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EkiZen - Notiziario del Sangha di Shinnyoji

Primavera 2016 - n. 26 anno VII (PDF)

EVENTI

RIFLESSIONI DI AZUMA DOCHŌROSHI

il Rev. Ryushin Azuma Roshi, Abate del Monastero di Daijōji, è il fondatore del Sekai Zen Sentā - WZC World Zen Center - Centro Internazionale di Zen. Scopo di questa Associazione è unire l'Insegnamento Zen e la Pratica in un Centro Universale, dove ciascuno, indipendentemente da religione, sesso, età e punto di vista politico, possa studiare e praticare Zen.

Il Rev. Ryushin Azuma Roshi ha di recente pubblicato alcuni articoli sul significato della vera Priatica, e sul tema della diffusione dello Zen fuori dal Giappone e, in particolare, in Occidente.

Qui sotto riportiamo il testo degli articoli con la traduzione in italiano.

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2016 sul quotidiano Chūgai Nippō di Kyoto

1.海外の禅を理解し交流を

 いまや世界甲の多くの人々が禅に興昧、関心を抱いている。そして進んで日本にやってきて、坐禅などの実践に取り組むようになった。のみならず、日本に定住して結婚し、あるいは出家僧侶となって、寺院住職に就任し、坐禅の指導者となる人もますます増えている。
  わが大乗寺は、年中無休の態勢で、坐禅を中心とする修行に励んでいるが、各国から参禅に訪れる人が後を絶たない。いや増加の一方である。イタリァ・フィレ ンツェのアンナ・マラディさんは、私の弟子となって、2005(平成17)年、イタリアで真如寺を開創した。受戒する弟子は年ごとに増えている。
 中東からやってきた若い学者ママドゥア・アイーダさんは、金沢大で医学博士号を取得。同大の専任教員となったが、やがて祖国に日本文化研究所や坐禅実習所を創立する予定でいる。
 今後、坐禅の中心地は、アメリカやヨーロッパに移っていくのではないか。一方で、海外の禅の動向については何も知らないと言っても過言ではない。世界各国の動向を瞬時に知ることができる現代において、禅の実態は抜け落ちている。
 仏教や禅は日本からアメリカ、ヨーロッパに向かっているだけでなく、アジア諸国の仏教や禅も、欧米のみならず、ロシアやアフリ力大陸、南米などに進出しているようだ。
  禅はどこに向かい、どこに行こうとしているのか。現状を知り、互いに交流し、理解し、ないし切磋琢磨し、ともに手をたずさえて世界平和の実現に向け、半 歩、一歩を進めたい。そこで、私は「世界禅センター」の創設を思い立ったのだ。13(平成25)年6月9日、大乗寺で開所式を挙行し、中外日報(5月14 日付)に創設の趣冒を発表した。創設に至った詳しい経緯、要旨についてはそれを参考にしてほしい。
 ともあれ、私どもの行動は、徒手空拳の企てと言ってもよい。あるのは熱い同志や協力者だちの意欲のみである。無謀といえば無謀であろう。「世界禅センター」創設の直接の動機は何であつたのか。そのことについては次に触れておきた

Pensieri occasionali n. I
Titolo: Conoscere lo Zen all’ estero per uno scambio internazionale

Sono sempre più numerosi coloro che all’estero si interessano allo Zen: ci sono persone che visitano il Giappone per sedersi in Zazen e che perfino decidono di stabilirsi in Giappone, sposandosi con giapponesi o diventando monaci Shukke. Essi vengono poi nominati Jūshoku di templi giapponesi per poi divenire loro stessi maestri di Zazen.

Anche Daijō-ji - il nostro Tempio - dove ci si impegna senza un giorno di riposo nello Zazen e altre pratiche della Via, accoglie continuamente ospiti stranieri che vogliono sedersi con noi. Il numero dei visitatori è in costante aumento. Tra loro, c’è l’italiana Anna Marradi la quale è diventata una mia discepola e ha fondato nel 2005 il Tempio Shinnyo-ji in Italia. Ogni anno ordina i suoi allievi e il numero di ordinati sta crescendo.

Un altro esempio: Mammadova Aida, giovane ricercatrice venuta dal Medio Oriente/Azerbaijian, ha conseguito il titolo di dottorato in Medicina presso l’Università di Kanazawa e ne è diventata poi una professoressa. Ciò nonostante, il suo progetto di vita rimane quello di istituire un centro di cultura giapponese incentrato sullo Zen nel suo Paese.

Presumo che il centro dello Zen, arrivi in Occidente in futuro. Eppure, siamo all’oscuro delle dinamiche dello Zen all’estero. Non si può non constatare che nel mondo di oggi, in cui è possibile sapere in un istante tutti gli avvenimenti che accadono dall’altra parte del pianeta, la realtà dello Zen fuori del Giappone ci rimane tuttora ignota.

Da una parte il Buddhismo e lo Zen giapponese si espandono verso l’Occidente, ma dall’altra anche il Buddhismo degli altri paesi asiatici si sta diffondendo non solo nelle Americhe e in Europa, ma anche in Russia e Africa.

Insomma, dove sta andando lo Zen? Ho deciso di fare un passo avanti informandomi sulla realtà dello Zen nei paesi esteri, scambiando opinioni e confrontandomi con i colleghi di tali paesi. E tutto ciò per realizzare la pace nel mondo.

Mi è nata così l’idea di fondare il Sekai Zen Sentā (World Zen Center). La sua inaugurazione è stata celebrata a Daijō-ji il 9 giugno 2013 mentre su Chūgai Nippō in data 14 maggio ne è stato pubblicato il suo progetto e i suoi scopi. L’articolo è utile a chi fosse interessato a capire gli sviluppi e i motivi dell’istituzione del Centro

Il nostro progetto può essere un’azione di “Toshu Kūken”, cioé un’azione coraggiosa senza nessun strumento in mano. Esiste solo la passione dentro di me, i miei compagni e i collaboratori. È davvero una scommessa sul futuro. Nel prossimo articolo spiegherò il motivo sostanziale che mi ha portato alla fondazione del Sekai Zen Sentā (World Zen Center).

Primavera nel giardino di Shinnyoji

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016 sul quotidiano Chūgai Nippō di Kyoto .

2. 海外視察重ねて40年超す

 「世界禅センター」創設の動機となったのは、40年以上前から続 けてきた海外視察や国際交流である。私は1974(昭和49)年、当時勤務していた駒沢学園から派遣されてイギリス、フランス、イタリア、ドイツ、スペイ ン、オランダ、スイスの西ヨーロッパ7か国の教育事情の視察に出掛けた。3週間の旅だった。
 続いて96(平成8)年、駒沢女子大学長として、シ リア・アラブ共和国の古都アレッポの国立アレッポ大学との学術交流書を取り交わすために訪問。所期の目的を達成し、「日本社会における仏教の軌跡」と題す る講演を行った。この時、初めて外国に対する具体的な関心が深まっていったのである。
 99(平成11)年には、第1回のインド、ネパールの四大 仏蹟を巡礼した。今は亡き、弟子丸泰仙老師、前角博雄老師、黒田武志老師の知遇を得た。いずれも高い強い誓願心を堅持し、捨て身の弘法魂を抱いた稀有の大 菩薩たち。直接にはこれらの人々から刺激を受けたことが、この「世界禅センター」の誕生のきっかけとなったと言ってもよい。
 自分を絶対化しない、他を排斥しない、相互にその存在を認め合い、尊重し合い、協力し合い、世界の平
和を実現していきたい。共存、共生、共栄の道だ。
  2012(平成24)年は、中国(内モンゴル)の代表的なモンゴル仏教寺院へ拝登した。昨年5月は、台湾の台北市の仏教徒との交流、そして講演し、10月 は中野良教、鈴木潔州、佐藤蓮玉の3師が私の代行として中国・雲南省の大理、国際崇聖フォーラムに参加した。そこで論文「中国から日本に正伝された坐禅の 正法」を発表した。
 さらに今年5月には、オランダの禅川寺に招待されている。過去、数回に及ぶ中国、台湾、韓国などの仏教寺院、大学での講演もつとめたが、いずれにせよ、海外の観光旅行などは一度もない。
  また前後するが、インド、タイ、シンガポール、香港、エジプト、アゼルバイジャン、トルコ、ハワイ、ニューヨーク、ロサンゼルスのユニテリアン教会、カナ ダのバンクーバーの仏教寺院、ジャイナ教、クリスチャン、サイエンス、オーストラリアのシドニー、ニュージーランドなどとも視察交流した。これらも「世界 禅センター」開設の間接的な要因となっている。

Pensieri occasionali n. II
Titolo: Oltre 40 anni di viaggi in visita all’estero

Il motivo di fondo della creazione del Sekai Zen Sentā (World Zen Center), dunque, è legato alle mie esperienze accumulate nel corso di oltre 40 anni di viaggi all’estero e di scambi culturali.

