felice di fare Zaike Tokudo qui a Shinnyoji. Sono gioioso di essere una parte di questo Sangha. Mi impegnerò al meglio per onorare questi Precetti.

Josh

Nell’ultima Sesshin abbiamo fatto le prove per la cerimonia di ordinazioni. E’ stata una grande emozione e commozione. Poco più di un anno fa sugli stessi zafuton c’eravamo Shinden, io, Cecilia e Piergiorgio e non avevo messo in conto che ripercorrere le fasi della cerimonia potesse risvegliare tutte le emozioni provate. Le stesse emozioni, ma dopo un anno di frequentazione del Tempio e dopo un anno intenso, pieno di accadimenti importanti che mi hanno portato dove sono adesso. Non saprei dire a che punto sono, ma posso dire, con sempre più convinzione, che so di essere nel luogo giusto. So anche che voglio andare avanti, senza fretta e compassionevole anche nei miei confronti. Le emozioni dell’anno scorso si sono trasformate, adesso sono più profonde e vere, forse più consapevoli.

Se qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che avrei intrapeso questo percorso avrei riso con gusto; tutto avrei pensato fuorchè di trovare nello Zen le risposte ai miei interrogativi. Ma so anche che non si tratta “solo” di Zen, si tratta del Tempio di Shinnyoji, del nostro Tempio, e, soprattutto, del nostro Maestro che non finirò mai di ringraziare profondamente per quello che fa e per quello che è.
Grazie!
Kei-shin

Ringrazio il nostro Maestro, i nostri Monaci, i nostri Bodhisattva, Ordinati e Praticanti per questo giorno in cui dal giardino della nostra Tradizione mi affaccio all’ingresso.
Non sono bravo a parlare della Pratica; vorrei però descrivere una sera di non molto tempo fa quando, giunto al Tempio, ho dato una mano a raccogliere le foglie dell’acero giù in giardino. Era già buio, c’era silenzio, le foglie frusciavano in mano mostrando molte sfumature di rosso; una stava in grembo al piccolo Buddha di pietra, altre continuavano a cadere. Non c’era separazione tra lo star seduto a gambe incrociate nello Zendo e lo stare in piedi chino sui sassolini bianchi del giardino.
Più difficile è praticare lontano dal Tempio secondo l’indicazione del nostro Maestro, secondo cui il primo luogo della Pratica, i primi Buddha con cui abbiamo a che fare, sono le persone a noi più vicine nella quotidianità. Là, automatismi, ruoli, desideri, aspettative e orgoglio sono giganti di fumo; là il piccolo io trova più nutrimento per essere. E così di seguito, a cerchi concentrici, nelle relazioni sociali e sul lavoro.
Eppure, come ci indica il nostro Maestro, la Via dello Zen è la vita di ogni giorno e possiamo essere svegli alla realtà perché siamo vivi ora, proprio in questo momento.
Marco Venturini

Nel raccontare la mia testimonianza dell' anno di pratica che finisce stasera con la veglia di Rohatsu – il mio primo anno in generale - mi tornano in mente i primi giorni dell' arrivo al Tempio e la sensazione per me molto importante di essermi sentito ben accolto da tutti, sia dal maestro che da tutto il Sangha.
All'inizio non è stato facile, c' erano tante cose da fare durante la Sesshin: il ricordarsi le sequenze, i saluti, le posizioni e tante altre cose, come capire il comportamento da tenere, il non disturbare, oltre che alla mia organizzazione personale - divisa fra lavoro, la famiglia una mamma malata da seguire - per capire come fare a trovare il tempo per frequentare con una certa regolarità.
Ma via, via che venivo al Centro mi sono sorpreso dal fatto che ho scoperto che la cosa che mi piaceva fare di più era proprio praticare (sia la meditazione ma anche cercare di occuparsi del Tempio e di quello che si fa e si condivide al suo interno e durante le sessioni) e questo non mi poneva tante domande, mi andava bene cosi com’ è. Cosi praticando con piacere mi sono rilassato e i pensieri le aspettative e le difficoltà sono andate diminuendo e ho imparato ad apprezzare soprattutto la Pratica di tutti i giorni al Tempio .

Questo è anche il motivo per cui, nonostante sia all’inizio della mia Pratica buddista e non potendo capire bene ancora tante cose del Sentiero stesso, quando si è presentata l’ occasione di poter fare richiesta dell’ ordinazione a Sambo-kie ho comunque accettato con fiducia .
Ringrazio con il cuore il maestro rev.Anna Maria Iten Shinnyo e tutto il Sangha .
Massimo

Tra ego e Realtà, tra pratica e non pratica dentro e fuori dal Tempio, è trascorso un altro anno. Mushin, mente e cuore puro molte volte lo sento così lontano, nonostante ciò quando riesco ad abbandonarmi alle sue armoniose vibrazioni, alla sua luce qualche piccola parte di me muore e l'Essere prende davvero Vita.
Un caloroso abbraccio al Roshi e a tutto il Sangha,
Michele G.

