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Il Tempio

Il Tempio "Shinnyo-ji" nasce nel settembre 2004 riconosciuto ufficialmente dal Reverendo Ryushin Azuma Roshi 72° Abate del Monastero di Daijo-ji a Kanazawa in Giappone che a suggello della nomina calligrafa una Tavola in legno con la scritta: "Shinnyo-ji Daijo-ji Italia Betsuin" che in italiano significa: "Tempio di Shinnyo, Sede Italiana del Monastero di Daijo-ji".

Firenze ha così il suo primo Tempio Buddhista Zen della Scuola Sōtōshu Giapponese, sotto la guida del Maestro Anna Maria Iten Shinnyo, discepolo diretto del Reverendo Ryushin Azuma Roshi da cui ha ricevuto lo Shiho - la Trasmissione del Dharma - nel Monastero di Daijo-ji il 5 giugno 2008.

La successiva nomina ad Abate, ricevuta durante la Cerimonia di Zuise nel Monastero di Eihei-ji il 21 giugno 2008 e nel Monastero di Soji-ji il 22 giugno 2008 e con il conseguimento del grado di Nitōkyōshi dell'8 febbraio 2010, autorizzano Iten Shinnyo, secondo la regola della Scuola Zen Sōtōshu Giapponese, all’Ordinazione di discepoli che entrano nel Lignaggio ufficiale che dal Buddha storico Shakyamuni, attraverso gli Antichi Patriarchi e i Maestri della Linea di discendenza diretta, arriva fino al Reverendo Ryushin Azuma Roshi e al suo discepolo Anna Maria Iten Shinnyo.

A Shinnyo-ji la porta del Tempio è sempre aperta a tutti, indipendentemente da ogni orientamento e credo e a qualsiasi livello di impegno. E' possibile per chiunque meditare nei giorni previsti nell'orario di pratica: uno zafu – cuscino per meditazione - è sempre disponibile per chiunque in un qualsiasi momento della propria vita decida di sedersi in Zazen.

L'Inno di Shinnyo-ji

Spartito dell'Inno di Daijo-ji

1. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
Volando sulle ali di Zazen, Lignaggio di Daijōji.
Dal cuore del Giappone, Azuma DochoRoshi.
Nella città di Dante.
Tutto è Uno e qui.

2. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
L’Origine, Tettsu Gikai fondò, Keizan Zenji proseguì.
Sulla loro Via posiamo i nostri passi.
Tutto è Uno e qui.

3. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
Del Buddha le orme vivide vediam, Lignaggio di Daijōji.
Fiorisce luminosa la Via di Dōgen Zenji.
Tutto è Uno e qui.

4. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
Lo spazio silenzioso accoglie il cuor, Lignaggio di Daijōji.
Pratica intensa, profonde l’armonia.
Tutto è Uno e qui.

5. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
I Ten, il Ciel d’Italia, con rigor, sui gigli viola si aprirà
La Compassion del Buddha nei cuori si diffonde.
Tutto è Uno e qui.

6. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
Un Sangha in movimento d’armonia, fucina sacra dell’ardor.
La Pratica costante, invera nel servizio.
Tutto è Uno e qui.

7. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
Zazen regna sovrano a Shinnyoji, il Dharma si manifestò
Candela sempre accesa, incenso che profuma.
Tutto è Uno e qui.

8. Un Tempio Zen Firenze: Shinnyoji.
L’eco della Via a Shinnyoji dalla valle risuonò
Al tocco di chi approda, la porta si dischiude
Il Dharma si disvela.
Tutto è Uno e qui. Gedatsumon hiraku.

Testo del Rev. Iten Shinnyo Marradi
Musica del M° Volfango Dami
Arrangiamento del M° Carlo Ippolito

L'Ode di Shinnyoji

Disponibile in PDF la versione piano e voce oppure la versione orchestra.