Nel 1974 venni incaricato dalla Komazawa Gakuen (Scuola di Komazawa), dove lavoravo allora come insegnante, di ispezionare la pratica educativa in sette diversi paesi europei quali Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Spagna, Olanda e Svizzera attraverso un viaggio di tre settimane.

Successivamente nel 1996, come Rettore dell’Università Femminile di Komazawa, ho visitato l’Università Statale di Aleppo che ha sede nell’omonima città della Repubblica Araba di Siria, per stipulare un accordo accademico. Dopo aver realizzato tale obiettivo, ho tenuto una conferenza dal titolo “L’impronta lasciata dal Buddhismo sulla società giapponese”. Durante questo viaggio, ho sentito, per la prima volta, crescere dentro di me l’interesse verso le culture estere.

Invece nel 1999 ho intrapreso un pellegrinaggio ai quattro monumenti buddhisti di India e Nepal. In questa preziosa occasione sono venuto a contatto con gli insegnamenti di grandi Maestri, purtroppo già defunti, come Deshimaru Taisen Rōshi, Maezumi Hakuyū Rōshi e Kuroda Takeshi Rōshi. Sono stati tutti unici ed eccezionali Bodhisattva intensamente devoti alla Via con anima forte e nobile, incuranti dei bisogni terreni della propria vita. Direi che il contatto quasi diretto con questi Maestri mi ha motivato a fondare il Sekai Zen Sentā (World Zen Center).

Non isolarsi, non escludere gli altri, riconoscersi reciprocamente in valori comuni e collaborare per la realizzazione della pace. Con tali principi, penso di poter realizzare un mondo dove sia possibile coesistere, convivere e prosperare insieme.

Nel 2012 sono stato nella provincia cinese della Mongolia interna per visitare uno dei più grandi templi buddhisti lamaisti. Nel maggio dell’anno scorso, a Taipei in Taiwan, ho tenuto una conferenza ed una riunione di scambio culturale con i buddhisti taiwanesi. Nell’ottobre dello stesso anno, invece, tre Maestri (Nakano Ryōkyō, Suzuki Kesshū e Satō Rengyoku), in qualità di miei delegati, hanno partecipato al Forum Internazionale sul Buddhismo tenutosi a Dali nella provincia dello Yunnan in Cina. In tale occasione, è stata presentata la mia relazione dal titolo “Il Vero Dharma dello Zazen traslato correttamente dalla Cina al Giappone”.

A proposito dei progetti di quest’anno, sono stato invitato nel mese di maggio in Olanda al Tempio Zensen-ji. In passato ho anche tenuto alcune conferenze nei vari templi e università della Cina, Taiwan e Korea. A dir il vero, non ho mai fatto un viaggio espressamente turistico fine a se stesso all’estero.

Inoltre, ho soggiornato in India, Thailandia, Singapore, Hong Kong, Egitto, Azerbaijan, Turchia, Hawaii, New York, Sydney in Australia, Nuova Zelanda, ed in particolare la chiesa Unitariana a Los Angeles, il tempio Buddhista, quello Giainista e la chiesa della Scienza Cristiana a Vancouver in Canada. Queste esperienze costituiscono pertanto il motivo indiretto della fondazione del Sekai Zen Sentā (World Zen Center).

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2016 sul quotidiano Chūgai Nippō di Kyoto .

中外日報2016年1月29日

曹洞宗大乗寺山主

世界禅センター長

東隆眞

随筆随想 3

“正師に参ずることが絶対”

 私は、二十歳前後のこと、ある機縁におって、自分の存在に疑問を感じた。

 悩んでつまずいて、苦しんで彷徨って、求めて、求めて、求めて、ついに道元禅師、瑩山禅師に出会った。

 仏教学(唯識学の小川弘貫博士)、日本曹洞宗宗学(鏡島元隆博士)の正師に学び、修行の正師(渡辺玄宗禅師、松本龍潭老師)に参じて、年来の宿疑は氷釈した。

 さて、道元禅師は坐禅の現身仏である。これまでにも記してきたが、道元禅師のお示しは、「仏仏祖祖の正伝の正法は、ただ打坐のみなり」である。「参禅は信心脱落なり、祇管に打座して始めて得ん」と。

 「身心脱落」とは、従来の相対的分別が氷解したこと、自己を明らかにすること。これが悟りである。救いである。悟りや救いのない仏教、仏道などというものは、ありはしないのである。坐禅はいわゆる哲学、思想ではなく、宗教ですらないのである。

 この一点を曖昧にすると、坐禅は無自覚なニヒリズム、無気力な全力肯定の「抜け殻禅」になってしまう。

 道元禅師は、坐、打坐、坐禅などと記すが、禅という用法はほとんどない。のちの観心、観法、瞑想、止観、阿字観、公案禅などは、禅であっても坐禅ではない。外国人の禅僧が、シッティング・メディテーションなどと説いているらしいが、それは誤りだ。

 道元禅師は、日本の釈尊であると私は受け止めている。釈尊は仏教の開祖とされるが、釈尊ご自身は、自分は仏教の開祖だとか、仏教を拓くなどと仰せになったことはない。仏心宗、禅宗を始めたということもない。教義をおしたてて他人に強要することもない。あるいは無になることでもない。

 しからば、その坐禅とは何か。

 調身、調息、調心などとするのは、間違いではないが、道元禅師のお示しとは微妙にくいちがう。道元禅師は「すべからく、身を端し、坐を正すを先とす。しかる後、息を調え、心を致す」とお示しくださっている。

 正身端坐、調息、至心が坐禅のスリーポイントである。ここで、正師に参ずることが絶対の用件である。坐禅をいくら自分で考え、工夫してみたとしても、それは所詮、その人の雑考、愚論に過ぎないのである

Pensieri Occasionali n.3
“E’ la condizione assoluta seguire un vero Maestro”

Quando avevo vent’anni circa, nel percorso di studi su Via del Buddha, mi sono trovato in dubbio verso la mia esistenza.

Tormentato dall’angoscia e dal dolore, facendo un passo falso, perdendomi la strada, ho continuato a cercare la mia Via e finalmente ho incontrato Dōgen Zenji e Keizan Zenji.

Studiando con due insegnanti autentici quali sono il Prof. Ogawa Hironuki, specialista della teoria di Yuishiki (Consciousness-only) del Buddhismo e il Prof. Kagamishima Mototaka, specializzato in dottorina Sōtōshū, e seguendo nello stesso tempo la pratica presso due veri maestri come Rev. Watanabe Gensō Zenji e Matsumoto Ryūtan Rōshi, il mio dubbio accumulato da anni dentro di me si è sciolto come il ghiaccio.

A proposito, Dōgen Zenji viene definito il Buddha vivente dello Zazen. Come avevo già descritto sugli altri testi, insegnamenti fondamentali di Dōgen sono: “il vero Dharma trasmesso correttamente dai Buddha e dai Patriarchi è solamente Taza (Shikantaza) – semplicemente stare seduti –“ e “ Sanzen – studiare lo Zen - equivale Shinjin Datsuraku – l’abbandonare corpo e mente. Soltanto quando stiamo seduti senza nessun pensiero, riusciamo a ottenerlo”.

Shinjin Datsuraku significa lo scioglimento della coscienza relativa posseduta fino a quel momento e la manifestazione di se stesso. In altre parole, esso è Satori - l’illuminazione - e la salvezza. Non esistono mai Via del Buddha e Buddhismo senza illuminazione e salvezza. Zazen non è una filosofia né una ideologia. Nemmeno è una religione.

Se lasciamo vago questo punto, Zazen diventerà il nichilismo senza coscienza, in altre parole, Zen senza energia come spoglia di insetto che afferma tutto quanto c’è.

Dōgen Zenji scriveva di Za - seduta, Taza - semplicemente stare seduti, e Zazen. Ma non ha mai usato la parola Zen.

Ci sono le parole che riguardano la pratica come Kanjin – osservazione della mente di se stesso, Kanpō – meditazione nel quale si osserva in mente la verità e il fenomenoMeisō - meditazioneShikan – concentrazione della mente su un oggetto osservandolo con saggezza corretta, Ajikan – meditazione che utilizza le immagini simboliche, e Zen di Kōan.

Tutti questi appartengono allo Zen, ma non sono Zazen. Ho sentito che alcuni monaci Zen stranieri insegnavano “sitting meditation – meditazione seduta”, ma questo non è corretto.