A metà novembre ho accompagnato il Maestro alla Gendronnière per uno studio del pensiero di Dōgen sul Sutra del Loto.
Ringraziandola moltissimo per l'occasione datami, ho avuto modo di mettermi a servizio sia nei confronti del Maestro sia del luogo, esperienza che conferma sempre il mio sentire d'essere nel posto "giusto" e con il Maestro .
Ho avuto inoltre conferma di tutta la "realizzazione" che il Gran Maestro Dogen ha avuto sul Sutra del Loto e cui sono giunti altri grandi maestri, trovando nelle sue parole "la lettura e la Pratica del Sutra sono due esperienze cooperanti" e " la divulgazione, la lettura e la Pratica del Sutra del Loto sulla Via del Risveglio" un chiaro ed inequivocabile messaggio d'insegnamento.
In una parola: inverare il Sutra.
Michele Dō-shin

Mia preziosa shinnyo,
spero che queste righe ti trovino in splendida salute e grande forma.
Erano almeno due settimane che mi capitava di pensarti incessantemente, però rimandavo ogni giorno il momento di farmi vivo: rispondere al vostro invito è il pretesto giusto per scriverti.
Purtroppo non potrò essere presente con voi a Firenze perché una delle mie micie, Camilla, ha un tumore inoperabile alla mandibola e io sono accanto a lei ad accompagnarla.

Al di là del fatto che ama lasciarsi pulire e accudire da me, sono l'unico in grado di fare le tre iniezioni quotidiane di cui ha bisogno, oltre a poter somministrarle eventuali rimedi di emergenza, se o quando dovesse entrare in crisi.
Ma, soprattutto, non voglio separarmi da lei in questo momento così importante, dopo quasi sedici anni di vita trascorsi assieme. E' il minimo che possa fare come ringraziamento per tutte quelle fusa, testate, miagolii e code dritte, oltre ai momenti di grande crisi esistenziale, quando dubitavo se la mia vera natura fosse quella di un divano, piuttosto che quella di un essere umano.

E' la gatta, inoltre, che in questi dieci anni di pratica, tante volte è venuta accanto a me in zazen, accovacciandosi sullo zafuton o direttamente tra le gambe incrociate, affondando magari le sue piccole unghie in una coscia, giusto per testare il mio grado di concentrazione.
In questi giorni, ogni mattina, siedo a fare zazen con lei, adattandomi a seconda della stanza in cui si trova. Ogni mattina: zazen, incenso ed Hannya Shingyo.
Avevo già preso la decisione di praticare la notte di Rohatsu assieme a lei, in chissà quale stanza della casa, spero almeno la più calda.
Seguendo il filo rosso che mi lega a voi, adesso so che la mia pratica sarà più intensa e non sarà solitaria, se mai avessi avuto qualche dubbio in proposito.
Sento molto l'avvicinarsi della notte di Rohatsu quest'anno, non so se lei prenderà qualche decisione per l’occasione. Dicembre è un mese speciale: l’inizio dell’inverno, il solstizio, il giorno più buio, la ripresa del cammino verso la luce. Anche la mia mamma, quattro anni fa, ha scelto di andarsene proprio in questo periodo.
Ma, sia giorno o notte, Rohatsu o ferragosto, freddo o caldo, mi è stato insegnato come ciò che conti realmente sia la pratica incessante, assidua, continua.
Quindi certamente siederò con voi, onorato dell’invito, sebbene seduto in un’altra stanza.
Ti abbraccio forte.
Gasshō.
Pier Paolo

I would simply like to say that in this time in the temple I've learned the simpler ones needs are the more, more receives.
The simple things can still hurt me but now they can also lift me.
I don’t say every day that life is a miracle but there was a time when I never said it.
Vorrei semplicemente dire che in questo periodo trascorso al Tempio ho imparato che più semplici sono i bisogni, più grande è il ricevere.
Le cose semplici possono lo stesso ferirmi, ma possono anche darmi sostegno.
Non dico ogni giorno che la vita rappresenti un miracolo, ma ci fu un tempo un cui non avrei mai detto una cosa simile.
Richard

Imenso negro
"Estou partindo distante...muito distante...
à lua ou talvez, à morte!
Dentro do meu foguet, estou eu, e algumas pirulas para comer...
Sera uma longa viagem...no Imenso Negro.."
Assim começava o meu conto que ganhou um concurso quando tinha apenas 14 annos.
Contava sobre uma viagem...uma viagem espacial, ao "desconhecido", ao "Imenso Negro".

Visionava à minha historia, sem saber, à "viagem da minha vida"...aquela ao mondo e ao universo! Viagem que me levou a diversos lugares e mundos mas também, ao Zen e à aqui: ShinnyoJi! Eu o intui, tudo era ja ali, no meu conto..Ja naquela epoca!
Continuar esta viagem junto ao Sangha, compartilhando a Via e a joia do Buddha faz o meu conto tornar-se ainda mais verdadeiro e bonito!
A ShinnyoJi respiro o universo e com o Sangha, a serenidade.
Agradeço "ao Imenso Negro" de ter me trazido aqui...
L'immenso nero

"Sto partendo lontano...molto lontano...
a luna o forse, a morte!
Dentro del razzo spaziale ci sono io e qualche pillole per mangiare...
Sarà un lungo viaggio...nel immenso nero.."
Cosi cominciava il mio racconto che ha vinto un concorso quando avevo appena 14 anni.
Parlava di un viaggio..un viaggio spaziale, allo "sconosciuto Immenso Nero".
Già visionavo il viaggio della mia vita, senza saperlo...quello verso il mondo e l'universo! Viaggio che mi ha portato al posti e mondi diversi, allo Zen e anche qui a ShinnyoJi! Lo ho intuito, tutto era già qui, sul mio racconto..A quella epoca!
Seguire questo viaggio insieme al Sangha, condividendo la Via e la gioia del Buddha fa il mio racconto diventare ancora più vero e bello!
A ShinnyoJi respiro l'universo e con il Sangha, la serenità.
Ringrazio "al'Immenso Nero" di avermi portato qui...
Rossana