Un Tempio Zen a Firenze: Shinnyoji.
Vola sulle ali di Zazen dell’antico Lignaggio: Daijōji.
Dal cuore del Giappone, Azuma Docho Roshi.
Nella città di Dante, Botticelli e Cellini.
L’Origine, Tettsu Gikai fondò, Keizan Zenji proseguì.
Sulla loro Via, i nostri passi.

Le orme del Buddha si incarnano vivide.
La Via di Dōgen fiorisce luminosa.
Spazio silenzioso, accoglie con il cuore.
Pratica intensa, profonde l’armonia.
Nel Cielo d’Italia, I Ten, con rigore
La Compassione del Buddha si diffonde.

Un Sangha in movimento.
La Pratica della Conoscenza.
Una candela si accende, un incenso si consuma.
Zazen, regna sovrano.

La porta del Dharma, la porta del Tempio, sono sempre aperte A Shinnyoji.

Gedatsumon hiraku

Le antiche statue di Jizō Bosatsu nello Zendo di Shinnyo-ji

(versione PDF ad alta risoluzione)

Statue di Jizō donate al Tempio di Shinnyo-ji
dall'Abate Reverendo Matsuura Shunkai.

Nel Buddhismo Mahayana orientale, quattro sono i principali Bodhisattva: Samantabhadra, Manjusri, Avalokitesvara e Ksitigarbha.
Ksitigarbha, il cui nome significa "Tesoro della Terra", "Ventre della Terra", "Matrice della Terra", è noto per aver fatto voto di prendersi cura ed istruire gli esseri senzienti dei sei regni nel periodo che va dalla morte di Shakyamuni Buddha all'avvento di Maitreya Buddha. Nei testi della tradizione Mahayana, in particolare il Daśacakrasū tra con cui Ksitigarbha, nel V secolo, è diventato popolare in Cina, è scritto che pur avendo raggiunto la Perfetta Illuminazione, rinunciò per Compassione a conseguire lo stato di Buddha fino all'avvento di Maitreya, finché tutti gli inferi non si fossero svuotati e ogni essere senziente avesse raggiunto la salvezza.
Ksitigarbha è un Bodhisattva che ha raggiunto i vertici della Perfetta Compassione e della Perfetta Sapienza, annoverato fra gli Otto Eccelsi Bodhisattva nella tradizione Indo-Tibetana. In Giappone, Ksitigarbha ha preso il nome di Jizō, o meglio ancora O-Jizō-Sama, in segno di rispetto.
Egli guida ogni essere vivente, sia animale che umano, nei difficili percorsi attraverso i sei mondi delle rinascite (Rokudō), acquisendo in ogni mondo un aspetto specifico1, dedito in particolar modo a coloro che soffrono negli inferi e impegnandosi ad alleviarne il fardello karmico.

Zendo del Tempio di Shinnyo-ji. L'Altare e le statue di Jizō.

La storia di Ksitigarbha viene narrata nel "Sutra dei grandi voti del Bodhisattva Ksitigarbha", recitata da Gautama Buddha poco prima di morire agli esseri del paradiso Trayastrimsa, in segno di gratitudine per la madre: in esso si racconta che Ksitigarbha ebbe un grande amore filiale e ciò lo convinse a pronunciare il Grande Voto di salvare tutti gli esseri senzienti.

Zendo del Tempio di Shinnyo-ji. L'Altare e le statue di Jizō.