Ritengo che Dōgen Zenji è un Buddha Shakyamuni nato in Giappone. Shakyamuni viene definito il fondatore del Buddhismo. Ma in realtà, Shakyamuni stesso non ha mai detto di sè fondatore del Buddhismo nè dichiarato di istituire Buddhismo. Non ha mai iniziato la Scuola Busshin (altro nome della scuola Zen) o la Scuola Zen. Non ha mai forzato gli altri a seguire la sua dottrina. Nemmeno ha cercato di diventare alcunchè.

Allora cos’è lo Zazen?

Nei testi su Zazen si trovano spesso tre parole, Chōshin – regolazione del corpo, Chōsoku – regolazione del respiro e Chōshin – regolazione della mente. Non sono degli errori, però, non coincidono precisamente con gli insegnamenti di Dōgen Zenji. Il nostro fondatore ci insegna: “innanzitutto si deve sistemare il corpo e mettersi in corretta posizione di seduta. Dopodiché si regola la respirazione e si lascia libera la mente.

Secondo me, i tre punti chiavi dello Zazen sono Shōshintanza – lo stare seduti in posizione corretta, Chōsoku – regolazione del respiro e Shishin – il lasciare libera la mente.

Inoltre, la condizione assoluta è seguire un vero Maestro. Per quanto una persona pensa e inventa a modo suo qualche maniera di praticare lo Zazen, sarà solamente il suo pensiero grossolano o la teoria dell’ idiota.

Primavera nel giardino di Shinnyoji

Articolo pubblicato il 5 febbraio 2016 sul quotidiano Chūgai Nippō di Kyoto .

中外日報2016年2月5日

曹洞宗大乗寺山主

世界禅センター長

東隆眞

随筆随想 4

“無量の功徳を衆生に回向”

 前回に指摘したとおり、道元禅師の説かれる坐禅は、第一に端身正坐、第二に調息、第三に致心。坐禅のスリー・ポイントだ。

 第一の要点。姿勢を垂直にして、肩に力を入れない。あごを引く、口をきりりと結ぶ。半跏趺坐ないし、結跏趺坐し、両手は膝の上に置く。実は、道元禅師は、両手を法界定印とか定印とかにするとはおっしゃっていない。

 第二の要点。ごく自然に呼吸を行う。短い息は短く、長い息は長く。人為的、一時的な呼吸はしない。

そして第三の要点。心を致す。「致」は、なげ出すと訓(よ)む。致命傷の「致」と同じ字だが、意味はやや異なる。今、心、意、識を使わないこと。念、想、観の動きもやめる。刺激を追求、連想しないこと。要するにものを考えない。こころの窓を全開にするのだ。

 坐禅の目的は、自己の自覚ともいうべきものである。すべては自己にはじまり自己におさまる。固定した日常な自己など実はありはしないのである。このことを体と心で実感する。ただひたすら坐禅に打ち込む。ここで釈尊の悟りにあずかるのである。釈尊と同じ境地に至るのだ。

 これらのスリー・ポイントが連動、一体となって、坐禅は成り立つ。もっとも、このスリー・ポイントは実に簡単だが、なかなか大変なこと。

 そこで、必ず正師に師事して坐禅すること。決して独学、独断ではいけない。

さて、うっかりすると、人跡未踏の地で独坐することが坐禅の全てであると俗解する向きがある。瑩山禅師は「つねに大慈大悲に往して、坐禅の無量の功徳を一切の衆生に回向せよ」と示しておられる。坐禅の価値、特性を全てのものにめぐらせよという。

 えてして、坐禅は単なる自己修養に陥りやすい。自分は自分以外の全てのものによってここに、こうしていかされているのだ。

 坐禅は、合理不合理を超えた不思議な生きる力を我々に与える。そこから、個の坐禅の力を全てのものへ振り向けていきたいという慈しみの祈りと願いにつながっていくのである。

末世の私たちであるが、この志を受け継いで、誓願のこころを堅持し、世界平和実現のために努めていかなければならない。

 誓願の坐禅・・・・坐禅の無量の功徳を一切の衆生に回向していこう。

Pensieri Occasionali n. 4
“Dedicare i meriti illimitati agli altri esseri senzienti”

Come avevo commentato in un numero precedente, Zazen che ci insegna Dōgen Zenji ha i tre punti chiavi : 1.Shōshintanza – lo stare seduti in posizione corretta, 2.Chōsoku – regolazione del respiro, 3.Shishin – il lasciare libera la mente

Il 1° punto essenziale è composto di questi elementi: radrizzare la schiena; rilassare le spalle; tirare indietro la mascella; tenere chiusa strettamente la bocca; incrociare le gambe nella posizione del Kekkafuza - loto intero - o nella posizione del Han-kekkafuza - mezzo loto; appoggiare le mani sui ginocchi. In effetti, Dōgen Zenji non ha mai detto di mettere le mani in forma di Hokkai-jōin o di Jōin.

Il 2° punto essenziale : respirare in modo naturale, lasciare che i respiri brevi siano brevi e quelli lunghi siano lungh, non tentare di controllare resipiro, in modo artificiale o momentaneo.

Il 3° punto essenziale: lasciare libera la mente; non usare la funzione della sensazione, della intenzionalità e della coscienza; smettere il movimento del pensiero, dell’idee e delle percezioni; non cercare di sentire lo stimolo nè immaginarlo. In breve, non pensare a niente. Si lascia totalmente aperta la finestra della mente.

L’obiettivo dello Zazen dovrebbe essere la consapevolezza di se stesso. Tutto inizia da sé e finisce in sé. Non esiste, in effetti, un sé stabilito in quotidianità. Percepiamo questo fatto con il nostro corpo e mente. Concentriamoci interamente sullo Zazen. A questo punto si raggiunge l’illuminazione del Buddha Shakyamuni. Saremo nello stesso stato d’animo del Buddha.

Di questi tre punti essenziali che funzionano sincronicamente, consiste Zazen. Tuttavia, pur essendo semplici, questi punti sono molto faticosi da eseguire.

Dunque dovremo praticare lo Zazen con Maestri autentici. Non tentiamo mai di praticare e studiare da soli.

E poi, potremmo correre il rischio di pensare che il vero Zazen sia stare seduti in un posto isolato che nessuno ha mai raggiunto. Keizan Zenji scrive: “stiate sempre con grande cuore di compassione e dedicate i vostri meriti illimitati ottenuti dallo Zazen a tutti gli esseri senzienti”. Secondo Keizan, il valore e la caratteristica dello Zazen vanno passati a tutti coloro che esistono nel mondo.

Tuttavia, praticare lo Zazen rischia di finire in una semplice formazione di se stesso. Dovremmo essere consapevoli che viviamo qui, in questa condizione, grazie ai meriti di tutti gli altri esseri viventi.

Zazen ci dà una forza misteriosa per vivere che supera il concetto di ragione e irragionevolezza. Da lì, nasce la preghiera di compassione con la quale ognuno desidera distribuire a tutti la sua forza ottenuta.

Anche se viviamo in Mappō - periodo oscuro in cui sta declinando il Dharma -, bisogna tramandare questa intenzione dei Buddha e dei Patriarchi e mantenere lo spirito del Voto. Dobbiamo impegnarci così per realizzare la pace del mondo.

Zazen del Voto .........dedichiamo i meriti illimitati dello Zazen a tutti gli esseri senzienti.

Primavera nel giardino di Shinnyoji

LA BIBLIOTECA DI SHINNYOJI

Nel mese di febbraio sono iniziati i lavori di ristrutturazione del locale denominato “convivium”, ovvero la cucina al piano superiore del Tempio.

L’ambiente ha subito importanti modifiche ( smantellamento della cucina, delle mattonelle, intonaco, imbiancatura, posizionamento di alcune luci, ecc.) atti alla creazione di un vero e proprio luogo di studio: la Biblioteca di Shinnyoji .

Con questo importante passaggio, il Sangha e tutti frequentatori del Tempio avranno dunque a disposizione un luogo dove studiare, consultare testi e assistere ai Preziosi Teisho del nostro Maestro e alle conferenze e ai seminari di Shinnyoji. Inoltre verrà realizzata la una libreria che ricoprirà tutta una parete dove si potrà finalmente accogliere i molti testi che sono già presenti al Tempio e avere lo spazio per acquistarne o riceverne di nuovi. Il progetto, fortemente voluto dal Sangha, è stato annunciato lo scorso dicembre con una raccolta fondi per la realizzazione della libreria.

Il Tempio al piano superiore e la Foresteria a quello inferiore, collegati tra di loro con un passaggio che offre la visione di un giardino Zen - da vivere sempre di più - con Statue che sono opere d’arte, con una armoniosa verzura e varietà di fiori, con una illuminazione studiata appositamente, formeranno un Unicum, uno spazio grande e variegato, sia per la Meditazione -lo Zazen- che per momenti di silenzio, di studio, corsi o di semplice contatto tra Praticanti e Ospiti.