E’ passato un altro anno di Pratica insieme ma fisicamente lontano per me. E con ogni anno, la distanza tra me e il Maestro si diminuisce. In questo anno, ho riconosciuto il potere della fiducia e la flessibilità. Nella cerca dello Zen, trovo tante altre cose inaspettate: la pazienza, forza mentale e fisica, la pace e la tenerezza. Certo, si sa che queste cose sono relative allo Zen, ma il modo di trovarle e provarle mi sorprende. Anzi, e’ come lo Zen cerca me, entra nel mio essere senza che me ne accorga, e poi lo percepisco in un attimo: in una sensazione, o nell’assenza di una sensazione, in un gesto, o quando parlo con il Maestro. Questa opportunita’ di praticare con voi, avere questo mondo moderno che lo rende possibile, e’ un grande dono. Grazie al Maestro, ai Patriarchi, e grazie a tutti voi.
Tenshin

Sedersi in Zazen conducendo una vita mondana è un’esperienza che alle volte mi lascia ancora meravigliato, è un dono di cui, fin troppo spesso, dimentichiamo il valore. È facile infatti che mi lasci scivolare nella confusione della vita quotidiana: quest’anno gli impegni, le scadenze, gli obblighi che hanno assottigliato costantemente le mie giornate, mi hanno fatto spesso cercare, anche con una vera e propria smania, momenti di libertà, quei momenti in cui ognuno vorrebbe dedicarsi ai propri interessi, e ciò che gli piace, a quelle attività che ci lasciano l’impressione di non aver perduto se stessi. Alla fine però, anche quando riuscivo a strappare questo tempo, poco o tanto che fosse, tornavano gli obblighi ad appesantirmi, e la costante battaglia per divenire padroni del proprio tempo e della propria vita riprendeva sempre uguale a se stessa.

In questa cornice si è sviluppata la mia Pratica questo anno, attenta al Mushin. Il Silenzio che è nato nei giorni trascorsi al Tempio o seduto sul mio Zafu, si è mostrato essere il più grande dono che potevo sperimentare, esso ha sensibilmente alleggerito questa ricerca che oltre ad appesantire i miei momenti liberi, sottraeva anche preziose energie. Non riesco con le sole parole a comunicare cosa sia questo Silenzio che ho trovato, posso solo dire che ha cambiato il mio Zazen.

Si disperde
l'eco delle campane
nel vento d'estate.
Yūshin

Neppure un passo verso il cielo
Al di là dello spazio e del tempo infinito, l’amore infinitamente più infinito di Dio viene ad afferrarci. Viene quando è la sua ora. Noi abbiamo facoltà di acconsentire ad accoglierlo o di rifiutare. Se restiamo sordi, egli torna e ritorna ancora, come un mendicante; ma un giorno come un mendicante non torna più.
Se noi acconsentiamo, Dio depone in noi un piccolo seme e se ne va. Da quel momento, a Dio non resta altro da fare, e a noi nemmeno, se non attendere.
(Simone Weil, Attesa di Dio, pp. 98-99)

Nel silenzio frusciante dello Zendo, le parole del Maestro ci dicono che una volta che si sono aperti gli occhi, anche soltanto per un istante, non li si possono più richiudere.
Penso alle porte, a quelle del Tempio, che materialmente scardiniamo in occasione di una cerimonia, o per far passare un oggetto ingombrante attraverso le stanze; e a porte più private, i cui battenti ciascuno di noi accoglie da qualche parte. Spesso il perno è semplicemente il respiro, il battito di ciglia, l’istante che ci crea.
A volte ho creduto di aver tirato un’usciata, ne ho sentito lo schianto, l’eco silenziosa dei giorni dopo. Altre volte è semplicemente il vento che decide. Poi una sera qualunque, mi ritrovo a pensare -ma pensare non è qui il verbo giusto: non si pensa un prurito, o un arto mancante- a quello che credevo di aver lasciato di là dalla soglia, come a un oggetto perduto della mia casa. Quello che ci si ritrova sul palmo quando si smette di cercarlo, una maniglia che ci è familiare. Viene quando è la sua ora. E prima o poi lo si scopre sabbia, tra le dita e sotto i piedi. Forse attutirà il ticchettio dei passi di domani, svelerà orme come miraggi, per un momento solo, la scia di una barca sull’acqua, un serpente che il vento ci disegna davanti, spianando le spighe in un campo.