In questa forma di salvatore di anime Jizō compare nella tradizione letteraria giapponese già nell'anno 823 in una raccolta di aneddoti buddhisti, il Nihonryoōiki, ma il suo culto si affermerà solo successivamente a partire dalla seconda metà del periodo Heian, intorno al 1000. Per questo Ksitigarbha è venerato nei Templi come colui che incarna la Perfetta Compassione, colui che è sempre pronto ad accogliere su di sé le sofferenze di ogni essere che sia ancora prigioniero dell'angoscia della morte e dell'infinito ciclo delle rinascite, e che quindi sia ancora in cammino. Le sue statue di pietra si trovano sovente lungo le strade, ai crocicchi, sulla linea di confine del villaggio e nei cimiteri.
Jizō appare in molte forme diverse per alleviare le sofferenze di vivi e morti e non si esagera nel dire che praticamente ogni villaggio o località ha il suo proprio Jizō, che assume un nome specifico in base alle sue specifiche funzioni salvifiche. È tradizionalmente venerato come patrono delle donne incinta, delle partorienti, dei bambini, dei viaggiatori e dei pellegrini; ma, soprattutto, è il protettore dei bambini non nati, degli aborti, dei neonati malati e dei prematuri. Nella mitologia giapponese si crede che le anime dei neonati morti non siano in grado di attraversare il Sanzugawa, il fiume dell'aldilà, per entrare nel mondo dei defunti e avere pace, ma che siano costretti a rimanere sulla riva sassosa del Sai no Kawara, un mondo grigio di silenzio e di attesa, non avendo avuto la possibilità di accumulare a sufficienza buone azioni e avendo fatto soffrire i genitori.

Zendo del Tempio di Shinnyo-ji. L'Altare e le statue di Jizō.

Statue di Jizō donate al Tempio di Shinnyo-ji.

Si pensa che Jizō salvi le loro anime dal dover accumulare pietre sulle rive del fiume per l'eternità, sottraendole ai demoni nascondendole sotto la sua tunica e facendo ascoltare loro dei mantra. Le statue di Jizō sono spesso circondate da cumuli di pietre e ciottoli, lasciati lì da persone che sperano in tal modo di accorciare il tempo che i bambini dovranno passare nel mondo inferiore. Talvolta le statue sono adornate da abiti da neonato, bavaglini, cappellini e giocattoli, lasciati da genitori addolorati nella speranza che Jizō aiuti e protegga i loro bambini; le offerte vengono lasciate anche per ringraziare Jizō di aver salvato i bimbi da gravi malattie. Questo grande Illuminato che, nella fede popolare, protegge dalle malattie più gravi (Kitamuki Enmei Jizō) e guida gli spiriti in pena, nell'iconografia tradizionale è rappresentato con la testa rasata, vestito in una semplice tunica da monaco. Nella mano sinistra tiene il Chintamani, un gioiello in grado di esaudire i desideri, nella destra lo Shakujō, un bastone con sei sonagli, simbolo dei sei mondi delle rinascite, per avvisare insetti e piccoli animali del suo arrivo, oppure per indicare la sua funzione di protettore nei sei stati dell'esistenza. Alcune volte è rappresentato seduto su un fiore di loto, a significare il fatto di essersi liberato dalla ruota karmica delle rinascite. Più spesso però è raffigurato in piedi, con un piede più avanti dell'altro, ad in- dicare che Jizō è in cammino nel mondo presente. In molte statue Jizō ha l'aspetto di un bambino, forse per essere più vicino a chi deve proteggere. I suoi lineamenti divengono infantili e dolci a partire dal periodo Edo nei secoli XVII-XIX, come testimoniano raccolte di aneddoti che preferiscono farlo agire nel mondo dei vivi come protettore delle donne incinte, associandolo così ai bambini.

Statue di Jizō donate al Tempio di Shinnyo-ji.

Il 24° giorno di ogni mese è considerato un giorno legato a Jizō, un giorno sacro. Dedicargli preghiere in questo giorno si crede porti meriti piu` grandi e risultati migliori che negli altri giorni. Il 24 agosto si festeggia il Jizō Bon, noto anche come Cerimonia della Confessione a Jizō, nel quale le persone confessano a Jizō le colpe commesse nell'anno appena passato, nella speranza di alleggerire il karma cattivo e di garantire lunga vita e protezione a sé e ai figli. Oggi è legato anche ad una festa per bambini: in alcuni luoghi i bambini dipingono i volti dei Jizō, o li lavano e li vestono con cappelli, bavaglini e tuniche nuove, tutti rossi. Vengono appese lanterne rosse vicino ai Jizō e i bambini mangiano cibi di colore rosso.