Oggi siamo lieti di annunciare che la sottoscrizione sta procedendo con successo avendo già raccolto un importo molto vicino a quello neccessario, che speriamo sia possibile raggiungere in tempi brevi così da realizzare la Libreria.

Ringraziamo profondamente di cuore tutti coloro che con il loro gesto di generosità hanno contribuito a questa sottoscrizione ancora in atto.

Saremo felici di invitare tutti coloro che hanno sostenuto il priogetto, a lavori conclusi, all'inaugurazione della Sala degli Studi e dunque della Libreria che ci auguriamo possa coincidere con il Settimo Anniversario della Sede Permanente di Shinnyoji lunedì 25 Aprile p.v., momento in cui il Tempio rimane aperto tutto il giorno per accogliere Praticanti, Amici e visitatori.

CONFERENZA Prof. TOLLINI

Pubblichiamo il testo della conferenza tenuta dal Prof. Aldo Tollini dell’Università Cà Foscari di Venezia il giorno 24 ottobre 2015, sul tema “ La bellezza dei fiori sta nella loro evanescenza... una rilettura di Kūge di Dōgen”

Fiori del cielo[1] (Kūge)[2]

Il patriarca Bodhidharma disse: “un fiore si schiude con cinque petali, e dà frutti naturalmente”.

Dovremmo studiare lo schiudersi di questo fiore e il suo aspetto luminoso e il suo colore. Ciò che compone un fiore sono i cinque petali, [3] lo schiudersi dei cinque petali è il fiore. La verità del fiore è espressa nelle parole (di Bodhidharma): “Io originariamente venni in questa terra (Cina), trasmisi il Dharma e salvai gli esseri senzienti immersi nell’illusione”. La ricerca della luce e del colore (di questo fiore) è lo studio (di queste parole). Il dare frutti è affidato a te, e si dice che avvenga in modo naturale. “Avvenga in modo naturale” significa “a causa del praticare viene il risultato”. La causa è impersonale e il risultato è impersonale.[4] Praticando causa ed effetto di tipo impersonale, si produce causa ed effetto di tipo impersonale. Il sé (della naturalità) è l’io, e l’io è sicuramente il tu, i Quattro Elementi, e i Cinque Aggregati. Siccome impersona la persona vera senza rango,[5] non è io, e non è nessun altro. Perciò, questo indeterminato (essere) è detto “sé” . L’ “è così” ascolta e approva.[6] Il divenire del sé che è così (la natura), quindi è il tempo del fiore che si schiude e del frutto che si produce, è il tempo della trasmissione del Dharma e della salvazione degli esseri senzienti che sono nell’illusione. Per esempio, il tempo e il luogo dello schiudersi del fiore di loto blu[7] è il tempo del fuoco e il dietro del fuoco. Accendere e attizzare il fuoco [8] sono il luogo dello schiudersi del fiore di loto blu e il tempo del suo schiudersi. Se non fosse il tempo e il luogo del fiore di loto blu, non ci sarebbe neppure una scintilla, o la scintilla non avrebbe nessuna funzione. Si sappia che in una scintilla ci sono centinaia di migliaia di fiori di loto blu che si schiudono nel cielo e sulla terra, nel passato e nel presente. Vedere e sentire il manifestarsi del tempo e del luogo del fuoco è vedere e sentire il fiore di loto blu. Bisogna vedere e sentire il tempo e il luogo del fiore di loto blu senza lasciarselo scappare.

Un antico disse: “Il fiore di loto blu si schiude dietro al fuoco.” Quindi, sicuramente il fiore di loto blu si schiude dietro al fuoco. Se si vuole sapere che significa “dietro al fuoco”, (si sappia che) è dove si schiude il fiore di loto blu. Si deve apprendere il “dietro al fuoco” cui si riferiscono sia la visione umana sia quella degli esseri celesti. Se si dubita di questo, allora si dubiti anche del fatto che il fiore di loto nasce in mezzo all’acqua e si dubiti anche del fatto che i vari fiori sono tra i rami. Se si dubita ancora, si dubiti anche del fatto che esiste questo mondo dove noi viviamo. Perciò, non dubitate che se non fosse per i Buddha e i patriarchi, non si saprebbe che schiudendosi il fiore, sorge questo mondo. Lo schiudersi del fiore è tre e tre davanti e tre e tre dietro.[9] Per avere un numero sufficiente di questi eventi, si riuniscono tutti i fenomeni del mondo e si elevino alti. Facendo venire questa verità, sappiate valutare la primavera e l’autunno. Non nel senso che in primavera ci sono i fiori e in autunno i frutti, ma (nel senso che) quando è il suo tempo i fiori e i frutti sicuramente si producono. Sia i fiori sia i frutti si attengono al loro tempo e il tempo si attiene ai fiori e ai frutti. Perciò, tutte le varie forme vegetali hanno fiori e frutti, e i vari tipi di alberi hanno tutti fiori e frutti. Anche gli alberi dell’oro, argento, rame, ferro, corallo, cristallo[10] hanno tutti fiori e frutti. Anche gli alberi fatti di terra, acqua, fuoco, vento, vuoto hanno tutti fiori e frutti. Anche l’uomo come gli alberi ha fiori, anche l’uomo come i fiori ha fiori, anche gli alberi secchi hanno fiori.

Perciò, il Venerabile del mondo[11] parlò dei fiori del cielo vuoto.

Tuttavia, coloro che ascoltano poco e vedono poco non sanno come siano i colori, la brillantezza e i petali dei fiori del cielo, e li comprendono solo come null’altro che fiori vuoti. Si sappia che nella Via del Buddha c’è una discussione riguardo ai fiori del cielo, ma fuori della Via buddhista non si conosce la discussione sui fiori del cielo, e non si comprende cosa siano. Soltanto i vari Buddha e patriarchi conoscono lo schiudersi e il cadere dei fiori del cielo e dei fiori della terra, e anche di quelli del mondo. Sanno che i fiori del cielo, i fiori della terra e i fiori del mondo sono i sūtra. Questo è il metodo sperimentato per apprendere la Via del Buddha. Poiché i veicoli dei Buddha e dei patriarchi sono i fiori del cielo, i mondi dei Buddha e il Dharma dei Buddha non sono altro che i fiori del cielo. Tuttavia, le persone stupide che sentono dire che il Tathāgata ha detto che i fiori del cielo sono il prodotto della vista di chi ha una malattia degli occhi, pensano che la malattia degli occhi si riferisca agli occhi degli esseri senzienti che hanno una visione girata sottosopra. Poiché la malattia degli occhi produce una visione girata sottosopra, pensano di avere una tale visione dei fiori vuoti nel cielo puro e vuoto. Seguendo questo ragionamento, hanno una visione illusoria[12] di cose che in realtà non esistono come: i Tre Mondi, i Sei Stati dell’Esistenza e l’esistenza e non esistenza del Buddha. Pensano che se la malattia degli occhi che causa l’illusione venisse meno, non si vedrebbero questi fiori del cielo. Per questo motivo, ritengono che ci sia l’espressione “nel cielo originariamente non ci sono fiori”. Che peccato che tali persone non conoscano l’inizio e la fine del tempo dei fiori del cielo come li esprime il Tathāgata. La verità dei fiori del cielo e della malattia degli occhi come la esprimono i vari Buddha è al di fuori della portata della visione delle persone comuni e di coloro che non percorrono la Via buddhista. Tutti i Buddha Tathāgata praticano questi fiori del cielo e avendo ottenuto il kesa, il posto a sedere e la stanza (del Tathāgata), ottengono la Via e il suo frutto. Tenere il mano il fiore e strizzare gli occhi, [13] è il kōan realizzato dei fiori del cielo della malattia degli occhi. Il fatto che la meravigliosa mente del nirvāna del Tesoro dell’Occhio della Vera Legge sia stata trasmessa correttamente senza interruzioni fino ad ora è detto “i fiori del cielo della malattia degli occhi”. L’illuminazione, il nirvāna, il Dharmakāya, l’auto-natura e simili, sono due o tre petali dei cinque schiusi dei fiori del cielo.