Il primo sì non lo pronunciamo nemmeno, lo accordiamo nascendo ogni giorno, e lo dimentichiamo distratti, tra le pieghe di un sopracciglio corrugato, di un lenzuolo gualcito, di un sorriso. Ecco allora che ce ne sale alle labbra un altro, poi ancora un altro. Da qui in poi non c’è più niente di scontato: il mondo era là e noi l’abbiamo guardato; senza allungare la mano per prenderlo, per averne un pezzetto, l’abbiamo guardato ed è diventato nostro, così come la lucciola è del grano.
Credo che partire da questo punto –che poi è nessun punto, è soltanto frazione infinitesima di una delle infinite rette, fermo immagine di qualcosa che non può essere fermato- significhi portare tra le braccia una brocca, vuota di solito, per farci camminare leggeri e per ricordarci che siamo viandanti assetati e che abbiamo bisogno di ricevere; piena a volte, quando incontriamo qualcuno che si accorge di avere sete.
Gasshō,
Cecilia En-shin

IMMAGINI DELLA VEGLIA

Apre la Veglia l’Inno di Shinnyoji

Ascoltando le note del Maestro Dami

Ascoltando le note del Maestro Dami

Augurio di Shinnyo Roshi che presenta il Tema di Pratica per il Nuovo Anno

Augurio di Shinnyo Roshi che presenta il Tema di Pratica per il Nuovo Anno

Partecipanti alla prima parte della Veglia a Shinnyoji

Il tavolo di Ino durante la Cerimonia

Pasto nello Zendo

Shakyō, Trascrizione dei Sutra

Kin-hin sotto le stelle

Cerimonia del fuoco nel giardino di Shinnyoji

Cerimonia del fuoco nel giardino di Shinnyoji

ORDINAZIONI – SANBOKIE

Marco, Richard, Massimo e Daniel ricevono il Rakusu

ORDINAZIONI – ZAIKE TOKUDO

Apertura del Terzo Occhio a Michele, Cecilia e Josh

Michele Dō-shin, Cecilia En-shin e Josh Shin-gyō ricevono il Rakusu con il nome di Dharma calligrafato

Michele Dō-shin, Cecilia En-shin e Josh Shin-gyō ricevono il Kechimyaku con il lignaggio di Shinnyoji.

Il Sangha di Shinnoji insieme ad amici e parenti al termine delle Ordinazioni.

Il Sangha di Shinnyoji

Shinnyo Roshi con i nuovi Ordinati

Il Sangha di Shinnyoji a fine Veglia

Il Sangha Ordinati di Shinnyoji insieme ai vicini del Tempio.

EVENTI
UDIENZA IN VATICANO

Martedì 27 ottobre 2015 il Maestro Shinnyo Roshi, accompagnata dal monaco Yūshin, si è diretta a Roma per presenziare, su invito del Pontifico Consiglio per il Dialogo Interreligioso, all’Udienza Generale di mercoledì 28 ottobre, presieduta dal Santo Padre Papa Francesco e dedicata al 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate con la quale la Chiesa di Roma inaugura i propri rapporti con le religioni non Cristiane.

Il viaggio romano, nato all’insegna del dialogo interreligioso, si è aperto dunque con una visita di alto valore spirituale alla Basilica di San Pietro, rendendo così omaggio al cuore della spiritualità cattolico romana, tradizione ospitante tale iniziativa.

La mattina successiva un cielo piovoso ha accolto l’assemblea dei credenti e dei religiosi che da ogni parte d’Italia, d’Europa e del mondo intero, sono intervenuti per essere testimoni di tale evento. L’intervento del Pontefice, agevolato da una temporanea clemenza meteorologica, ha rinnovato il proposito del Concilio Vaticano II, di cui la Nostra Aetate è espressione diretta e compiuta, di promuovere l’integrazione dei popoli attraverso la convinzione che nell’unicità della famiglia umana l’esigenza di ricercare Dio o l’Assoluto sia un tratto inalienabile della nostra natura e come tale debba essere preservato e custodito in questo difficile cammino verso una sempre maggior interconnessione tra i popoli.

Salutati i rappresentanti delle diverse Tradizioni religiose, il Pontefice ha chiuso l’Udienza alle ore 12:00 lasciando piazza San Pietro.

PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA
DICHIARAZIONE SULLE RELAZIONI DELLA CHIESA
CON LE RELIGIONI NON CRISTIANE

NOSTRA AETATE

Introduzione
1. Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l'unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino.
I vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra (1) hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti (2) finché gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella sua luce (3).
Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura dell'uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo.

Le diverse religioni
2. Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso.
Quanto alle religioni legate al progresso della cultura, esse si sforzano di rispondere alle stesse questioni con nozioni più raffinate e con un linguaggio più elaborato. Così, nell'induismo gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza. Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto. Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l'inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri.
La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.
Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è « via, verità e vita » (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose (4).
Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.

La religione musulmana
3. La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra (5), che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.

La religione ebraica
4. Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.
La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.
Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede (6), sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili (7). La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso (8). Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua stirpe: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine.
Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo.

Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata (9); gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione (10). Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento (11). Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo » (Sof 3,9) (12).
Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.
E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo (13), tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.
E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.

La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.

Fraternità universale
5. Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L'atteggiamento dell'uomo verso Dio Padre e quello dell'uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: « Chi non ama, non conosce Dio » (1 Gv 4,8).
Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano.

In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio, seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, « mantenendo tra le genti una condotta impeccabile » (1 Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini (14), affinché siano realmente figli del Padre che è nei cieli (15).
Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto, sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio.
Roma, presso San Pietro, 28 ottobre 1965.
Io PAOLO Vescovo della Chiesa Cattolica.
Seguono le firme dei Padri.