Statue di Jizō Bosatsu dono dal Tempio Mibudera di Kyoto in Giappone.

Sei antiche statue in pietra di Jizō Bosatsu del periodo Edo, secoli XVII-XIX, donate a Shinnyo-ji a suggello dell'amicizia Italia-Giappone dal Reverendo Matsuura Shunkai, Abate di Mibudera in Kyoto, Tempio di provenienza delle statue, e 85o Abate di Tōshōdai-ji in Nara. Firenze, Shinnyo-ji 25 aprile 2009

Ringraziamenti

Il Maestro Iten Shinnyo nel Tempio di Mibudera a Kyoto insieme all'Abate Reverendo Matsuura Shunkai che ha donato a Shinnyo-ji sei statue di Jizō in pietra e all'amico Nomura sensei.

Il Tempio di Shinnyo-ji custodisce nello Zendo le sei statue in pietra raffiguranti Jizō, ricevute in donazione nell'anno 2008. Il Sangha di Shinnyo-ji, per la presenza nel Tempio dei Jizō Bosatsu e per essere così accompagnato, nella pratica della Via, dal Bodhisattva in cammino, è profondamente grato al Reverendo Abate Shunkai Matsuura, che ha donato le statue al Tempio, e con esse la possibilità di fare esperienza diretta di un valore e di una tradizione altrimenti introvabili in Occidente. Il Sangha di Shinnyo-ji è ugualmente riconoscente alla signora Junko Fukui, Presidente del "Firenze Magnifico Club", Associazione Scambio Culturale Italo-Giapponese, che nell'anno 2008 ha organizzato a Firenze la Mostra sui Jizō, da cui provengono le statue donate a Shinnyo-ji. Grazie alla sua intermediazione la Mostra: "Jizō e tabernacoli: protezione ai crocevia della vita" è stata allestita nel Museo Diocesano di Arte Sacra della Chiesa di Santo Stefano a Ponte nel periodo 4-23 aprile 2008.

La mostra è stata realizzata con la collaborazione di
Tempio Mibu di Kyōto
Soprintendenza speciale P.S.A.E.
e per il Polo Museale della Città di Firenze
Ufficio Arte Sacra, Arcidiocesi di Firenze
Amici Dei Musei Fiorentini
Fondazione Romualdo Bianco

e con il patrocinio di
Ambasciata del Giappone in Italia
Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi
Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

1Questi mondi sono sei dimensioni esistenziali, da quella più bassa e terribile a quella più alta e luminosa, in cui ogni esistenza fenomenica pùo rinascere a seconda dei meriti o demeriti karmici. Per questo motivo si manifesta con sei aspetti principali, ognuno dedito agli esseri di uno dei sei destini:

Danda-Jizō per il naraka (gli inferi). Con uno stendardo e una testa umana, oppure un disco lunare a destra e un loto con testa umana a sinistra.

Fōju-Jizō (o Hōshu-Jizō) per i preta (stato spettrale di desiderio e illusione). Con una gemma in mano, oppure con la mano destra sul petto e la sinistra che tiene loto e ruota.

Fōin-Jizō (o Hō-in-shu Jizō) per i tiryagyoni (gli animali). Mentre esegue il mudra del gioiello oppure l'abhayamudra (gesto di protezione) con la mano destra, e con la sinistra tiene loto e svastica.

Jichi-Jizō per i manusya (stato umano). Con la mano destra nell'abhayamudra, e la sinistra con loto e spada.

Jogaisho-Jizō per gli asura (stato semidivino). Sempre nell'atto di eseguire l'abhayamudra e con un loto dal triplice gioiello nella mano sinistra (il quarto e quinto Jizō sono a volte invertiti nelle loro funzioni).

Nikkō-Jizō (o Kenko-i Jizō) per i deva (stato celestiale). Con un disco solare nella mano destra e un loto con doppio vajra nella sinistra.