Śākyamuni Buddha disse: “Ancora, è come una persona malata agli occhi che vede fiori nel cielo. Se la malattia scompare, allora anche i fiori del cielo scompaiono.” Non c’è nessuno studioso (della Via) che ha ancora compreso questa espressione. Poiché non si conosce il cielo (o il vuoto) non si conoscono i fiori del cielo, poiché non si conoscono i fiori del cielo, non si conoscono le persone malate agli occhi, non si vedono le persone malate agli occhi, non le si incontrano, non si è persone malate agli occhi. Se si incontrassero le persone malate agli occhi, si conoscerebbero i fiori del cielo e si vedrebbero i fiori del cielo. Dopo aver visto i fiori del cielo, si riesce a vedere anche che i fiori nel cielo scompaiono. Pensare che una volta scomparsi, i fiori del cielo non esistono più è una visione del Piccolo Veicolo.[14] Quando non sono più visibili, i fiori del cielo cosa sono? Coloro che sanno solo che i fiori del cielo devono essere abbandonati, non conoscono la cosa importante (che avviene) dopo che i fiori del cielo (sono scomparsi) e non sanno dei semi dei fiori del cielo che a maturazione vengono raccolti.

Le persone ordinarie che attualmente si dedicano allo studio (della Via), per la maggior parte pensano che il luogo limpido da cui proviene sia l’energia positiva, sia vuoto, e che il luogo in cui si trovano il sole, la luna, le stelle e i pianeti sia vuoto, e quindi senza riflettere troppo pensano che i fiori del cielo fluttuino come nuvole sospese dentro questa limpida energia e che volteggino come fiori che stanno cadendo da un albero sospinti dal vento qua e là, e che salendo e scendendo si colorino: pensano che questi siano i fiori del cielo. Non sanno proprio che i Quattro Elementi prodotti e allo stesso tempo attivi produttori[15], che tutti i dharma del mondo fisico insieme, e inoltre, che l’illuminazione intrinseca e la natura propria della realtà sono detti fiori del cielo.

Inoltre, non sanno che i Quattro Elementi e simili che sono attivi produttori esistono grazie a tutti i dharma, e non sanno che il mondo fisico risiede nella sua posizione dharmica grazie a tutti i dharma, comprendono solo che tutti i dharma esistono grazie al mondo fisico. Essi comprendono solo che i fiori del cielo esistono a causa delle malattie degli occhi, ma non comprendono la verità secondo la quale le malattie degli occhi esistono a causa dei fiori del cielo.

Dovremmo capire che, la persona con la malattia degli occhi della Via del Buddha, è una persona dell’illuminazione originaria, è una persona dell’illuminazione misteriosa, è una persona di tutti i Buddha, è una persona del triplice mondo,[16] una persona che va oltre la dimensione del Buddha. Non considerate stupidamente la malattia degli occhi come qualcosa di irreale e quindi non apprendete che il reale è diverso da ciò. Questa sarebbe una visione limitata delle cose. Se i fiori visti con la malattia degli occhi fossero irreali, allora sia il soggetto (vedente) sia l’oggetto (visto) frutto di una azione di errato attaccamento, sarebbero entrambi irreali. Essendo entrambi [17] irreali, non si riesce a stabilire la verità. Non riuscendo a stabilire quale sia la verità, non si può dire che i fiori del cielo visti con una malattia degli occhi siano irreali. Quando l’illuminazione è malattia degli occhi, tutti i dharma dell’illuminazione sono dharma di ornamento della malattia degli occhi. Quindi ora si deve affermare che essendo la malattia degli occhi imparziale, (anche) i fiori del cielo sono imparziali, essendo la malattia degli occhi non nata, (anche) i fiori del cielo sono non nati, essendo tutti i dharma il vero aspetto delle cose, (anche) i fiori del cielo visti con la malattia degli occhi sono il vero aspetto delle cose. Tutto questo non ha a che fare con passato, presente e futuro, e neppure con l’inizio, il medio e il finale. Poiché non sono ostacolati da nascita ed estinzione, liberamente nascono e si estinguono e causano nascita ed estinzione. Nascono nel vuoto e si estinguono nel vuoto. Nascono nella malattia degli occhi e nella malattia degli occhi si estinguono. Nascono nei fiori e nei fiori si estinguono. Sempre e dovunque sono in questo modo.

Ci sono davvero tante varietà di studio dei fiori del cielo: vederli con la malattia degli occhi; vederli con gli occhi limpidi; vederli con la vista del Buddha; vederli con la vista dei patriarchi; vederli con gli occhi della Via; vederli con gli occhi ciechi; vederli con tremila anni; vederli con ottocento anni; vederli con cento kalpa; vederli con innumerevoli kalpa. Sebbene tutti questi siano vari modi di vedere i fiori del cielo, il cielo è (in se stesso) variegato e anche i fiori sono di vari tipi. Si sappia che il cielo (il vuoto) è un aspetto e che questo aspetto sicuramente dà un fiore [18] e che cento aspetti (diversi) danno fiori. Esprimendo questa verità il Tathāgata dice: “Nel cielo originariamente non ci sono fiori”. Sebbene “originariamente non ci sono fiori”, i fiori che ora esistono sono: fiori di pesco, di albicocco, di susino, di salice. Ci si può esprimere dicendo: “Il susino di ieri non aveva fiori, ma il susino della primavera ha fiori”. Quindi, quando viene il tempo, è il tempo del fiore della fioritura, ossia è la venuta del fiore. Proprio nel tempo in cui viene il fiore, non ci sono sovvertimenti. [19] I fiori di susino e di salice sbocciano come fiori di susino e di salice, e vedendoli si capisce se si tratta di piante di susino o piante di salice, oppure vedendo le piante di susino e di salice si capisce quale sarà il fiore. I fiori di pesco e i fiori di albicocco non sono mai sbocciati come fiori di susino e di salice. I fiori di susino e di salice sbocciano sui susini e sui salici, e i fiori di pesco e di albicocco sbocciano sui peschi e sugli albicocchi.

Anche per i fiori del cielo che fioriscono in cielo è la stessa cosa. (Nel cielo) non fioriscono altri fiori, e questi fiori non fioriscono su nessun altro albero. Vedendo i vari colori dei fiori del cielo, si comprende che non c’è limite ai frutti del cielo. Vedendo la fioritura e la caduta dei fiori del cielo, si studi la primavera e l’autunno dei fiori del cielo. La primavera dei fiori del cielo e la primavera degli altri fiori è la stessa. Così come i fiori del cielo sono di vari tipi, allo stesso modo anche i tempi della primavera sono molteplici. Perciò, esistono la primavera e l’autunno di adesso e del passato. Studiare che i fiori del cielo non sono veri e che gli altri fiori sono veri, non è avere una comprensione del Buddhismo. Ascoltando la spiegazione secondo cui “nel cielo originariamente non ci sono fiori” studiare che i fiori del cielo che originariamente non esistevano ora esistono, è una visione ristretta e una comprensione poco profonda. Bisogna andare avanti e avere una visione più ampia.

Il pariarca[20] disse: “I fiori non sono mai nati”. La realizzazione di questa dottrina potremmo dire che sia: i fiori non sono mai nati, i fiori non sono mai estinti. È la verità secondo cui: i fiori non sono mai stati fiori, il cielo non è mai stato cielo. Pensando a vanvera riguardo al tempo dei fiori[21] non si deve ragionare con supposizioni vane riguardo all’ essere e al non essere (dei fiori). Sicuramente i fiori hanno vari colori, ma i vari colori non si limitano ai fiori. Nei vari periodi del tempo si hanno i colori blu, giallo, rosso, bianco e altri ancora. La primavera richiama i fiori, ma (cambiando prospettiva) i fiori richiamano la primavera.

Chōsetsu Shūsai[22] era discepolo di Sekisō. Riguardo a una poesia dedicata a Dōgo scrisse: “La luce brillante splende solitaria, si diffonde ai fiumi e alle rive.” Questa luce brillante realizza nuovamente il padiglione dei monaci, il padiglione del Buddha, le cucine e l’entrata del tempio. I granelli di sabbia del fiume Gange realizzano la luce brillante e sono la realizzazone della luce brillante. Le persone ordinarie, i santi e coloro che hanno uno spirito, tutti insieme sono la mia casa”. Non è che non ci siano le persone ordinarie, le persone saggie e i santi, ma con questo non bisogna insultare le persone ordinarie, i saggi e i santi (dicendo che sono diversi da coloro che hanno uno spirito).

“Quando non sorge un singolo pensiero, tutta la realtà si manifesta”. I vari pensieri sono i singoli pensieri: questo è certamente il non-nato, è l’intera manifestazione della realtà. Perciò ci si esprime dicendo: “un pensiero è il non-nato.”

“Se i sei organi della percezione[23] si muovono[24] anche solo un po’, si impedisce (il libero flusso delle) nuvole. “Anche se i sei organi della percezione sono vista, udito, olfatto, gusto, tatto e intelletto, non sono due per tre, ma sono davanti e dietro tre e tre ciascuno.”[25] Il loro movimento è come quello del monte Sumeru, come il movimento della grande terra, come il movimento dei sei organi della percezione, come il movimento appena perecettibile. Poiché il movimento è come quello del monte Sumeru, il non-movimento è anch’esso come quello del monte Sumeru. (Il movimento) è, per esempio, come le nuvole e come l’acqua.