SEMINARIO ANNUALE SOKANBU

Il nostro Maestro Shinnyo Roshi dal 13 al 15 novembre 2015 nella sua qualità di Kokusai Fukyōshi, Maestro Zen missionario incaricato dell’insegnamento all’estero, ha partecipato al Seminario annuale di Sokanbu Europa, in Francia a Blois nel Tempio La Gendronnière. Accompagnata da Michele Novellini, che ringrazia per la cura e la devozione che costantemente Le ha riservato, nonché per il suo servizio a tutto il Sangha del Tempio de La Gendronnière, ha partecipato alla Conferenza tenuta dal Rev. Taigen Dan Leighton sul tema “Dōgen e il Sutra del Loto”. Nel corso del Seminario ha partecipato anche alla Riunione riservata ai Kyōshi e ai Kokusaifukyōshi europei.

CONVEGNO SULLA NATURA
Firenze, 8 Novembre 2015

Domenica, portando ai relatori i saluti del nostro Maestro Shinnyo Roshi e comunicando la Sua impossibilità a intervenire, pur rimanendo disponibile per futuri interventi, mi sono recato al Convegno “L’amore per la natura”, organizzato dai Ricostruttori, un gruppo cristiano, con il patrocinio della Regione Toscana. Il tema era un dialogo interreligioso sulla Lettera Enciclica di Papa Francesco: “Laudato Si”.
Da tutti gli esponenti è stata espressa l’opinione che questa Enciclica comunica una posizione chiara e forte sull’amore verso la natura nel suo complesso, natura che viene vista anche, ma non solo, come parte di noi stessi. Vengono altresì denunciati chiaramente quelli che Papa Francesco chiama “i crimini contro la natura”. Mai l’inquinamento, la sofferenza degli animali erano stati trattati in questo modo.

Svamini Hamsananda Giri, monaca induista e vice-presidente dell’Unione Induista Italiana ha ribadito che l’induismo condivide la visione di questa Enciclica che esprime il concetto di non uccidere, non ’far male’ alla natura, sia essa flora o fauna e che dobbiamo renderci conto che per la prima volta anche la religione cristiana prende una posizione estrema che invita le persone a non inquinare, a mangiare con rispetto e consapevolezza e ciò ci ricorda le problematiche relative allo smog, a come vengono uccisi gli animali nei macelli a come sono allevati a come alcune multinazionali stanno manipolando le sementi.
Il Ven. Losan Gompo Longo, monaco Buddhista Tibetano e già presidente dell’Unione Buddhista Italiana esprime, facendo riferimento alle Quattro Nobili Verità, che il Buddhismo ritrova appieno la sua espressione in questa Enciclicla. Enciclica che, a suo avviso, si può leggere ed apprezzare al di là di ogni religione, un testo innovativo e ‘interreligioso’. Per questo ha invitato a leggerla e a farla conoscere perché schierandosi essa, in pratica, contro un modo di vivere e di alimentarsi che fa danno alla natura, condanna indirettamente un certo tipo di compagnie alimentari e un notevole giro di affari, dunque non viene molto diffusa dai media.
Anche Beniamino Santarlasci, parnas della Comunità Ebraica Fiorentina, ha parlato dell’apprezzamento verso questa Enciclica e del fatto che ad esempio il sistema di macellazione ebraico attualmente in uso comunque forse un certo dolore per l’animale, ed ora pare si sta cercando di riformarlo, per non far soffrire l’animale.
Guidalberto Bormolini, sacerdote e monaco cristiano, appartenente al Gruppo dei Ricostruttori, ha dichiarato che l’Enciclica è “ rivoluzionaria”, per tutti i motivi espressi precedentemente, ha ribadito il fatto che essa è un canto, un canto per l’amore verso la natura, la vita che si ritrova in tutte le religioni ma un canto che esprime altresì il dovere di schierarsi, di far proprio un modus vivendi che non arrechi dolore e morte, distruzione.
Anche Hamdan Al-Zeqri, rappresentante della Comunità Islamica di Firenze, ha trovato l’Enciclica interessante, che può essere fatta ‘propria’ anche dall’Islam, religione che predica amore per la natura e per gli uomini, non in quell’ “Islam” che non è Islam, dei criminali dell’Isis.
Gli intervenuti hanno espresso un totale e profondo apprezzamento per questa Enciclica, che, come ha detto il Ven. Longo, è apprezzata da chi ha fede in Buddha, in un Dio, ma anche da chi ha fede in un ‘un non Dio’.

Shinden

VISITA ALLA SCUOLA GIAPPONESE

Sabato 7 novembre alle ore 15 il Rev. Shinnyo Roshi, accompagnata dal monaco Yūshin, ha visitato la Scuola “Sandro Pertini” di Sorgane (FI), invitata dalla Direttrice della Scuola per giovani giapponesi Matsuura Masumi. All’interno dell’Istituto ogni sabato pomeriggio si ritrovano infatti 120 tra bambini e ragazzi per studiare la loro cultura e lingua di origine. Shinnyo Roshi ha quindi visitato le aule e salutato gli studenti portando in dono giochi e dolcetti offerti al nostro Tempio dal Rev. Matsuura Kanshu in occasione della festività del Jizō Bon.