“Se si impediscono le passioni, ancor più si accresce la malattia.” Fino ad ora non è che non ci siano state malattie, e ci sono anche la malattia del Buddha e la malattia dei patriarchi. Ora, eliminare (le passioni) per mezzo della saggezza, ha fatto sì che le malattie si moltiplicassero. Il preciso momento in cui si eliminano (le passioni), è (un momento) sicuramente di passione. (Le passioni e la loro eliminazione) sono contemporanee e (al contempo) non contemporanee. Le passioni racchiudono in loro stesse sempre il concetto di eliminazione.

“Avere come obiettivo la realtà in sé è anche un ostacolo”. Volgere le spalle alla realtà in sé è un ostacolo. (Anche) volgersi verso la realtà in sé è un ostacolo. La realtà in sé è sia volgersi verso, sia volgere le spalle: entrambi gli atteggiamenti sono la realtà in sé. Chi sa che anche l’ostacolo è questa realtà in sé?

“Seguire i legami mondani non è un ostacolo.” I legami mondani sono il seguire i legami mondani, seguire è i legami mondani del seguire. Questo è non ostacolazione. Riguardo all’ostacolare e al non ostacolare, si deve studiare e familiarizzarsi con l’epressione “essere ostacolati dagli occhi.” [26]

“Il nirvāna e nascita-e-morte sono i fiori del cielo.” Il nirvāna è la suprema illuminazione. I Buddha e i patriarchi e anche i discepoli dei Buddha e dei patriarchi risiedono in esso. Nascita-e-morte è l’uomo vero. Questo nirvāna e questa nascita-e-morte, pur avendo entrambe il loro modo di essere, sono però fiori del cielo. Lo stelo, i petali, i frutti e la brillantezza di colori dei fiori del cielo sono tutti lo schiudersi dei fiori del cielo. I fiori del cielo danno sempre frutti del cielo, e lasciano cadere semi del cielo. I Tre Mondi che ora noi sperimentiamo, poiché (in realtà) sono il mondo dei cinque petali dei fiori del cielo, non sono davvero i Tre Mondi, ma sono il vedere i Tre Mondi. Tutti questi fenomeni sono il vero aspetto (della realtà), tutti questi fenomeni sono l’aspetto dei fiori. Quindi, si deve studiare che tutti i fenomeni inconoscibili sono tutti insieme il fiore e il frutto del cielo, allo stesso modo dei susini, salici, peschi e albicocchi.

In Cina, il maestro Chán Rinkin del monte Fuyō nella provincia di Fukushū all’inizio studiò sotto il maestro Shishin del tempio Kissu, e chiese: “Cos’è il Buddha?” Il maestro rispose: “Io ti risponderò, ma tu mi crederai?” Rinkin disse: “Perché non dovrei credere alle sincere parole del maestro?” Il maestro rispose: “Sei proprio tu!” Rinkin chiese: “Come devo prendere queste parole?” Il maestro disse: “Se hai una malattia degli occhi vedrai cadere molti fiori del cielo.”

Le parole di Shishin del tempio Kissu “se hai una malattia degli occhi vedrai cadere molti fiori del cielo”, sono un’espressione che riguarda il far proprio il Buddha. Quindi, si deve sapere che la caduta di tanti fiori che gli occhi malati vedono è la realizzazione del Buddha, e i frutti e i fiori del cielo degli occhi sono far propri tutti i Buddha. Si realizzano gli occhi per mezzo della malattia, si realizzano i fiori del cielo negli occhi, si realizzano gli occhi nei fiori del cielo.

Poiché i fiori del cielo sono negli occhi, una malattia (degli occhi) cade spargendosi al suolo. Poiché un occhio sta nel cielo, tutte le malattie (degli occhi) cadono spargendosi al suolo. Perciò, la malattia (degli occhi) è la manifestazione dell’intera attività dinamica (全機), e gli occhi sono la manifestazione dell’intera attività dinamica. Il cielo è la manifestazione dell’intera attività dinamica e i fiori sono la manifestazione dell’intera attività dinamica. “Cadere e spargersi a terra” è i mille occhi (di Kannon), è “gli occhi dell’intero corpo (di Kannon)”.

Generalmente parlando, sempre e dovunque ci sia un occhio, ci sono anche i fiori del cielo, e ci sono i fiori degli occhi. I fiori degli occhi sono detti fiori del cielo, e l’espressione “fiori degli occhi” sicuramente dà chiarezza. Perciò, il maestro Kōshō del monte Rōya disse: “È una cosa misteriosa! I Buddha delle dieci direzioni sono fondamentalmente fiori negli occhi. Se si vogliono conoscere i fiori dentro gli occhi, (si sappia) che fondamentalmente sono i Buddha delle dieci direzioni. Se si vogliono conoscere i Buddha delle dieci direzioni, (si sappia) che essi non sono i fiori dentro gli occhi. Se si vogliono conoscere i fiori dentro gli occhi, (si sappia) che non sono i Buddha delle dieci direzioni. Per chiarire questo, l’errore sta nei Buddha delle dieci direzioni. Se non si chiarisce questo punto, gli śrāvaka danzano una danza e l’autoilluminazione è un belletto.”

Si sappia che non è che i Buddha delle dieci direzioni non siano veri, ma fondamentalmente essi sono fiori dentro gli occhi. Il luogo dove giungono i Buddha delle dieci direzioni è dentro gli occhi, e se tale luogo non fosse dentro gli occhi, non sarebbe un posto dove essi risiedono. I fiori dentro gli occhi non sono né non essere né essere, né vuoto né realtà: non sono altro che soltanto i Buddha delle dieci direzioni. Se ora davvero vogliamo conoscere i Buddha delle dieci direzioni, (si sappia che) essi non sono fiori dentro gli occhi. Se davvero si vogliono conoscere i fiori dentro gli occhi, (si sappia che) essi non sono come i Buddha delle dieci direzioni. Poiché le cose stanno in questo modo, sia che si chiarisca sia che non si chiarisca, in entrambi i casi si tratta di fiori dentro gli occhi, si tratta dei Buddha delle dieci direzioni. Che si voglia sapere oppure no, si tratta del mistero della realizzazione, cioè di un grande mistero.

La profonda dottrina dei fiori del cielo e dei fiori della terra espressa dai Buddha e dai patriarchi ha un aspetto così potente. Il termine “fiori del cielo” è stato diffuso anche dagli studiosi di testi buddhisti, mentre l’importanza dei “fiori della terra” se non fosse stato usato da Buddha e patriarchi, non sarebbe stato mai udito. C’è una espressione di Buddha e patriarchi che ci permette di conoscere l’importanza dei “fiori della terra”.

In Cina il maestro Chán Etetsu del monte Sekimon era un saggio discepolo di Ryōzan. Una volta un monaco gli chiese: “Qual è il tesoro che sta tra le montagne?” Il significato profondo di questa domanda è, per esempio, come dire: “Che cos’è il Buddha?” oppure: “Qual è la Via?” Il maestro rispose: “I fiori del cielo si schiudono dalla terra; tutte le persone del paese vorrebbero comprare questi fiori ma non c’è nessun accesso.” Questa espressione non deve assolutamente diventare un riferimento per espressioni da parte di altre persone. Quando tutti gli altri maestri discutono dei fiori del cielo dicendo che sono fiori del cielo, si esprimono dicendo solo che (i fiori) nascono nel cielo e si estinguono nel cielo, ma non c’è nessuno che sappia che (i fiori) vengono dal cielo. Sanno forse anche che (i fiori) vengono dalla terra? (Certo che no). Solo il maestro del monte Sekimon lo sapeva. Il termine “dalla terra” è “dalla terra” all’inizio, a metà e alla fine. Schiudersi è aprirsi. Proprio in quel momento si schiude dall’intera grande terra, si apre dall’intera grande terra.

“Tutte le persone del paese vorrebbero comprare questi fiori ma non c’è nessun accesso” non significa che tutte le persone del paese non vorrebbero comprare (i fiori), ma che non c’è un accesso per andare a comprarli. Vi sono fiori del cielo che sbocciano dalla terra e vi è l’intera terra che sorge dalla fioritura dei fiori. Perciò, i fiori del cielo hanno il profondo significato di far sbocciare la terra e il cielo.

Presentato all’assemblea del tempio Kannon Dōri Kōshō Hōrin il primo anno dell’era Kangen (1243) terzo mese decimo giorno. Copiato da Ejō nel secondo anno della stessa era (1244) primo mese, ventisettesimo giorno, negli alloggiamenti dei monaci del tempio Kippō di Hokuetsu.

CELEBRAZIONE DEL NEHAN

Nell’Anniversario dell’ingresso nel Nirvana di Shakyamuni Buddha, si appende il quadro del Nehan e si recita il Sutra Yuigyōkyō. A Daijōji vengono offerti ai numerosi fedeli in visita i Dango, dolcetti di farina di riso che rappresentano le ossa di Shakyamuni.

Nella Tradizione Sōtō Zen il Nehan è commemorato il 15 di febbraio di ogni anno ma, siccome Tettsu Gikai Zenji è morto il 14 di ottobre e ogni 14 del mese viene commemorato con una Cerimonia in Daijōji il Patriarca Fondatore, allora anche il Nehan-e è anticipato al 14 febbraio.

A Daijōji il Sutra del Nehan viene recitato dal 1° al 14 febbraio durante la Cerimonia di Banka, nel pomeriggio prima della cena.

5° ANNIVERSARIO TERREMOTO IN GIAPPONE

Mercoledì 11 marzo, dalle 6:00 alle 8:00, si è tenuta la Cerimonia funebre di Hōyō in ricordo del terremoto dell'Est del Giappone del 2011. In onore delle vittime, alle ore 6.46, (ora esatta del sisma secondo il nostro fuso orario, come in tutti i Templi Sōtō Zen nel mondo, a Shinnyoji) è stata suonata la campana e recitati i Sutra, accompagnati dall’Augurio per la rapida rinascita della regione.

CORSO DI CALLIGRAFIA 2016

A marzo ha preso il via il corso di Calligrafia Zen 2016 sotto al guida del maestro calligrafo Nicola Piccioli.
La calligrafia, o Shodō, nei monasteri Zen riveste un ruolo fondamentale quale forma di Pratica meditativa profonda, al pari dello Zazen stesso.
Il corso si articolerà su sei incontri fino al 27 maggio. La partecipazione è aperta a tutti.

Calligrafia Zen

da marzo 2016
sei appuntamenti in esclusiva per l’Italia
con il Maestro Nicola Huoyun Piccioli
FeiMo Contemporary Calligraphy

Nichinichi kore kō jitsu
Ogni giorno è un buon giorno

Calendario del Corso
18 marzo 01 aprile 15 aprile 29 aprile
13 maggio 27 maggio
dalle ore 18:00 alle ore 19:30

A giugno aperto a tutti workshop di Calligrafia Zen su un concetto buddhista.

ATTIVITÀ

Sesshin 19-20 febbraio 2106

Teisho alla Sesshin 19-20 febbraio 2106

Lunedì 22 febbraio si è seduto con noi un praticante Soto Zen americano Gerald Latter in visita a Firenze con la moglie. Jerry è stato allievo in California del grande Maestro Kobun Chino Ottagawa.

Venerdì 26 febbraio si è unita a noi in Zazen Margherita Alletto. Margherita, che ha ricevuto Sanbo-kie a Shinnyoji nella notte di Rohatsu del 2011 è venuta a trovarci di passagggio in Italia. Da anni ormai si è trasferita in Scozia, ma nel nostro cuore non si è mai allontanata

POESIA

Jalāl al-Dīn Rūmī-Balkh, Persia 30 settembre 1207Konya, Turchia 17 dicembre 1273
poeta , mistico e filosofo persiano. Fondatore della confraternita Sufi dei "Dervisci rotanti" (Mevlevi), è considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana. E' anche detto "il San Francesco dell'Islam" e "il Dante dei persiani". Alcuni suoi versi sono stati ripresi persino dal D'Annunzio: "non è mai tardi per andar più oltre".

Tratta dalla raccolta Dīwān o Canzoniere, noto come Divan-i Shams-i Tabrīz ("Canzoniere di Shams-i Tabrīz"):

EVOLUZIONE

Ogni forma che vedi ha il suo Tipo supremo nell’Oltrespazio:
Se la forma scompare, non temere: la sua radice è eterna.

Ogni immagine che vedi, ogni discorso che ascolti
Non penarti quando scompare, ché questo non è vero.

Poiché eterna è la fonte, i suoi rami scorrono sempre,
e poi che ambedue mai cessano, inutile è il lamento.

Considera l’Anima come fontana e le opere sue come rivoli:
finchè la fonte dura ne scorrono freschi i ruscelli.

Via dal cervello il dolore, e di quest’acqua pur bevi;
non temer che si secchi, è acqua senza sponde!

Da quando tu venissi in questo mondo d’esseri
Davanti ti fu messa, a salvarti, una scala.

Fosti da prima sasso, poi divenisti pianta,
e ancora poi animale: come ciò t’è nascosto?

Poi venisti Uomo con scienza, mente, e fede:
guarda come ora è un Tutto quel corpo, già Parte di terra!
E, trascorso oltre l’Uomo diverrai Angelo certo,
oltre questa terra, dopo: il tuo luogo è nei cieli.

E passa ancora oltre l’Angelo e in quel Mare ti immergi:
così tu, goccia, sarai mare immenso ed Oceano.

Smetti di parlar di “Figlio”, dì col cuore: “Uno”.
Se il tuo corpo è vecchio, a che temere, se l’anima è giovane?

TESTIMONIANZE

Brevi considerazioni sulla religione Buddhista.

Penso di essere una persona che si possa definire con una cultura e una scelta di vita laica.

Ho scelto di seguire il buddhismo Sotō Zen in particolare l’insegnamento del Maestro Shinnyo Roshi che secondo il mio sentire esprime la purezza e la chiarezza “religiosa-laica” dello Zen e del vivere Zen, uno Zen delle origini ‘accolto’ dalla e nella nostra vita contemporanea e quotidiana.

La mia visione delle cose, il mio sentire è laico e sono felice di essere nella vita di ogni giorno, di lavorare e di partecipare attivamente nella società, non mi rinchiuderei mai in una ‘torre d'avorio’ qualunque essa sia e non mi vorrei mai sentire colui che ha capito e che si pone in maniera arrogante verso le altre persone.

So che accanto e insieme a questa gioia c'è un'altra gioia espressa da un altro aspetto di vita che definirei fede Zen, che è religione, filosofia, modus vivendi, essa ha cambiato la mia vita nel senso che adesso tutto si armonizza (o cerca ) ma senza imposizioni; laicità e zen, questi due aspetti non sono in contraddizione e non sono separati, si integrano semmai a vicenda, convivono.

So comunque che vi sono aspetti prevalentemente religiosi ma quello che voglio dire è che se da una parte la laicità è importante per me e per la mia ‘natura’ credo che l’aspetto religioso abbia caratteristiche peculiari ben distinte, fermo restando che i due piani devono essere vissuti insieme con reciproco rispetto e autonomia.

Religione Buddhista per me è ricerca profonda del Percorso, nel mio caso Zen, dunque occorre una certa chiarezza e ambiti peculiari affinchè il cammino religioso goda di spazi propri, di momenti autentici e onestamente intimi, veri nella sua espressione di indole religiosa e espressione di una Via spirituale.

Un ambito, insomma, che sia altro dalla quotidianeità, dagli appuntamenti mondani e intellettualoidi- conferenzieri, da una religiosità che si fa veicolo per occasioni che prescindono dalla sua ‘missione’ che si trasforma invece in una sorta di momento pseudo religioso dai caratteri semplicistici e consumistici, adattabile a ogni tornaconto di successo e di facile e superficiale diffusione.

Senza poi andare a parlare di quando la religione è veicolo e occasione consolidata di potere e di burocrazia dogmatica, di imposizioni e restrizioni di libertà ‘etiche’ dell’individuo.

So che è difficile, siamo umani, errare lo è, ma c'è una misura oltre la quale credo la religione non debba andare, proprio come la poesia che qualsivoglia forma abbia è sempre linguaggio oltre, poesia appunto.

Gasshō
Shinden

Soffia il vento
sui miei pensieri spettinati
mentre guardo il mare
dal fondale imperturbabile
armonia.

Gasshō.
Giovanni Spagnolo.