ASSEMBLEA UNIONE BUDDHISTA ITALIANA

Il giorno 28 novembre 2015 il Maestro Iten Shinnyo Roshi, accompagnata dal praticante Eishin, ha partecipato all’Assemblea Ordinaria dell’Unione Buddhista Italiana (U.B.I.) che ha avuto luogo in Firenze presso il Tempio Kofuij dell’associazione Honmon Butsuryu Shu (Scuola Nichiren). Roshi è intervenuta in qualità di Presidente e Guida Spirituale del Centro Zen Firenze – Tempio Shinnyoji

L’Assemblea, organo statutario dell’UBI, si è riunita per esaminare e deliberare su questioni inerenti la vita associativa, amministrative e legate a progetti in essere e futuri.

ESPOSIZIONE RELIQUIE DEI BUDDHA

Il giorno 9 ottobre il Maestro Shinnyo Roshi, accompagnata dal monaco Yūshin, ha presenziato l’apertura dell’esposizione “Maitreya Tour” organizzata dai Buddhisti tibetani del Centro EWAM Terra di Unificazione, Centro di studio e pratica di Buddhismo tibetano a Firenze, che ha avuto luogo presso il Centro A. Berti di Sesto Fiorentino nei giorni 9-11 ottobre. Si è trattato di una collezione preziosa di reliquie sacre del Buddha e di molti altri Maestri buddhisti che attualmente sta facendo il giro del mondo. Il Tour ha già visitato 68 paesi raggiungendo più di 2.3 milioni di persone in Europa/Asia e nelle Americhe.

Alle ore 18 l’esposizione è stata aperta con la recitazione del Sutra del Cuore, cui è seguito un intervento del nostro Maestro, dedicato alla Compassione universale, che ha inserito la presente manifestazione nella cornice spirituale di fratellanza che unisce tutti i culti buddhisti. Al termine dell’intervento una preghiera bahá'í ha chiuso la parte introduttiva.

Il Maestro Shinnyo Roshi ha dunque aperto la visita delle reliquie, dopo aver omaggiato il Buddha Maitreya, e al termine della quale è stata officiata una particolare cerimonia di benedizione personale.

Durante l’evento il Maestro ha potuto colloquiare con i molti partecipanti ed organizzatori. In linea con quello stesso spirito interreligioso espresso precedentemente da Roshi. Il Direttore del Centro Ewan, Paolo Mori, ha voluto invitato Shinnyo Roshi alla Cerimonia di Consacrazione della nuova sede del Centro EWAM che terrà officiata dal Lama Ciampa Monlam il giorno 20 novembre p.v.

Nei giorni successivi molti dei nostri praticanti hanno seguito l’invito del Maestro e visitato con entusiasmo l’esposizione.

Inaugurazione mostra
“Maitreya Tour: le Reliquie dei Buddha”
venerdì 9 ottobre 2015 ore 18.00
Centro Espositivo Berti, Via P. Bernini 57 Sesto Fiorentino.
organizzata dal Centro Buddista Ewam

Una collezione preziosa di reliquie sacre del Buddha e di molti altri maestri buddhisti sta facendo attualmente il giro del mondo. Il Tour ha già visitato 68 paesi raggiungendo più di 2.3 milioni di persone in Europe/Asia e nelle Americhe

Le reliquie di questi grandi maestri vengono trovate tra le ceneri dopo il processo di cremazione rituale, sembrano delle belle perle di cristallo. E’ un fenomeno non spiegato, testimoniato ripetutamente da osservatori indipendenti, che avviene anche ai giorni nostri dopo la cremazione di grandi maestri deceduti in Tibet o in India. I discepoli credono che le reliquie materializzino le qualità spirituali di compassione e saggezza del maestro e che siano deliberatamente prodotte dal maestro alla sua morte.

Secondo la tradizione buddista, i meditatori sono in grado di passare attraverso il processo della morte lucidamente, rimanendo nel corpo a meditare anche dopo che il respiro è cessato, per giorni o settimane senza che durante questo tempo inizi il processo di decomposizione. Anche questo fenomeno è stato testimoniato ripetutamente da osservatori indipendenti, inclusi medici occidentali.

La visita all’esposizione è un’occasione per un’esperienza interiore, per pregare per la pace nel mondo e per sviluppare saggezza, compassione e gentilezza amorevole che sono le qualità coltivate dai maestri. Le reliquie sono ben visibili in contenitori che circondano una statua dorata a grandezza naturale del Buddha Maitreya. I visitatori possono partecipare ad una cerimonia di benedizione, durante la quale le reliquie dei Buddha sono poste sulla testa del visitatore come benedizione personale. Secondo le scritture buddhiste, Maitreya è il futuro Buddha il cui messaggio principale sarà di promuovere l’amorevole gentilezza, l’empatia, e la compassione.

Negli anni futuri le reliquie saranno incastonate in una statua bronzea di 150 piedi/45m. di Buddha Maitreya che sarà costruita a Kushinagar, India del Nord. Questo progetto fornirà anche strutture sanitarie e formative in una delle zone più povere dell’India, creando posti di lavoro e un’occasione di sviluppo economico e sociale.

Discorso del Rev. Iten Shinnyo in occasione dell’inaugurazione della mostra.

E’ per noi tutti qui presenti una grande benedizione poter entrare in contatto con le Reliquie del Buddha e di Grandi Maestri.