Sono sempre più impegnata: tra bilanciare i miei tre lavori, tante amicizie, famiglia, responsabilità. Così impegnata che è difficile per me trovare il tempo per le piccole necessità personali come fare il letto, la spesa, ed a volte, addirittura, farmi una doccia. Sono un'impiegata di ufficio, insegnate di lingue, consultante di vino, volontariato del ospizio, praticante di kyudo, studentessa di giapponese, amica, sorella, figlia, fidanzata, coinquilina, collega, sconosciuta per la strada.. ecc… Ma sotto tutto questo, chi sono? Sono Tenshin. La mia Pratica non ha un turno, non è una cosa che devo ricordarmi di essere. I voti di Bodhissatva sono il fondamenta su cui i ruoli, titoli e responsabilità camminano, sono principi inculcati nelle mie azioni e che dimorano nel mio cuore. Praticare da sola non è facile, ma non mi sento mai sola. Sono protetta, guidata, provata, costantemente rinfrescata dall'energia che lo Zen mi dona, dalla mia fiducia ardente della nostra Via. Sono infinitamente grata della mia opportunità di praticare a Daijoji. Spero che la mia presenza possa rappresentare in qualche modo il cuore armoniosa di Shinnyoji. Grazie al Maestro per Sua fiducia in me e per avermi permessa questa opportunità preziosa.

Saluti di cuore.

Gasshō
Tenshin

Olé

Una volta il Maestro ebbe a dirmi che “la Via non è negoziabile”! Questa frase è molto potente e sta lavorato in me come l’acqua di un torrente su un sasso duro e inscalfibile. L’acqua dello Zen sta cercando di lavare via i residui di antiche ruggini che sono un nulla di fronte all’infinito dell’eternità. La mia vita sarà così breve che ha davvero poco senso ricordare eventi poco positivi. Molto meglio gioire con il presente. Certo il passato resta e contribuisce ad approfondire le rughe e a scurire il volto, ma il rancore va anagrammato e trasformato nello spagnolo “no crear”. No crear emociones innecesarias.

Gasshō.
Shinkai

“Sanpai” . Ritorno all’inizio della Pratica. Ritorno alla comprensione interiore di un gesto, che la dice lunga sul “lasciar cadere” ed entrare nella Via.

Gasshō
Dō-shin

Grazie.
Sapere che il Tempio c’è è di grande conforto e sostegno.

Gasshō.
Shinkai

E’ una strada difficile.

Quando mi sono avvicinata allo Zen ho creduto di aver trovato un modo semplice per dare senso a questa vita, ma, mano a mano che vado avanti, vedo che i nodi vengono al pettine. Potrebbe non essere difficile comportarsi in modo retto. Apparentemente retto. Il difficile è trovare la motivazione giusta. Spesso mi chiedo perchè faccio determinate cose o perchè penso in un certo modo. Le mie azioni o i miei pensieri possono sembrarmi corretti, ben direzionati, ma cosa mi spinge e mi muove a vivere le mie giornate? Perchè mi siedo in Zazen? Raramente, molto raramente, mi riconosco disinteressata, ma anzi mi vedo totalmente concentrata su di me, sul mio senso di pace e tranquillità che posso ritrovare o che comunque ricerco in continuazione. Credo che trovare e custodire la propria serenità sia un ottimo risultato, ma non può essere l’obiettivo. L’obiettivo è percorrere la Via. Questa Via così difficile e piena di ostacoli. Ostacoli difficili da individuare perchè camuffati molto astutamente. Il Tema di Pratica di quest’anno è la Compassione. Credo che se riuscissi a comprendere profondamente e attivamente cosa significa essere compassionevole, le difficoltà svanirebbero come nuvole al vento.

Gasshō
Kei-shin

Roshi ha spesso ricordato come la mente tende a trovare un motivo per non praticare; è necessario però praticare e praticare come se fossero in gioco Vita e Morte, anche perchè é realmente così.

Gasshō
Michele G.

In questi ultimi mesi ho avuto modo di riflettere molto su un tema a me molto caro, ovvero su cosa voglia dire indossare l’abito monastico oggi, nel 2016, in un contesto mondano come è quello di una vita condotta fuori dalle mura di un Monastero.

La necessità di questa riflessione è immediatamente collegata alle piccole o grandi difficoltà che ognuno di noi Praticanti è costretto ad affrontare in un contesto quotidiano; tutti i conflitti con le necessità e con le persone a noi circostanti che, non condividendo lo spirito di una qualsivoglia spiritualità, mettono costantemente in difficoltà la nostra sola possibilità di perseguire una vita conforme alle regole e ai dettami che noi stessi ci siamo scelti.

Abitare con persone così diverse da noi, avere vicino cari che vivono secondo parametri diversi dai nostri è una sfida costante che alle volte mette a dura prova la nostra volontà. Piccoli o grandi conflitti, incomprensioni, problemi quotidiani ci danno costantemente la misura di quanto sia difficile vivere con i piedi in due staffe: un piede sulla terra e uno in cielo. Questa è una difficoltà sicuramente diversa da quella di chi sceglie una vita strettamente monastica, ascetica, priva di tutte le comandita che invece sono aperte a chi, come me, ha scelto di continuare a calcare il mondo “profano”.

Beninteso, ad oggi credo che queste due difficoltà siano diverse, sicuramente io non riuscirei a condurre una vita rigorosamente monastica, ma parimenti non so se queste stesse vie possano essere messe a confronto.

Comunque sia, al di là di tutte le possibili valutazioni e ragionamenti razionali, al di là di tutte le “vane” parole che possono essere sprecate su questo argomento, rimane indiscussa e ferma la virtù dello Zazen. In silenzio sul mio cuscino, che mi trovi al Tempio o a casa mia, tutta la polvere del mondo si lascia scivolare dalle spalle, e oltre alle distinzioni di puro e impuro, dalle nuvole torna a mostrarsi la ristoratrice Luce del Buddha e nulla più.

Gasshō
Yūshin

Primavera nel giardino di Shinnyoji


RITIRI DI PRATICA

Sesshin: 19-20 febbraio maggio.

Zazenkai: 6 febbraio.

Durante ogni Ritiro il nostro Maestro Shinnyo Roshi tiene un Teisho.

Fotografie di Fabio Daishin, Josh Shin-gyō
Redazione a cura di Ivano EiShin

Calendario degli incontri di Pratica:

Zazen – ogni lunedì sera dalle 20.00 alle 22.00
Zazen – ogni martedì mattina dalle 6.30 alle 07.30
Zazen – ogni giovedì pomeriggio dalle 17.30 alle 18.10.
Zazen – ogni venerdì sera dalle 20.00 alle 21.30
Zazenkai – una domenica al mese dalle 9.00 alle 18.00.
Sesshin – un fine settimana al mese da venerdì alle 20.00 a domenica alle 14.00.

[1] Si noti che “cielo” e “vuoto” sono omonimi e omografi in giapponese, quindi parlando di “fiori del cielo” si intende anche “fiori del vuoto”. Si tenga presente ciò nella lettura del testo che segue.

[2] La traduzione si basa sul testo: Mizuno Yaoko, Dōgen zenji zenshū (Le opere complete del maestro zen Dōgen), “Shōbōgenzō 2”, Shunjūsha, Tokyo, 2204, pp.65-84.

[3] Riferimento ai Cinque Aggregati (五蘊, skandha), che danno forma ai fenomeni: percezioni (受) (vedanā), sensazioni (想) (samjñā), volizione () ( samskāra), coscienza () (vijñāna), forma (色) (rūpa).

[4] Cioè, non riguarda il proprio io.

[5] Espressione che intende l’illuminato.

[6] In giapponese “natura” è una parola composta di ji (sé) e nen (è così). Qui i due componenti della parola vengono usati separatamente.

[7] Un fiore mitico che fiorisce ogni tremila anni, simbolo dell’illuminazione. In sanscrito è detto utpala.

[8] Risvegliare la mente dell’illuminazione e praticare.

[9] Questa espressione enigmatica vuole forse significare abbondanza dell’evento descritto.

[10] Si tratta degli alberi che si dice esistono nella Terra Pura.

[11] Il Buddha Śākyamuni.

[12] Cioè, sono convinti che esista.

[13] Del Buddha che offre il fiore a Mahākāśyapa.

[14] Cioè, una visione limitata.

[15] I Quattro Elementi sono al tempo stesso elementi prodotti e produttori di altri oggetti e fenomeni.

[16] Il mondo (o dimensione) del desiderio passionale, dell’attaccamento e del non attaccamento.

[17] Cioè, il soggetto (vedente) e l’oggetto (visto).

[18] Gioco di parole basato sul fatto che “aspetto” è scritto con il carattere di “erba”.

[19] E il fiore sboccia.

[20] Si tratta del secondo patriarca Eka (in cin. Huì kĕ).

[21] Il tempo in cui i fiori sbocciano.

[22] Erede nel Dharma di Dōgo Enchi.

[23] Vista, udito, olfatto, gusto, tatto e intelletto.

[24] Cioè, si attivano.

[25] Frase dal senso enigmatico.

[26] Espressione usata dal maestro Hōgen Bun'eki (885-958), fondatore della omonima scuola.

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