Il Buddha ha lasciato la sua casa natale e si è dedicato totalmente all’ascesi e alla Ricerca spirituale per donarci la Via di riscatto dalla sofferenza del mondo, che ciascuno di noi può sperimentare e realizzare.

I grandi Maestri hanno vissuto dedicati interamente alla Pratica per il bene di tutti gli esseri.

I loro esempi ancora oggi ci guidano sulla Via della fiducia in un mondo migliore, in un mondo di pace e fratellanza.

Ciascuno di noi, nel suo quotidiano, può riconosce dentro di sé il valore immenso dell’interconnessione e dell’interdipendenza con tutti gli altri esseri e impegnarsi a testimoniare nella propria vita il rispetto verso l’altro, la dignità del Buddha, l’amorevolezza e la compassione per ogni essere senziente, dal vicino di casa al ciottolo che calpesta nel sentiero di montagna. Allora le splendide parole, come pace, fratellanza, incontro tra fedi diverse, incontro profondo con gli altri, si riempiono di significato e di contenuto.

Non sono più soltanto parole, ma diventano il frutto della nostra stessa Pratica, della nostra stessa esistenza e concorrono fattivamente all’armonia e alla sopravvivenza dell’intero Universo.

Dobbiamo custodire e trasmettere la luce splendente delle Reliquie del Buddha e i loro infiniti meriti e tenere sempre vivi nel nostro cuore lo spirito di gratitudine e di ringraziamento per la vita che ci è stata donata, che ci consente di vivere anche momenti sacrali come questo.

I Buddha e gli Antichi Maestri, dei quali ammiriamo in questa sala il frutto dei Meriti di cui possiamo ampiamente beneficiare grazie alla loro Compassione, ci guidano nella misura in cui apriamo il nostro cuore, disposti ad accogliere il loro esempio e i loro Insegnamenti e ci rivolgiamo loro con devozione, forti della nostra fede nella Via di liberazione dalla sofferenza, che ci è stata indicata.

Operando per il bene non solo personale, ma di tutti gli esseri, e coltivando il dialogo, sicuramente doniamo il nostro personale contributo a costruire un mondo oltre la paura del diverso, ove ogni differenza ha una sua naturale ragione di essere e dunque una sua peculiare espressione di esistere. Un mondo migliore dove serenità pace e armonia si manifestano luminosi nella connessione con l’intero Universo.

Rev. Iten Shinnyo Marradi

Unione Buddhista Italiana
COMUNICATO STAMPA

Da: Unione Buddhista Italiana < unionebuddhistaitaliana@gmail.com
Date: 18 novembre 2015 10:24
Oggetto: comunicato stampa pubblicato sabato 14 novembre
A: Unione Buddhista Italiana - Segreteria < unionebuddhistaitaliana@gmail.com >

Gentili Centri Associati,
invio il comunicato stampa che è stato pubblicato sul sito dell'UBI e sulle pagine Facebook dell'UBI sabato 14 novembre a fronte dei tragici fatti di Parigi.

"COMUNICATO STAMPA

L’Unione Buddhista Italiana di fronte alla violenza degli avvenimenti di Parigi e al senso di sconcerto e di turbamento che si sta diffondendo con il suo portato di ansie, chiusure e paure, si sente vicina al dolore della Francia e dei francesi e a tutti coloro che, anche in questi momenti bui, continuano a sostenere una prospettiva di dialogo e di pacificazione come frontiera per un possibile futuro di pacificazione.
La violenza e l’ignoranza si combattono creando gli anticorpi capaci di fronteggiare gli attacchi ai fondamentali valori della convivenza e della comune umanità.
In questo momento di dolore scegliamo con ancora maggiore convinzione il cammino comune di riconciliazione e di riaffermazione dei diritti inviolabili delle persone ."

Cordialmente
La segreteria dell'UBI

TESTIMONIANZE DALL’ESTERO

Caro Maestro Shinnyo,
Come stai? Io sto facendo bene. Lavoro in fabbrica è faticoso a volte, ma mi piace anche. E 'meraviglioso che finalmente difeso. Sono anche molto felice che ho potuto vedereti nel Tempio e per tuo caloroso benvenuto. Era bello avere la mia Rakusu nel mio collo di nuovo!! Molte grazie per questa benedizione!

Percorrendo il sentiero non è una questione di lontano o vicino, come si suol dire.
Ho aspettato per scrivere questa lettera al fine di aggiungere una di quelle immagini che ha preso Henna - ma ancora non riusciva a ottenere uno. Li ho visti, sono molto bello, pieno di calore e felicità. Manderò uno quando finalmente li ricevo.
Il ritiro Jukai, ti ho parlato, è a partire da oggi. Sto imballaggio mia roba. La mia pratica a Shinnyo-Ji è una parte di me che porto sempre con me.
Un abbraccio
Gasshō
Ismo

Ritiro di Jukai in Finlandia

La vita a New York e’ frenetica, piena di movimento, cambiamento, qualsiasi cosa puo’ succedere, e ci vuole tanta flessibilita’ per vivere qui. In questi mesi ho imparato tante lezioni sull’impermanenza della vita e le mie tendenze ad attaccarmi alle cose e persone cercando un posto sicuro, un assoluto. Ma nella vita non esiste la permanenza… come questa citta’, tutto e tutti sono in fase di metamorfosi in qualche modo. Questa estate ho vissuto questa realta’.
Poco dopo la mia visita a Shinnyoji è successa una brutta cosa tra me e degli amici di cui mi fidavo molto. Questa situazione ha stupito anche i newyorkesi, che hanno visto un po’ di tutto e non me l’aspettavo per niente. A causa di questo evento, ho dovuto lasciare il mio appartamento con poco tempo per trovare un’altra sistemazione. Con l’aiuto del mio ragazzo, ho fatto 3 traslochi: 2 subaffitti da un mese, e poi alla casa dove vivo ora.
In tutta questa confusione, ho riconosciuto una lezione molto semplice: lo Zen e’ qui e ora. Non e’ obbligatorio avere un altare perfettamente composto, gli incensi, candele, bastano un cuscino e un po’ di spazio sul pavimento per mettermi seduta. Tempo fa, avrei aspettato la giusta sistemazione per fare lo Zazen, ma in questi mesi l’ho fatto indipendentemente da dove stavo. Ho imparato che, nello stesso senso, siamo sempre in cammino sulla Via nonostante se stiamo bene o meno, se la vita e’ facile o complicata, se siamo vicini o lontani dal nostro Tempio e dal Maestro, ecc. Noi stessi siamo l’incarnazione della nostra Practica e lo Zen e’ ovunque. Sono andata via dall’Italia pochi mesi dopo che ho ricevuto i Precetti da Bodhisattva, potevo ugualmente lasciare Shinnyoji, ma cercare lo Zen e seguire un Maestro non ha un posto. Shinnyoji non si ubica solo in via Vittorio Emanuele II, 171, ma e’ ovvunque. Sono tornata in America da quasi 3 anni e mi sento sempre piu’ vicina al Maestro e al Sangha, tante persone che vivono a poca distanza dal Tempio lasciano la Pratica, cosi’ vediamo che lo stato della nostra presenza fisica non importa, solo dove dimora il cuore. Sono grata per il mio nome da Bodhisattva che il Maestro mi ha dato, Ten = il Cielo, che e’ ovvunque.

Sono fortunata di aver avuto tanto aiuto e sostegno in questo periodo, da amici vicini e lontani, da mio ragazzo e dalla mia famiglia. Ma oltre di quelli che ci appoggiano e il Maestro che ci guida, la decisione di alzarci un po’ piu’ presto nella mattina o stare svegli un po’ piu’ tardi nella sera per fare lo Zazen e una decisione che noi possiamo fare esclusivamente da soli. Credo che sia questa determinazione silenziosa, questa cura che facciamo a noi stessi ogni giorno che ci colleghi insieme, e piu’ profondamente, con il nostro Lignaggio e all’Universo.
Il lavoro del Maestro non e’ per niente facile, ma dovrebbe esserlo perche’ il suo insegnamento e’ sempre semplice. Ci scriviamo spesso e ci sentiamo su Skype quando possiamo. Le parlo della mia Pratica personale, la mia vita, le mie preoccupazioni e Lei alla fine, mi lascia sempre con lo stesso consiglio: di sedermi in Zazen. Mi meraviglio del frastuono nella mia mente, di come cerca di aggrapparsi agli assoluti falsi. Ogni passo sulla Via e’ uguale, ogni passo e’ il primo, semplice, come una seduta di Zazen.
Gasshō
Tenshin

Central Park

Dogmi
Sono dappertutto: nelle religioni, nelle filosofie anche nei modi di dire o di fare. Dio, l'Anima, l'Al di là, Nam Myoho Renge Kyo come l'eredità della Legge Fondamentale (della vita) la Trasmigrazione dell'energia e non dell'Anima, secondo le cause e le condizioni...ma chi ti dice che il Buddha non abbia insegnato la trasformazione del karma come espediente per farti entrare nella Via? Semplicemente per farti riscoprire quello che da sempre hai...
Buona serata Maestro.
Gasshō.
Michele Dō-shin

ATTIVITA’

Allo Zazen di Venerdì 16 ottobre ha partecipato Silvio Fortunato, Sensei di Ki-Aikidō, insieme alla Consorte, recatosi al Tempio per incontrare il Maestro Shinnyo Roshi.

CONFERENZA DEL PROF. ALDO TOLLINI

Sabato 24 ottobre, nell’ambito della Sesshin, il Prof. Aldo Tollini dell’Università Cà Foscari di Venezia ha tenuto una conferenza dal titolo “ La bellezza dei fiori sta nella loro evanescenza... una rilettura di Kūge di Dōgen”

Sesshin 23-24 ottobre

Zazenkai 8 novembre

Sesshin 20-22 novembre


RITIRI DI PRATICA

Zazenkai: 8 novembre; 6 dicembre

Sesshin: 23-24 ottobre; 20-22 novembre.

Veglia di Rohatsu – 7-8 dicembre

Fotografie di Fabio Daishin, Linda Cocchi, Lisa Tenshin e Michele Dō-shin
Redazione a cura di Ivano EiShin

Calendario degli incontri di Pratica:

Zazen – ogni lunedì sera dalle 20.00 alle 22.00
Zazen – ogni venerdì sera dalle 20.00 alle 21.30.
Zazenkai – una domenica al mese dalle 9.00 alle 18.00.
Sesshin – un fine settimana al mese da venerdì alle 20.00 a domenica alle 14.00.

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